Ho assistito tutta la notte alla maratona per le elezioni americane, e ho appreso dai giornalisti presenti che, a voltare le spalle alla Clinton, oltre ai votanti nei centri rurali, sono stati soprattutto gli operai i quali , dopo la grande crisi, erano stati licenziati, e poi riassunti a metà dello stipendio. Chrysler compresa. In alcuni casi, per conservare il lavoro, avevano dovuto trasferirsi in un altro Stato con lo stipendio ridotto, perchè la loro azienda era stata delocalizzata.
Ora, può darsi che io fossi distratto, ma non mi pare di avere letto prima sui giornali o saputo dalla tv, queste precise spiegazioni.
Chissà perché, infatti, è invalso sui media questo clima da “tutto va bene , madama la marchesa”, fino a quando non arriva “il momento della verità”: quando cioè la gente si stanca di essere presa in giro, e vota chiunque abbia mostrato di voler combattere sia l’establishment che l’inattendibilità delle notizie.
Ho l’impressione, tutt’altro che vaga, che l’elezione di Donald Trump abbia voluto dire anche questo: che siamo tutti stufi del “Truman show” propinatoci quotidianamente da stampa e tv.
Gianfranco Micali

Gli operai che lo hanno votato pensano che Trump creerà dei posti di lavoro da operai? Il problema è che gran parte dei votanti,in ogni paese,non ha sufficienti informazioni e senso critico.Cui prodest?