
«Non c’è sicurezza senza sicurezza energetica» ha affermato il commissario Ue per l’Energia Dan Jorgensen a febbraio nel corso del suo intervento alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera. Le parole di Jorgensen hanno anticipato lo scenario cui ci troviamo di fronte oggi dopo il massiccio attacco aereo di Usa e Israele all’Iran. A farne le spese delle conseguenze è ancora una volta l’Europa che rischia di essere la vittima più importante dello shock energetico che va delineandosi con nuvole cariche di burrasca all’orizzonte. Più o meno negli stessi giorni il segretario americano per l’Energia Chris Wright durante un incontro al quartier generale di Parigi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia intimava a questa di cambiare rotta abbandonando le fonti rinnovabili per tornare a quelle fossili. Nel caso l’Agenzia non cessasse di perseguire i suoi obiettivi di transizione energetica entro la fine dell’anno, ha minacciato perentorio Wright, gli Usa sono pronti ad uscire.
Non è affatto casuale che Chris Wright sia stato il fondatore nonché l’amministratore delegato di Liberty Energy, una compagnia americana di idrocarburi e fracking, così come non è affatto casuale che gli Stati Uniti siano da qualche anno il più importante produttore di gas e petrolio e che Donald Trump conti fra i suoi finanziatori molti imprenditori che operano in questo settore. Se Vladimir Putin ha trasformato la cronica dipendenza energetica europea in cinica arma di pressione Donald Trump cerca di sostituirlo sfruttando l’occasione per imporre all’Ue il ritorno al passato delle fonti fossili contro ogni logica economica ed evidenza scientifica.
Conti alla mano, secondo tutte le statistiche, vento e sole sono oggi più a buon mercato di gas e petrolio e per di più, come ha opportunamente e ironicamente fatto notare il premio Nobel Paul Krugman, non devono passare dallo stretto di Hormuz da cui transita il 20% dell’oro nero. Anche se la durata e l’esito del conflitto in Iran restano incerti, di certo c’è che le imprese di idrocarburi di Russia e Usa stanno facendo soldi a palate con la prima che sfrutta l’imprevista occasione per puntellare con i proventi la sua asfittica macchina da guerra contro l’Ucraina.
Lo scorso 5 marzo il Consiglio dell’Ue ha dato semaforo verde agli obiettivi climatici per il 2040 stabilendo per quell’anno il 90% di riduzione di gas serra rispetto ai livelli del 1990. Nei Paesi europei le istallazioni eoliche e fotovoltaiche stanno avendo uno sviluppo esponenziale con una quota di produzione di energia elettrica che, assieme all’idroelettrico, nel 2024 era del 47%. Sempre di più le rinnovabili nell’Unione rimpiazzano le fonti fossili con percentuali che ormai sfiorano il 90% dell’elettricità generata in paesi come Danimarca e Portogallo.
L’Italia, purtroppo, si colloca nella seconda fascia nonostante l’enorme potenziale che, se adeguatamente sfruttato, ci consentirebbe in tempi brevi di ottenere un buon margine di indipendenza energetica. Ma come denunciato da Legambiente nel suo ultimo rapporto “Scacco matto alle rinnovabili” nel nostro Paese sette progetti su dieci restano intrappolati nelle sabbie mobili della burocrazia con l’indifferenza compiaciuta del governo ritardando così il raggiungimento degli obiettivi prefissati: è il paradosso del sovranismo italiano alla rovescia, pronto a cedere la sovranità energetica a Putin, Trump o qualche altro autocrate di qualche petro-Stato.
D’altronde tanti degli esponenti di governo non fanno mistero del loro scetticismo nei confronti del cambiamento climatico sulla falsariga del negazionismo trumpiano. Affidare a loro la transizione energetica è come consegnare a un ateo il ministero per gli affari religiosi.
In questi giorni il Parlamento Europeo ha discusso il “Pacchetto energia per i cittadini”, la proposta della Commissione per facilitare e incentivare la partecipazione e l’inclusione dei nuclei familiari nel processo di transizione energetica. «La situazione in Iran ci ricorda una semplice verità. L’energia pulita prodotta localmente è l’unica soluzione duratura per l’Ue per spezzare il ciclo di dipendenza dai combustibili fossili e dalla volatilità dei prezzi», ha spiegato la Commissaria Teresa Ribeira. Prima o poi ci si renderà conto anche in Italia che è solo una questione di volontà politica e di scelte responsabili. L’energia rinnovabile fa bene alla sicurezza, fa bene al clima, fa bene al portafoglio, fa bene all’ambiente, fa bene alla salute, fa bene alla democrazia, fa bene ai diritti umani e fa bene alla pace.
Paolo Bergamaschi

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