
di Elena Marisol Brandolini*
Terzo giorno del viaggio di papa Leone XIV in Spagna. Dopo gli incontri ufficiali con la casa reale e con il presidente del governo Pedro Sánchez, la visita al centro Caritas che accoglie persone senza tetto in uno dei quartieri più degradati della capitale, i bagni di folla per la messa nella madrilena Plaza Cibeles e per l’evento Tejer Redes con rappresentanti della società civile, finalmente è arrivato il momento del suo discorso al Congresso a camere riunite, la prima volta di un pontefice ospite del parlamento spagnolo. Ed è un’orazione lunga trenta minuti, centrata sui molti temi che incrociano l’agenda politica spagnola e quella mondiale, senza tuttavia nominare né governi né legislazioni, accolta con un applauso di tutto l’emiciclo durato sette minuti.
Un ragionamento che Leone XIV ha articolato attorno al bene comune e alla dignità della persona, che riconosce l’essere umano come soggetto di diritti. Il papa assume il dramma migratorio come qualcosa che interpella la coscienza delle nazioni, perché laddove una persona è discriminata si vulnera il principio della dignità personale. Secondo il pontefice, la pace rappresenta un’esigenza morale ed esige una visione di futuro che rispetti ciascun popolo, tanto che perfino il linguaggio dev’essere disarmato.
E il pontefice entra nel merito delle questioni, scontentando ora gli uni ora gli altri, ma confermando il fondamento del suo pensiero contro la polarizzazione, la discriminazione e l’ideologia delle estreme destre mondiali. “Preoccupa che il riarmo si sviluppi in Europa come risposta allo scenario internazionale”, afferma il papa. “Perché le armi non potranno mai edificare una pace autentica e duratura”. La pace si fa sul riconoscimento della persona e non con la forza. La società giusta si costruisce sulla dignità umana che non può essere subordinata a fenomeni estemporanei. Contro la cultura dello “scarto”, la vita umana va difesa dal concepimento alla sua fine naturale.
Il suo discorso incontra l’azione del governo spagnolo, che ha promosso un provvedimento di regolarizzazione dei migranti già presenti sul territorio dello Stato – si parla di circa mezzo milione di persone interessate –, furiosamente contestato dalle destre. E sembra assecondare l’opposizione di Sánchez all’aumento del contributo al finanziamento della Nato al 5% e il suo “No alla guerra”, pronunciato per primo in Europa contro il conflitto armato scatenato da Donald Trump contro l’Iran. Ma ripropone anche la dottrina tradizionale della Chiesa su aborto e fine vita, mentre il governo spagnolo ha in progetto di blindare in Costituzione l’interruzione volontaria di gravidanza come un diritto delle donne e il parlamento spagnolo ha approvato una legge sull’eutanasia nel 2020 col solo voto contrario delle destre.
Una cosa invece è del tutto assente nel discorso del papa: il tema degli abusi sessuali di cui si sono macchiati rappresentanti della Chiesa cattolica spagnola. Ne ha parlato invece nell’incontro successivo in sede di Conferenza episcopale, definendo la pederastia come una “piaga” e invitando i vescovi alla prevenzione e alla riparazione. Successivamente ha incontrato una delle associazioni di vittime di abusi, anche se la gran parte delle associazioni ha denunciato di non essere neppure stata consultata.
Papa Leone ha esortato i parlamentari a costruire una società con una cultura pluralista che non cada però nel disprezzo e nell’insulto dell’avversario, perché “le parole possono aprire delle strade, ma anche chiuderle”. La sua visita e il suo discorso hanno rappresentato una tregua di alcune ore nel convulso dibattito politico spagnolo, con Sánchez in piena tempesta mediatica per gli scandali che colpiscono la sua cerchia familiare e il suo partito. Nella cerimonia di oggi c’era un’assenza molto visibile, quella di José Luis Rodríguez Zapatero, invitato in qualità di ex presidente del governo, ma impegnato a preparare la deposizione che renderà nei prossimi giorni davanti al giudice, che lo accusa di traffico di influenze e di gestione di una rete di corruzione internazionale.
Domani il pontefice si recherà a Barcellona per benedire la Torre de Jesucrist della Sagrada Familia, nell’anniversario della morte di Antoni Gaudí, e poi, prima di rientrare a Roma, andrà nelle Canarie per riunirsi con le organizzazioni di migranti.
Elena Marisol Brandolini
*Istituto Ispi

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