
La guerra di aggressione all’Iran, iniziata senza consultare gli alleati della NATO – l’Italia è stata informata quando l’attacco era già cominciato – e costata migliaia di morti, molti di più se si considerano anche i ripetuti attacchi di Israele al Libano, ha avuto finora soltanto tre effetti concreti:
a) il transito nello Stretto di Hormuz, finora sempre libero, sarà sottoposto, nel migliore dei casi – perché potrebbe anche restare chiuso –, al pagamento di un pedaggio;
b) la minaccia iraniana di chiudere anche il Mar Rosso;
c) l’aumento del prezzo dei carburanti, che sta mettendo in ginocchio le economie europee e soprattutto l’Italia, che non dispone del nucleare come la Francia né del Brent come la Gran Bretagna.
Trump continua a gridare «vittoria», sebbene abbia mancato tutti gli obiettivi che aveva dichiarato. Il crollo del regime iraniano? La guerra lo ha rafforzato, provocando un soprassalto di patriottismo e, semmai, danneggiando gli oppositori. Tutto questo lo sapeva anche il mio gatto (che non ho).
La rinuncia al nucleare? Certo, può anche essere scritta in un accordo di pace, ma tutti sanno che dichiarazioni di questo tipo possono ipotecare soltanto il futuro prossimo e niente di più.
La rottura della tregua indica inoltre che il conflitto – nel quale l’Iran non si indebolisce, sebbene subisca morti e distruzioni, mentre gli Stati Uniti non riportano alcun danno – può continuare all’infinito.
Dal punto di vista delle ripercussioni sull’economia, Trump, come recita un vecchio detto toscano, «fa il ganzo con il portafoglio degli altri». A rimetterci non sono gli Stati Uniti, un Paese che esporta petrolio e produce armi. A subire le conseguenze economiche è, appunto, l’Europa.
Sarà forse – forse – un’eterogenesi dei fini o un effetto collaterale. Certo è che all’America – e questa volta non parlo soltanto di Trump – non dispiace che l’Europa si dibatta in una crisi economica. Anche perché vogliono che aumentiamo le spese militari e intendono sganciarsi, ma, guarda caso, sono sempre qui con le loro basi, che spero lascino libere affinché possano essere trasformate in «Villaggi della pace».
P.S. Trump si è lamentato più volte dell’Italia, affermando che «è stata pessima» (“very bad”) perché non ha aiutato gli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran: un conflitto deciso e avviato unilateralmente. Perfino Brežnev, prima di aggredire la Cecoslovacchia, informò i Paesi satelliti del Patto di Varsavia.
Quanto alle modalità dell’attacco all’Iran, sono davvero lontani i tempi in cui Robert Kennedy rispondeva a chi proponeva di attaccare Cuba: «Ricordatevi di Pearl Harbor».
Gabriele Parenti

Ben detto.