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Le Provincie? E se invece abolissimo le Regioni..

di Enrico Cisnetto | 9 Dicembre 2013

Il federalismo fallito

Un coro polifonico per una traumatica riforma del federalismo. Prima che sia troppo tardi..

italiagola“Le Regioni dovevano unire il Paese, ma hanno aumentato le differenze, e allo Stato pesante si sono aggiunte le Regioni pesanti. L’attuale formula è insostenibile ed è meglio sciogliere che resistere”. Un lapidario giudizio pronunciato non da qualche centralista conservatore, ma da Stefano Caldoro, che oltre a definirsi “regionalista e federalista” è anche il presidente della Campania, uno degli enti che vuole abolire.

D’altra parte, le Regioni hanno raddoppiato il loro costo fra il 1990 e il 2010, quasi esclusivamente con l’indebitamento finanziario, senza migliorare di un briciolo la vita dei cittadini. Anzi. Basti vedere il servizio sanitario: da quando è diventato regionale, è cresciuto il costo e decresciuta la resa. Inoltre, il loro antico vizio di origine per cui furono create – come svelò Cossiga, costituzionalizzare il Pci e assegnargli qualche poltrona – si ripercuote anche nel presente: fra giunte e consigli regionali prospera la politica amicale, corrotta e un po’ stracciona. Costo totale: 1 miliardo l’anno. Insomma, un indecoroso fallimento dell’essere e dell’apparire.

Da queste pagine abbiamo sempre invocato una vera riorganizzazione dei vari livelli di governo affinché, oltre alla riduzione degli sprechi, delle ruberie e dell’incompetenze, si possano abbattere i sempre crescenti casi di contenzioso fra centro e periferia che bloccano il Paese, e per incamminarsi sulla strada della sburocratizzazione e dello snellimento amministrativo. Abbiamo da sempre chiesto l’eliminazione delle Provincie, che tutti vogliono a parole, ma che nessuno riesce ad attuare nella pratica. Abbiamo da tempo suggerito l’accorpamento dei Comuni sotto i 5000 abitanti, che rappresentano solo 17% della popolazione pur essendo il 70% del totale di 8.100 soggetti, ma adesso, pur senza esultare, ci accontenteremmo dell’unione di quelli sotto i 1000, come approvato alla Camera nel disegno di legge costituzionale. Certo, ci sarebbe anche da cancellare tutta una serie di enti di secondo e terzo grado di dubbia utilità e di certo corporativismo.

L’abolizione delle Regioni, che viene sostenuta oggi da un coro polifonico e trasversale che passa da Caldoro agli editorialisti del Corriere della Sera, dai costituzionalisti alla Società geografica italiana, ci sembrava comprensibile, ma fin troppo drastica. Se siamo stati scavalcati è perché più ci si attarda a curare la ferita più la cancrena avanza. Ai tempi proponevamo un intervento duro ma limitato. Ad oggi pare sia necessario tagliare una gamba. Occhio che domani tocca al cuore. (twitter @ecisnetto)

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Commenti

  1. giancarlo

    13 Dicembre 2013 alle 11:02

    Le Regioni sono assolutamente da abolire, si sono rivelate solo un doppione del governo centrale e magiasoldi a non fininire, sprechi a volonta, centri di potere polico-discrezionale. Sono da abolire come le Province.

    Rispondi

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