Fra le tante possibili chiavi di lettura del voto delle regionali 2010 ce n’è una, chiarissima, che riguarda i radicali. Gli eredi del Mondo di Pannunzio hanno rappresentato negli anni uno dei movimenti più innovativi e moderni nello scenario politico italiano. Trasversali per natura, ma profondamente liberali nelle idee e nei contenuti, hanno sempre portato avanti battaglie di principio sulle quali molti si riconoscevano al di là delle appartenenze politiche. Non importa stare a ricordare tutte le tematiche dei diritti civili o dello svecchiamento dell’economia in chiave liberale. Negli ultimi tempi però il movimento ha subito un’involuzione il cui punto più basso è stato toccato in queste ultime elezioni regionali e che ha il suo presupposto nella scelta che fu fatta alle politiche del 2008 quando per avere una manciata di posti da deputato i radicali accettarono di entrare nelle liste del PD. Ottennero è vero 9 posti, un livello di poltrone che non avrebbero preso nemmeno in 10 anni di candidature politiche, ma vendettero l’anima al diavolo, a quel PD che era politicamente parlando il contrario di tutto quello che il partito aveva sostenuto negli anni su temi importanti per la vita di una collettività: i diritti civili, la laicità dello stato, la liberalizzazione dell’economia.
Ora, le elezioni regionali, hanno dimostrato, con la logica ferrea dei numeri, quanto la svendita radicale sia stata percepita, come tale, dall’elettorato. Percentuali sotto l’1 per cento dove era presente la lista Bonino Pannella, valga per tutti l’esempio del Piemonte e della Toscana, e un misero 3,3 per cento nel Lazio dove non solo c’era la Bonino come candidato presidente ma dove, addirittura, mancava la lista più forte del centro destra.
Una fine triste ma meritata. Pannella è ormai l’unico leader politico che, a forza di dichiararsi discriminato, è sulla breccia da 60 anni. Vederlo ancora fare comizi è triste oltre che patetico. Anche la Bonino, a forza di seguire il vecchio guru, ha perso lo smalto dei tempi andati. Il resto, semplicemente, non esiste. Forse alle prossime elezioni i radicali riusciranno a strappare ancora qualche posto a questo o a quello ma ormai non sono nemmeno l’ombra di quello che sono stati e che hanno rappresentato nella società italiana. Anche la vicenda di radio radicale è patetica. Acclarando la falsa tesi che la radio offre al cittadino un servizio pubblico perché trasmette in diretta congressi di partito, processi e quant’altro (fra l’altro lo stesso servizio lo espleta anche la Rai con GrParlamento), i radicali prendono dallo stato decine di miliardi di vecchie lire e con quelli fanno anche decine e decine di ore di trasmissioni per farsi propaganda. Mettiamo fine a questa ipocrisia. Tagliamogli i fondi e teniamoci il ricordo di una stagione bella ma ormai irrimediabilmente andata. Facciamo un’ultima battaglia radicale: applichiamo l’eutanasia al partito di Pannella.
Raimondo Magnini

Concordo con l’Autore: è patetico vedere Pannella e Bonino continuare a fare il verso a se stessi. Basta! Anche loro sono parte di un passato morto e sepolto. Morte e sepolte però non sono molte delle loro battaglie: ci sarà qualcun altro che – prima o poi- degnamente raccoglierà il testimone.
Essere radicali e basta, Pannella o non Pannella!
Lei s.c. ha ascoltato uno dei discorsi del candidato primo ministro dei conservatori in Inghilterra? Bene, radicale pure lui, anni luce dai discorsi di politici italiani, di destra come pure di sinistra spesso, e questo non c’entra niente con Pannella.
Anche se sull’essere radicali non nutro poi tutto l’entusiasmo che traspare da qualche intervento, bisognerà anche distinguere una buona volta: essere radicali o essere Pannella?
Lei dice benissimo Cipriani, radicali lo si dovrebbe essere a priori, poi ci si potrebbe chiamare Merkel, Brown, Sarkozy, Zapatero, di destra, di sinistra, liberali o socialisti, ma radicali!
E’ su questo punto che l’Italia si trova nella preistoria della politica, radicale non é un valore ma una devianza, sono loro con l’etichetta, “radicali”, gli altri invece sono solo socialisti o solo liberali, non é nel costume perché non vivete in uno stato laico, tutto qui, ma molto grave.
i radicali, come i cattolici del resto, si trovano in tutti partiti, quindi, non ha senso portare avanti una formazione così identitaria. Anche i socialisti, alla fine, l’hanno capito. Nelle classi dirigenti c’è bisogno di gente di estrazione radicale, ma anche socialista e liberale di vecchio stampo.
Cara o caro Oristella,
l’articolo, lo ammettiamo, è fortemente provocatorio. Ma è fondato su dati di fatto.
Credo che certa insofferenza dei radicali alle critiche, la totale mancanza di autocritica ed un atteggiamento di spocchiosa superiorità, talebano, non sia di alcun giovamento. Cordialmente,
Nicola Cariglia
della serie : “IL BUE DICE CORNUTO ALL’ASINO”
:)