Dopo il Mattarellum, il Porcellum, l’Italiacum, il Rosatellum eccoci all’Accontentellum, ovvero alla nuova proposta di legge elettorale che ha l’ambizione di accontentare molti, se non tutti.
Vediamo in dettaglio. La nuova proposta materializzatasi in Commissione per opera del PD Fiano sembra essere, con il 36% di maggioritario e il 64% di proporzionale senza preferenze e -di fatto- senza sbarramenti, la figlia di fico per attovagliare un discreto buffet elettorale.
Questo sistema, in cui alla Camera saranno eletti -più o meno- 239 onorevoli in uno scontro testa a testa (collegi uninominali) e 424 con le mini liste bloccate secondo una ripartizione nazionale, torna comodo un poco a tutti: ai partili localistici (ed autonomisti) come la Lega che, infatti, ha subito accettato il confronto, ai partiti “padronali” come Forza Italia (che ha dato un sostanziale via libera alla trattativa) e 5 Stelle la cui contrarietà assomiglia molto al bluff inscenato a suo tempo sull’Italicum. Ma questa legge appare discreta anche per i partiti “lideristici” a partire dal PD che nel centro (come la Lega al nord ed i grillini al sud) potrebbe fare il pieno. Infine l’Accontentellum “pensa” persino ai cespugli di destra e sinistra scongiurando la loro estinzione, garantendo, comunque, una loro rappresentanza parlamentare.
Insomma l’Accontentellum è servito!
Ma più che un sistema per dirimere i rapporti di forza tra le compagini politiche, l’Accontentellum, con il nuovo affidamento alle segreterie dei Partiti dell’«ingrato» compito di scegliere i Parlamentari, appare un chirurgico strumento per dirimere questioni interne ai partiti ed interne ai poli.
Aspetto da non sottovalutare soprattutto se sarà accompagnato ad uno scombussolamento di delicati equilibri locali (e la scelta dei candidati potrebbe essere il detonatore) assai importati sia per le prossime tornate regionali (in Sicilia ma anche nel Lazio ed in Lombardia) che per il sostegno ai singoli candidati nei collegi uninominali.
L’Accontentellum comunque sembra rispondere pienamente (da ciò l’ampia apertura di credito) a due “supreme” esigenze: la meticolosa scelta dei candidati e le mani libere ad urne chiuse. E ciò non solo -ed ormai, non tanto- per il PD o FI, sempre additate di ambire alle larghe intese post-voto, quanto e forse soprattutto, per la Lega, i 5 Stelle e Fratelli d’Italia: l’unica maggioranza possibile, ad oggi, secondo vari istituti demoscopici.
Tutto ciò appare estremamente evidente con l’«affaire Di Maio» (investitura a tavolino e primarie burla) in cui Grillo ha voluto blindare, non tanto l’uomo, quanto il posto di Primo Ministro per una figura “costruita” ad hoc per divenire un Premier del dialogo. Un “bravo guaglione” -tanto per intenderci- chiamato a raccogliere attorno a sé il primo Governo (sempre negato, ma accuratamente preparato) 5 Stelle di coalizione.
Chi ha orecchie …
Daniele Marchetti

Niente da fare… le segreterie di partito si guardano bene dal mollare l’osso… verranno eletti (scelti) i soliti “soldatini” obbedienti, non molto brillanti e funzionali al sistema dittatoriale di partito che si sta profilando… l’unico sistema che assicuri la democrazia è quello costituzionale, cioè il proporzionale puro, ma si continua a far finta di non capire… la costituzione (che roba è?) non fa menzione alcuna circa la c.d. governabilità, ma alla rappresentatività di tutte le forze politiche per conto di tutti i cittadini e di tutte le minoranze… si fa osservare che il massimo della governabilità si raggiunge con la dittatura…