Quando, verso la fine di agosto, il sole lascia la costellazione zodiacale del Leone, ci ricordiamo che l’estate sta per finire e che presto nelle famiglie italiane scatterà l’ansia da prestazione scolastica: i libri sono da prenotare (sempre troppi, a mio parere), gli zaini da rinnovare (sempre più grandi e pesanti, ma anche sempre più “à la page”), e poi gli insegnanti che verranno e sui quali si gioca la roulette russa (mi toccherà o non mi toccherà la stessa dell’anno scorso? ). Insomma tutto il mondo che gravita attorno alla scuola si sveglia dal letargo estivo e comincia a pontificare. Nessuno vuol mancare nella discussione: dai genitori agli insegnanti, dagli addetti a vario titolo alla pubblica istruzione ed alla educazione delle nuove generazioni (dall’asilo all’università, in Italia sono quasi 8 milioni gli studenti da seguire, un impegno non da poco!); poi parlano gli esperti (noi abbiamo a disposizione esperti di tutto), ma qualche volta la discussione s’incaglia e i pareri divergono. Di recente un argomento che più ha animato la calda estate 2017 è stata la ricerca di una definizione di cosa sia “l’educazione civica”, quella materia reietta e dimenticata, che pian piano è uscita dai programmi scolastici. Ma forse non è neppure una materia, come dimostra con molta convinzione su PENSALIBERO del 22 agosto Adalberto Scarlino, che nella scuola ha trascorso tanti anni e che cerca di dimostrare quello che l’educazione civica non può essere: non è una materia, non può avere registri, compiti e voti, perché è molto di più: è un comportamento, è un modo di essere dello studente nella scuola, nella famiglia, nella vita di tutti i giorni e nel suo futuro. Quindi è qualcosa di più serio e di più profondo di una materia che, magari con un’ora alla settimana, vorrebbe insegnare ai giovani a vivere con serietà e coerenza secondo i principi fondanti della nostra civiltà, della nostra cultura. Appassionato di storia, Scarlino nel suo intervento fa appello allo studio della storia moderna per raccontare come nelle più moderne ed evolute democrazie si siano gradualmente diffusi i principi di tolleranza, di libertà, di convivenza (Déclaration des Droits 1789); come da una forte dichiarazione dei diritti individuali discenda inevitabilmente l’asservimento ai doveri (Mazzini); la laicità dello Stato (Cavour);come dopo due secoli, una democrazia moderna ed evoluta come quella degli Stati Uniti trovi ancora i suoi fondamenti intramontabili nel Bill of Rights e negli Emendamenti. Giova anche un accenno alla nostra Costituzione del 1948 e ai suoi principi fondamentali. Così la storia e l’educazione civica diventano un tutt’uno, favorendo la lettura ragionata di testi di facile reperibilità anche nelle biblioteche scolastiche. Sono testi antichi certo, ma che ancora oggi sorreggono le più moderne ed evolute democrazie del mondo. Vorrei concludere spostando l’attenzione su una domanda provocatoria: e se a scuola, in barba ai programmi, si cominciasse ad insegnare l’educazione tout court? Comportamenti rispettosi e buona educazione da tenere nella scuola, in casa, per strada, nei luoghi pubblici. Ma è compito della scuola insegnare ai ragazzi, e anche ai bambini di pochi anni, a rispettare alcune fondamentali e semplici norme di comportamento? O ci dovrebbe pensare la famiglia? Insegnare la buona educazione, si può fare? Noi adulti talvolta siamo testimoni di atteggiamenti maleducati, se non perfino violenti, di giovani, talvolta anche alla presenza dei genitori, i quali assistono indifferenti. Mala tempora currunt…
Marisa Brambilla

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