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Lega spolpa 5Stelle e il PD non è più possibile perno di una alternativa

Presto, a fine estate, sarà chiaro che non è quello degli immigrati il maggiore problema che affligge gli Italiani. Se si vorrà continuare a parlare alla loro pancia, si dovranno toccare altri tasti.

di Nicola Cariglia | 25 Giugno 2018

Per quello che possono contare in proiezione nazionale i risultati delle ultime elezioni comunali (primo e secondo turno), fanno pensare a due tendenze in atto. La prima riguarda i partiti di governo: fra 5Stelle e Lega, chi si avvantaggia è la seconda. L’altra tendenza, ancora più visibile, è la frana del PD, resa emblematica e ancora più drammatica dalla sconfitta nei Comuni delle regioni già rosse: Imola (Emilia), Massa, Pisa e Siena (Toscana).

Dunque, ci sono molti motivi di doglianza da parte dei 5Stelle che non possono consolarsi della frana dei loro voti con le vittorie di Avellino e Imola. Il governo assieme alla Lega non lo premia affatto. E si capisce. Non c’è solo il movimentismo di Salvini ad appannare e affannare i pentastellati. C’è il fatto, ancora più importante che la Lega riesce a trarre profitto dalla possibilità di attingere a due forni. Nei comuni l’alleanza con Forza Italia e Fratelli d’Italia ha dato frutti ai leghisti. Mentre la dimensione della sconfitta del PD fa capire che la possibilità di una alternativa alla attuale maggioranza non può fare perno su questo partito. La strada è molto più lunga e difficile  ed è legata alla possibilità di resuscitare umori, sentimenti e idee da tempo incapaci di pesare, quasi che si fossero addirittura nebulizzati. Insomma, alla capacità di fare nascere un nuovo schieramento di centro-sinistra, caratterizzato da una forte cultura laica e riformista. Per dirla in una sola parola, una forza socialdemocratica che punti sulla integrazione piuttosto che sui conflitti in campo europeo.

Presto, a fine estate, sarà chiaro che non è quello degli immigrati il maggiore problema che affligge gli Italiani. Se si vorrà continuare a parlare alla loro pancia, si dovranno toccare altri tasti: il lavoro, il potere di acquisto sempre più basso, le pensioni, i servizi essenziali, un tempo gratuiti, sempre più costosi, le liste di attesa per la sanità, per gli asili e per gli anziani, etc. Sarà anche chiaro che non è rifugiandosi nei recinti nazionali che potrà tornare a crescere l’economia e potremo risolvere questi problemi. La stessa Unione Europea, con  mille difetti ma insostituibile nel mondo globalizzato, dovrà cambiare passo: liberarsi degli egoismi nazionali ed affrontare ad una voce sola i rapporti con gli altri grandi protagonisti della Terra, in primo luogo Stati Uniti, Cina e Africa. E l’Italia, se vuole essere della partita seriamente, non potrà a lungo affidarsi, per quanto visto sino ad ora, alla cultura di governo di Salvini e Di Maio.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : EditorialeTag: anziani, cina, elezioni, governo, integrazione, italia, lavoro, lega, massa, mondo, pd, pensioni, pisa, sanità, siena, stati uniti, toscana, unione europea

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. m

    1 Luglio 2018 alle 08:05

    mm

    Rispondi
  2. Orazio

    26 Giugno 2018 alle 17:59

    Una domanda a Nicola Cariglia, Veramente pensa che questa Europa sia da salvare?
    O, meglio che noi dobbiamo stare con un’Europa per interessi più alti?
    E se si quali?

    Rispondi
    • n.c.

      27 Giugno 2018 alle 10:19

      Le pensa che l’isolazionismo sia la soluzione? Perchè fuori dall’Europa, quale soluzione vede? Ovviamente, come la situazione non è soddisfacente in Italia, altrettanto non lo è in Europa. Ma, come dicevano i latini, ognuno è artefice della propria fortuna. Lo scaricabarile può prolungare la carriera di qualche politico ma poi a pagare sono i cittadini.

      Rispondi
  3. Paolo Francia

    26 Giugno 2018 alle 12:35

    La mail di Marzio spiega quale sia il succo, il nettare di tutta la storia! La storiella, per i semplici di spirito, è appunto un duello non tra destra e sinistra, ma tra cattivi e buoni, tra impresentabili e presentabili, appunto tra chi strizza l’occhietto al Vaticano e chi non lo vuol fare.
    Ancora, tra chi dice nefandezze, in forma garbata, e chi dice verità, magari gridate, ma scomode! Beh, io preferisco di gran lunga i 5 stelle e i leghisti a questi perbenisti intrisi di cattolicesimo putrido, di cui fan parte quasi tutti, Macron, la Merkel, Berlusconi, Renzi, Gentiloni, tutti con la lacrimuccia del gorgonzola.
    Quando le stesse cose ovvie le diceva Sala a Milano, sui ROM, nessuno che abbia alzato il ditino, ora perché le dice Salvini, ecco i Mielisti (da Mieli!) antifascisti di fede e professione che si scagliano contro! Schifo e ribrezzo fanno. Macron è il primo disgraziato europeista che, per i crimini contro gli immigrati a Ventimiglia (nelle acque muoiono pure i migranti per nuotare verso léa Francia), a Bardonecchia e nelle montagne, ha costruito un vero MURO, altro che quello promesso da Trump!
    Bisogna quindi far fuori i buonisti, gli accoglisti, quelli che son tutti buoni, ma appena togli la facciata, neanche cosi spessa, sono fetidi e andati a male!
    Pezzo di Nicola un po’ all’acqua di rose, ma sbaglia su un punto, nonostante le elezioni locali sempre sfavorevoli ai 5 stelle (tranne rari casi, ma comunque Imola e Avellino sono vittorie importanti!), i 5 stelle, dal 4 marzo 2018, hanno subito una flessione molto minima, che li da ancora oggi, 26 giugno 2018, al piu’ del 30% dei consensi in Italia, quindi ci andrei molto cauto. Una lieve flessione di meno del 2% li fa essere saldamente in testa nelle preferente degli italiani, e a pari merito con la Lega di Salvini che guadagna terreno. La sconfitta del PD è cocente, ma si riparerarnno all’ombra del Cupolone e dalla parte dei “buoni”, allora…..avanti tutta, alternativa migliore attuale di questo governo (per fortuna!) non c’é!
    Il Partito Degli Impopolari, PDI, dovrebbe essere la nuova sigla del PD.

    Rispondi
  4. Luca Bagatin

    25 Giugno 2018 alle 18:36

    Diverse Regioni non sono più rosse, ma non sono più rosse da tempo.
    Da quando non esiste più il socialismo, che è anticapitalismo.

    Rispondi
  5. marzio siracusa

    25 Giugno 2018 alle 18:04

    Intanto per rinsanguare la sinistra italiana, ritorna un vecchissimo copione, Macron andrà a visitare Bergoglio, naturalmente contro Salvini per indebolire una qualsiasi politica italiana, e naturalmente Macron e Bergoglio saranno pane e cacio. E poiché la Spagna s’è unita alla squallidissima congrega, si profila in Europa un fronte cattolico reazionario che dopo aver divorato, digerito ed evacuato la sinistra, si finge sinistra anti populista, mentre è tout court sinistra antipopolare. Anche in Italia il cattolicesimo politico imbroglia le carte, al punto che politicanti navigati vivono una sbornia conoscitiva. La sinistra laica, moderata, riformista e socialdemocratica non è altro che cattolicesimo politico edulcorato dell’esaltazione cattocomunista. Ne deriva che in Italia le opzioni della sinistra sono cattolicesimo moderato o cattolicesimo estremista. Allora la domanda è: un catto moderato è moderato o estremista? E se è un estremista, un estremista in pantofole come credo, che differenza c’è tra il cattolico moderato e il cattocomunista? Nessuna, infatti il cattolicesimo politico elide i valori e fa dell’attesa pragmatica la sua ideologia, ossia l’adulazione di fatti che rinviano la soluzione ad un altro angolo di lettura degli stessi fatti, cioè il nulla reiterato e nascosto nella crescita drogata dal mercato e soccorsa dalla bontà martellata dai media. Allora di domanda in domanda si arriva alla domanda ultima: anche se personalmente mi dicono molto poco, perché tanta acrimonia contro Lega e soprattutto M5S? I moderati credono davvero che l’universalismo cattolico possa ancora essere di supporto a una sinistra disastrata ed epidermica che evita di leggere le cause dei guai di una disarticolazione dei soggetti dal loro naturale referente geografico, geopolitico e sociale, disarticolazione tutta da attribuirsi a quell’universalismo che non è la cura ma la causa della stessa? In complicità col capitalismo finanziario?

    Rispondi

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