
Alcuni giorni fa recandomi a Novoli al dipartimento di scienze giuridiche del Polo Umanistico ho avuto modo di riflettere vedendo nella cittadella universitaria di Novoli studenti e docenti di tante culture, civiltà, regioni e nazioni, su come e quanto siano vere ambasciate della diplomazia, della cultura e della Toscanità le università, storicamente nate nel medioevo: in Toscana e in Emilia, a Firenze, (nata nel 1321 come Studium Generale), poco dopo i tempi di Dante, a Bologna (verso il 1088) a Siena ( dal 1240) nata come Studium Senese) al tempo di Pietro Ispano e seguite nel tempo antico poi da realtà scientifiche come Pisa (dal 1343 ma risalente al secolo XI e alla Repubblica di Pisa), resa celebre dagli studi di Fibonacci.
Anzi le nuove e più recenti sedi come Novoli a Firenze, come il Sant’Anna a Pisa, non fanno altro che confernare, ove ve ne fosse bisogno, il ruolo e l’eccellenza della cultura universitaria toscana nel mondo, cultura che è anche vettore di dialogo, di pace, di integrazione e di cooperazione non soltanto scientifica ma umana e sociale.
Le università sono sorte nel medioevo per accompagnare l’ascesa, oggi si direbbe l’ascensore sociale, dei nuovi ceti dei borghi non per questo tuttavia ceti soltanto borghesi, sono nate per attuare i prodromi di un Rinascimento che era allora in divenire, per fare koinè e sintesi fra mondi, culture, popoli distanti: ora come allora. Lo scopo era di raccogliere nell’universale il particolare, di fare una sintesi universale dei saperi, andando oltre gli studi per l’epoca tradizionali delle arti liberali. Una concezione ante litteram, ben interpretata a Firenze da intellettuali proto rinascimentali: Leon Battista Alberti e in precedenza dai primi docenti fiorentini, nel 1300.
Le universitas studiorum fin dai loro esordi trascendevano la loro epoca il medioevo e anzi si facevano fonte di pensiero libero tanto che l’università di Firenze fu forzosamente trasferita a Pisa in blocco sia nel 1472 col tramontare della repubblica fiorentina e l’apogeo della signoria medicea col Magnifico, sia nel 1515 al tempo di Leone X, dopo essere stata ripristinata, per breve momento, da Carlo VIII nel 1497. La libertà creativa degli universitari era vista come una minaccia mentre era e lo è tuttora, una risorsa.
Soltanto nel 1859 e in età contemporanea, dal 1924, le università di Firenze e Pisa e Siena prendono la forma attuale, anche se fino al 1946 vincolate alle regole del Regno e poi del regime autoritario. Siena ha nel 1559 con la fine della sua indipendenza anche una svolta negli studi, riesce tuttavia a preservare la sua accademia universitaria e a strutturarla nel tempo. Molte facoltà dello Studio Fiorentino rimangono a Firenze anche durante il GranDucato ma di fatto solo Pisa e Siena, distanti dal potere centrale ma aperte al mondo, riescono a svilupparsi, producendo capolavori come la scienza sperimentale di Galileo. I Medici, con Lorenzo De Medici nel 1473 e con Cosimo I nel 1543 strutturano l’università a Pisa ma tenendola distante da Firenze e a uso e consumo di una oligarchia che produceva più giuristi e letterati di faniglie di corte che scienziati e filosofi. Storicamente tuttavia Pisa e Firenze con i loro commerci, le loro banche, i loro esploratori si sono affermati, indioendentemente dalla storia universitaria, nel mondo e in Europa e anche con le loro costanti innovazioni culturali, scientifiche e appunto sperimentali.
Siena, Firenze e Pisa hanno costruito nei secoli una rete di eccellenza intellettuale e culturale che arriva sino a oggi, mentre la Toscana e Firenze hanno prodotto geni che rappresentano un patrimonio dell’umanità ma che non necessariamente nascono o passano dagli studi universitari: si tratta di Michelangelo, di Botticelli, di Da Vinci a Firenze, dei Galilei; il padre musicista, il figlio scienziato, il collaterale architetto, a Pisa, di Marconi a Bologna.
Se nel mediovo si atttaverssva il mondo di allora e spesso l’intera Europa con la Via Francigena o la Via Germanica, o l’Italia con le Vie Consolari o si attraversavs il Mediterraneo, per recarsi a studiare a Firrenze, così oggi studenti e docenti da tutta Europa e da tutto il mondo convergono su Firenze e Pisa e Siena, senza contare l’Università per gli Stranieri di Siena.
Oggi in questo modo Pisa, Siena, Firenze e Il suo Polo Umanistico di Novoli sono ancora il centro del mondo degli studi, di quello accademico e della ricerca, delle eccellenze che portano in Europa e in tutti i continenti in positivo il nome della Toscana, Regione di geni di Galileo, Michelangelo, Da Vinci e regione di ricerca scientifica e intellettuale originale e creativa, l’arte della scienza, nel mondo.
Leonardo Dini

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