
E, del resto, sia l’Egitto che il resto della comunità internazionale hanno dimostrato di appoggiare incondizionatamente la causa della Palestina.
L’Egitto ha rinviato il vertice arabo sul futuro di Gaza al 4 marzo: lo fa sapere il Ministero degli Esteri. Il vertice, di fatto una reazione al piano del presidente statunitense Donald Trump sullo sfollamento dei palestinesi dalla Striscia, era originariamente previsto il 27 febbraio. L’Iran ha annunciato che effettuerà una terza ondata di attacchi missilistici contro Israele “al momento opportuno”. Lo ha detto il numero due dei Guardiani della Rivoluzione, generale Ali Fadavi, in dichiarazioni riportate dall’agenzia di stampa iraniana Mehr e riprese da Times of Israel. Nel corso del 2024, Teheran lanciò due attacchi contro Israele scatenando la reazione dello Stato ebraico: in particolare la seconda risposta israeliana, a ottobre, distrusse gran parte dei sistemi di difesa aerea iraniana e alcune importanti strutture militari. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha affermato che l’esercito rimarrà “temporaneamente” in cinque località strategiche del Libano.
Pronta la condanna del Libano, come riporta il Guardian. Il Paese dei Cedri ha definito la presenza dell’IDF una “occupazione”, nonostante la scadenza del termine fissato dall’accordo di tregua con Hezbollah per il ritiro. Un portavoce della presidenza di Beirut ha affermato che il Libano ha il diritto di utilizzare tutti i mezzi per garantire un completo ritiro israeliano. Il Libano, inoltre, cercherà l’aiuto del Consiglio di sicurezza dell’Onu per “affrontare le violazioni israeliane e costringere Israele a ritirarsi immediatamente”. Il bilancio dei morti a Gaza è salito a quota 48.291 di cui sette (sei deceduti in seguito a ferite riportate in precedenza e uno nuovo) nelle ultime 24 ore: lo ha reso noto su Telegram il Ministero della Sanità di Hamas. I feriti sono 111.722, secondo la stessa fonte. Israele esige “una completa smilitarizzazione della Striscia di Gaza” una volta conclusa la guerra. Lo ha dichiarato in conferenza stampa il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar. Israele è determinato a ottenere “la liberazione di tutti gli ostaggi” e il raggiungimento di “tutti gli obiettivi della guerra stabiliti” dal governo, ha affermato Sa’ar, a proposito della riunione del gabinetto di sicurezza del governo israeliano tenutasi ieri. “Chiediamo una completa smilitarizzazione di Gaza. Non accetteremo la presenza continuata di Hamas o di qualsiasi altro gruppo terroristico a Gaza” ha aggiunto il ministro. Secondo Hamas c’è ‘un’alta probabilità che gli ultimi sei ostaggi vivi da rilasciare nella prima fase dell’accordo vengano effettivamente liberati sabato prossimo come chiede Israele, anziché solo tre come prevede l’intesa. Un alto funzionario dell’organizzazione ha riferito questa mattina a Ynet che “ci sono trattative in corso, e dipende dal prezzo che Israele pagherà”: impegno israeliano a procedere alla fase due, a rispettare ‘il protocollo umanitario”, incluso l’ingresso di roulotte e attrezzature pesanti. Israele ieri sera ha annunciato che è pronto a far entrare centinaia di roulotte nella Striscia. Le Forze di Difesa israeliane attueranno “con decisione” l’accordo di cessate il fuoco in Libano e agiranno contro qualsiasi minaccia di Hezbollah. A dichiararlo è stato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, sottolineando che le truppe rimarranno in cinque postazioni strategiche. “A partire da oggi, l’IDF rimarrà in una zona cuscinetto in Libano in cinque avamposti strategici e continuerà ad agire con forza e senza compromessi contro qualsiasi violazione da parte di Hezbollah”, ha dichiarato Katz, citato dal Times of Israel. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato l’immediata attuazione di una legge che vieta le attività dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), ha affermato l’ufficio del premier.”Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ordinato l’immediata attuazione della legge Unrwa, approvata dalla Knesset (parlamento israeliano) con ampio sostegno”, ha affermato l’ufficio sui social media. Creare delle “aree sicure” dove i palestinesi vivranno durante la ricostruzione della Striscia di Gaza: è questa la proposta a cui l’Egitto sta lavorando, in contrapposizione al piano del presidente Donald Trump di espropriazione dei palestinesi da Gaza. Secondo il quotidiano statale egiziano Al-Ahram, la proposta prevede la creazione di “aree sicure” all’interno della Striscia di Gaza dove i palestinesi possano vivere inizialmente, mentre le imprese di costruzione egiziane e internazionali rimuoveranno e riabiliteranno le infrastrutture dell’enclave (territorio, di piccole dimensioni, circondato da uno stato diverso da quello al quale appartiene). Al momento funzionari e i diplomatici hanno parlato a condizione di anonimato perché la proposta è ancora in fase di negoziazione. Anche per questo gli israeliani non si ritirano.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento