Sarà l’età che incalza, e l’irrigidimento delle arterie che prevale, ma non finiremo mai di ripeterci sui danni incalcolabili prodotti dal cosiddetto bipolarismo all’italiana, figlio del consociativismo peggiore della Prima Repubblica e della straripante partitocrazia sancita da una legge elettorale che ci impedisce persino di scegliere per chi votare. La vicenda di Aldo Brancher è in questo senso esemplare di uno stato di cose che rende evidente, giorno dopo giorno, l’assoluta povertà di contenuti di un concetto di democrazia svuotato di ogni reale ed autentico significato, in favore di una gestione oligarchica del potere che nulla ha a che vedere con le necessità di crescita e di sviluppo del nostro paese. La coalizione di governo che poggia sul Pdl, partito nato per un esclusivo atto di cesarismo e destinato a morte certa all’uscita di scena di Berlusconi, e sulla Lega, unica forza politica in grado di registrare una crescita costante di consensi dovuta ad un forte senso di identità, e dunque di identificazione con il proprio elettorato, mostra tutti i propri limiti nel progressivo ribaltamento dei rapporti di forza che, risultati elettorali alla mano, sta avvenendo al suo interno. Poiché non si può prescindere più di tanto dal verdetto delle urne, e poiché nelle ultime tornate elettorali la Lega ha conseguito risultati in alcuni casi persino straripanti, anche nelle regioni rosse un tempo blindatissime, è consequenziale che Bossi passi all’incasso ed aumenti in maniera esponenziale, ormai quasi quotidianamente, la sua pressione su Berlusconi per ottenere spazi sempre maggiori in ambito governativo, perfettamente consapevole di essere lui, con il suo partito, il vero punto di forza della coalizione di centrodestra. La nomina di Brancher è solo uno degli esempi, sebbene forse il più significativo proprio per la sua apparente insignificanza, di una consapevolezza arrogante di sé, che non si pone limiti ma che invece si esalta in un crescendo di attivismo che, temiamo, porterà la Lega ad essere a tempi anche brevi la prima forza politica del nostro paese.
Sfidiamo chiunque a dimostrarci quale necessità ci fosse di avere un Ministro al Decentramento, pur se senza portafoglio, eppure la nomina è arrivata appena Bossi ha alzato la voce sui ritardi veri o presunti dell’attuazione del Federalismo, invece di spiegarci come mai, se questo è il primo, a sentir lui, dei suoi obbiettivi, il suo partito non ne faccia oggetto di un corretto pressing nelle aule parlamentari a ciò deputate. Ma ancora più grave è che la scelta sia ricaduta su una persona indagata e sotto processo per concorso in appropriazione indebita e ricettazione: fermo restando il nostro garantismo, viene spontaneo chiedersi se non c’era proprio nessuno di meglio in giro per le valli padane da investire di una nomina ministeriale. I passi successivi, ovvero l’immediato appellarsi di Brancher al Legittimo impedimento per non presentarsi in aula, l’intervento deciso di Napolitano che gli ha negato questa possibilità, e l’immediato rilancio di Bossi per far passare il suo uomo al Dicastero dell’Agricoltura, al posto di Galan, per farne un ministro con portafoglio e dunque legittimato a non presentarsi in tribunale, non fanno che confermare una gestione da basso impero – con tragiche sfumature di furbizia mercantile degne della commedia plautina, con buona pace dei nordisti duri e puri – che sta ormai toccando il punto più basso della disgregazione del concetto stesso di democrazia nel nostro paese.
Inutile fingere di non vedere: l’insensata scelta bipolare, del tutto fittizia, fasulla e, non ci stancheremo mai di dirlo, voluta da tutte le forze politiche sopravvissute alla stagione giacobina di Tangentopoli per proseguire nel solco del più cialtronesco consociativismo, ha portato alla totale mancanza di un seppur minimo criterio di scelta nel rinnovamento delle classi dirigenti, ignorando ogni merito di formazione e facendo prevalere esclusivamente la logica dei servi di partito buoni solo ad accettare ogni scelta presa dai vertici, senza mai prendere neanche in considerazione l’utilizzo di un senso critico – e non vogliamo parlare di senso dello stato, chè quello è morto da un pezzo – e di una pur minima capacità d’analisi in grado di frenare quantomeno questa devastante tendenza al ribasso. E poiché ancora una volta il calcio si conferma come la più convincente metafora della vita, possiamo purtroppo ben dire che la gerontocrazia esercitata da Lippi e messa in campo con undici giurassici elementi che ci hanno fatto dimenticare persino il basilare concetto di dignità personale, è l’immagine più schietta e fallimentare di un paese che muore travolto dalla propria stessa vecchiezza – di testa, di cuore ma, soprattutto, di coscienza, intossicata dall’abuso della servitù della gleba andata al potere e mai più rimossa.
ChiBo

Dunque : intanto bisogna formalmente smetterla con il riferimento alla terminologia di legge “elettorale”. Non ci sono più elezioni vere ( se eligere vuol sempre dire scegliere ): il nostro è formalmente un sistema a voto “plebiscitario” ,con tutto ciò che comporta. Compreso l’incomodo (o piacere ,perchè no?) di dover baciare l’anello al “trota” di turno . Che il ” forte senso di identità ” della Lega stia proprio nel facciotto dell’ estroso rampollo ,seminarista alla “chiesa verde “?
Ma come si fa…..
Maria Rita, le nostre tesi non si annullano l’una con l’altra, ma purtroppo si sommano
D’accordo con Chiara, di questo nuovo ministro non se ne sentiva proprio la mancanza e non perché indagato (per me ognuno è innocente finché non si dimostra, aldilà di ogni ragionevole dubbio la sua colpevolezza) ma proprio per il fatto che neanche lui sa cosa dovrebbe veramente fare, salvo far ricorso al legittimo impedimento (?). Comoda la vita, con o senza portafoglio.
Quanto poi al fatto di passare dalla Chiesa per arrivare al potere, Paolo,credo che in Italia uno dei requisiti sia quello di aver perso gli ideali della politica, nel senso più alto del termine, di non aver mai esercitato alcun mestiere e di non saperne esercitare alcuno se non quello della politica corrotta e corruttibile, lontana anni luce dai veri bisogni dei cittadini e dello Stato che questa politica non può più rappresentare.
Cara Chiara,
poiché non sei la sola ad invecchiare, il problema delle arterie che si irrigidiscono evidentemente é un male comune, solo che a te fa venir la fissa del bipartitismo, io invece insisto anche in questo caso, sullo Stato non laico e imbevuto di clericalismo come un pavesino di caffé!
Questo pseudo ministro, guarda caso, era un sacerdote paolino, si proprio quello delle Edizioni Paoline!
Come vedi, in Italia se si vuol fare carriera, serve sempre avere un santo in paradiso.
Ricorda che anche se ci dovessero essere 10 partiti in piu’, niente cambierebbe, perché in Italia per poter far politica bisogna prima passare in chiesa a “pregare” e a pagare.