Mentre le diplomazie cuciono e tagliano, si può osservare che le sanzioni europee all’Iran, richieste a gran voce da Usa e Israele e infine decise a Bruxelles, rischiano di non servire a molto.

Mentre le diplomazie cuciono e tagliano, si può osservare che le sanzioni europee all’Iran, richieste a gran voce da Usa e Israele e infine decise a Bruxelles, rischiano di non servire a molto, tanto che il portavoce iraniano Jalili ha rilasciato un’intervista addirittura sarcastica per dire che poveretti gli europei avranno un sacco da perdere da queste sanzioni, mentre all’Iran fanno poco male. E’ possibile che sia vero, visto che India e Cina e tanti altri sono perfettamente in grado di sostituire i prodotti europei sul non trascurabile mercato interno iraniano. In generale, le sanzioni sono un’arma di efficacia sempre assai discutibile: Castro, tanto per dire, con le sanzioni americane ci si è fatto vecchio.
Soprattutto, nel nuovo mondo economicamente globalizzato ma politicamente multipolare l’idea di un Occidente che raccoglie nel suo campo la forza e l’autorità morale non funziona più. L’Unione Europea in particolare deve fare i conti con nuovi problemi e nuove sfide ai suoi confini: in Libia, si è sostenuta la rivolta armata, ma la situazione è ancora confusa. In Siria non si ha la forza di fare come in Libia anche se Assad ne ha fatte come e peggio di Gheddafi; con l’Iran, è difficile capire se c’è una strategia europea indipendente e originale rispetto a quella degli Usa (pare di no).
Invece è la Turchia – altra nazione grande e importante ormai, che ha chiesto di entrare in Europa, ma non si presenta però con il cappello in mano – oggi sul tavolo iraniano e domani su altri dossier, a dimostrare di avere una sua indipendenza di giudizio e una sua politica.
In tutto questo, la Germania si siede al tavolo delle grandi potenze, perché i principali membri della UE continuano, appena ne hanno la forza, a giocare in proprio. E l’Italia, che questa forza non ha più, né contribuisce in maniera apprezzabile alla crescita del ruolo di un’Europa unita, né gioca in proprio, e invece subisce le ripercussioni economiche delle sanzioni all’Iran, dove avevamo una lunga tradizione di presenza economica, che non faceva male neppure alla pace.

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