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Le ragioni profonde di un conflitto

Il fatto che come, si sente dire e si legge quotidianamente, non si capiscano le ragioni della guerra in Iran, non significa che queste non ci siano o che dipendano dall’umoralità della presidenza in carica. Nixon si trovò coinvolto in una guerra iniziata almeno sei anni prima e da una presidente che lo aveva sconfitto. Eppure continuò quella guerra fino a trovare una soluzione ritenuta dall’amministrazione soddisfacente. L’elettorato americano, nonostante le contestazioni, dovette rendersene conto.

di Riccardo Bruno | 23 Luglio 2026

Il fatto che come, si sente dire e si legge quotidianamente, non si capiscano le ragioni della guerra in Iran, non significa che queste non ci siano o che dipendano dall’umoralità della presidenza in carica. Nixon si trovò coinvolto in una guerra iniziata almeno sei anni prima e da una presidente che lo aveva sconfitto. Eppure continuò quella guerra fino a trovare una soluzione ritenuta dall’amministrazione soddisfacente. L’elettorato americano, nonostante le contestazioni, dovette rendersene conto. Nixon, dopo gli accordi pace del 1973, ottenne un secondo mandato, con un margine di voti più ampio .

L’Europa invece non comprese o finse di non comprendere, la natura dell’impegno americano in Vietnam. Nessuno voleva salvare l’indipendenza del Sud del Paese, persino i Pentagono papers lo dicevano. Occorreva salvaguardare la penisola indocinese nel suo complesso. Nixon riuscì in un capolavoro, quale mettere un bastone fra la Cina di Mao e l’Unione sovietica. Per quanto possa apparire incredibile, gli Usa divennero il punto di mediazione fra i due paesi comunisti che si iniziarono a detestare proprio per le reciproche mire sul sud est asiatico. Tanto l’America uscì sconfitta in Vietnam che il nuovo Stato unificato sotto Hanoi divenne in breve un suo partner commerciale privilegiato e a discapito dei russi e dei cinesi.

La situazione dell’Iran di oggi non è meno complessa di quella di allora in Indocina, al contrario. Il Vietnam era una sfera di influenza francese, l’Iran era invece fino al 1978, cioè fino alla rivoluzione komeinista, un alleato degli Stati Uniti d’America. Durante la guerra del Kippur, se gli europei negarono le loro basi agli americani, l’Iran, che non era nella Nato, mise le proprie a disposizione per rifornire Israele. Successivamente, davanti alla crisi petrolifera, un po’ più grave di quella di oggi, lo scià offerse all’America il petrolio gratuitamente, per ogni sua esigenza. Nixon ringraziò e rifiutò. All’America di petrolio bastava il suo e oggi ha più riserve di allora.

Vedere trasformarsi quell’area così importante strategicamente in un nemico, fu per gli Stati uniti molto più che una sconfitta. Fu uno smacco. Carter, un presidente che tutti amavano, venne umiliato. Allora il Pentagono e la Cia corsero in soccorso decidendo una svolta clamorosa, sostenere l’Iraq filo sovietico che attaccò l’Iran religioso. Probabile che le teste d’uovo dell’amministrazione Usa pensarono di poter sottrarre all’Urss l’Iraq come sottrassero l’Egitto e di sostituire un paese alleato con un altro. Questo progetto fallimentare, si è concluso nel 1991, con la prima guerra del Golfo. L’Iraq invase un paese amico dell’America e dei sauditi come il Kuwait. Allora l’America comprese che Saddam Hussein non assomigliava a Sadat, semmai a Gheddafi. Quando poi decisero, a torto o ragione di rovesciarlo, aprirono all’Iran dei mullah. Caduto Saddam era gioco forza che un paese sciita come l’Iraq si rivolgesse agli iraniani. Obama per accelerare questo processo di distensione fece anche di più. Lasciò cadere le accuse contro il principale alleato iraniano nel mondo arabo, Bashar Assad, di uso di armi chimiche e aperse al processo di nuclearizzazione civile dell’Iran. Obama offerse all’Iran degli ayatollah di diventare una autentica super potenza regionale. Cosa hanno fatto gli ayatollah? Destabilizzato il Libano per minacciare Israele e fomentato gli Huti per mettere in crisi i sauditi, per non parlare del sette ottobre di Hamas. Saranno gli storici a dirci se c’è stata o non c’è stata la possibilità dell’arricchimento dell’uranio. Basta l’azione di Khamenei in medio oriente per convincere gli Stati Uniti alla guerra, proporzionale al credito aperto da Obama, Che sia presidente Trump, o un altro, poco importa.

In questi primi mesi di guerra i pasdaran fieri della loro tenuta popolare, hanno stretto le maglie della repressione con successo, sottovalutano la capacità aerea statunitense che ha preso il sopravvento immediatamente. Gli iraniani non hanno abbattuto un solo bombardiere americano nemmeno per sbaglio. Bisogna stare molto attenti a fare gli sbruffoni. Non c’è un piano di invasione americana dell’Iran. Non è mai stata approntata una simile ipotesi tanto complessa. Gli israeliani sono più fantasiosi, hanno pensato ad un attacco curdo a terra, a corrompere Ahmadinejad, chissà che altro. Gli americani no. Hanno solo un piano, molto avanzato, per atomizzare l’Iran, esattamente come venne fatto con il Giappone nel 1945.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Antonio Doda

    24 Luglio 2026 alle 08:09

    Ciao Riccardo. Antonio Doda, compagno di classe al Righi.

    Rispondi

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