
Per un ebreo, anche se genio europeo di prima grandezza, non era facile conquistare un seggio parlamentare nella Nuova Italia. Fu il caso di Luigi Luzzatti (Venezia, 1° marzo 1841-Roma, 29 marzo 1927). Quell’Italia era “Nuova”, ma ancora appesantita da pregiudizi arcaici, scrupoli e pavidità. Ne seppero qualche cosa Alessandro D’Ancona e Isacco Maurogonato Pesaro che non furono nominati ministri mentre avevano tutti i requisiti per divenirlo.
Luzzatti si candidò alla Camera dei deputati nel collegio di Oderzo (Treviso) il 20 novembre 1870, due mesi esatti dopo l’irruzione dell’esercito italiano in Roma attraverso la breccia di Porta Pia, agli ordini del generale Raffaele Cadorna, cattolicissimo come suo fratello Carlo e “uomo dello Stato”. Luzzatti vinse senza rivali, ma non aveva ancora compiuto trent’anni, l’età richiesta per entrare alla Camera. Riconvocati, gli elettori gli confermarono la fiducia l’8 gennaio 1871, ma il loro placet fu nuovamente annullato. Finalmente Luzzatti risultò regolarmente eletto il 12 marzo seguente. Da cinque anni il Veneto “euganeo” era incorporato nel Regno d’Italia. Tra i suoi campioni aveva avuto Daniele Manin, ebreo e presidente della Società Nazionale. Oderzo confermò la fiducia a Luzzatti nelle elezioni del 5 novembre 1878, quando gli si oppose il democratico Luigi Zanardelli, e del 1880 quando Giosue Carducci vi ottenne 5 voti contro i suoi 515: curiosamente, due avversari “di loggia”.
Nel 1882 fu il più votato della terna di Destra storica eletta nel collegio di Conegliano Veneto (Treviso II), ma venne sorteggiato tra i deputati eccedenti il numero di seggi riservati ai docenti universitari: identica sfortuna toccata a Carducci nel 1876, quando il Maestro e Vate, sazio di scrivere versi e di filologare in cattedra, decise di “scendere in campo” nel collegio di Lugo di Romagna, studi statistici ed economici alla mano. Venne eletto, ma, sorteggiato, decadde; ritentò altre due volte (a Pisa e a Lucca), invano.
Il 16 dicembre 1883 Luzzatti fu ripescato nelle supplettive del collegio di Padova. Vi venne confermato nel 1886 e nel 1890, primo della solita terna con Emilio Visconti Venosta e Ruggero Bonghi.
Col ritorno dai collegi circoscrizionali con scrutinio di lista ai collegi uninominali, i più “seri” della storia d’Italia dal 1848 a oggi, Luzzatti dovette cercarsi una roccaforte sicura. Con tutto quel che egli aveva da fare per l’Italia in Europa (e viceversa) non aveva tempo di questuare voti. Molti notabili e prominenti della Terza Italia avevano collegi blindati. Era il caso di Giolitti nel Cuneese, Giuseppe Biancheri a Ventimiglia, Zanardelli a Iseo e via elencando. Luzzatti planò nel collegio di Abano Bagni, che lo elesse il 6 novembre 1892 e lo confermò entusiasta sino a quando egli fu sicuro di poter tornare trionfalmente a Treviso, ove fu rieletto per tre legislature. Nel 1913 Luzzatti fu confermato grazie al “Patto Gentiloni” che vide i cattolici confluire a sostegno dei liberali “moderati”, inclusi i massoni notori o anche solo “sospettati”. Era il caso suo. Ma la Chiesa di Pio X distingueva tra avversari, come chi credeva nel Grande Architetto, e i nemici: quanti volevano abbattere troni altari. Non i razionalisti ma i belluini.
Nel 1921 Luzzatti festeggiò cinquant’anni di “medaglietta” di deputato alla Camera. Come noto questa non comportava alcun emolumento, né, meno ancora, un vitalizio. Dal 1912 Giolitti aveva ottenuto il riconoscimento di una sorta di rimborso spese forfettario per consentire a ogni cittadino di essere eletto anche se povero o con magro stipendio. Come saggio e doveroso, il 10 aprile 1921 Luzzatti venne elevato a senatore del regno d’Italia con Paolo Boselli, deputato da mezzo secolo ramingo da Savona e Genova, ad Avigliana e Torino, da tempo al vertice degli Ordini Mauriziano e della Corona d’Italia, espressione del Re, “fons honorum”. Così l’ottantenne Luzzatti evitò di finire vittima del tritacarne del proporzionale e degli umori di un elettorato vagante, che in pochi anni passò dall’estrema sinistra alla destra fanatica.
Come i Re Magi, nel suo errare da un collegio elettorale all’altro Luigi Luzzatti, barba bianca sempre più lunga, portò con sé studi economici e filantropia, guidato dalla Stella Cometa: l’Italia “europea” unificata dalla monarchia di Savoia.
Aldo A. Mola

Lascia un commento