Provate a rispondere a questa domanda: quante sono le province italiane? Se avete qualche anno e frugate nella memoria vi viene da dire 92. Era quello che negli anni ’60 riportavano i testi scolastici. Poi con il tempo il numero è lievitato. Oggi sono 104 quelle in funzione. Altre sei sono state già decise e attendono l’espletamento delle pratiche relative. Siamo a 110. Ad ottobre 2006, a distanza di sei mesi dalle ultime politiche, in Parlamento sono già stati presentati Ddl per la creazione di 16 nuovi enti. Per fortuna la Finanziaria ha messo uno stop. La gara per la creazione di nuove province è perfettamente bipartisan. Destra e sinistra in questo almeno sono uguali. Nei giorni scorsi abbiamo sottolineato la necessità di ridurre gli sprechi nel settore delle istituzioni pubbliche. Centinaia di enti inutili infatti provocano uno sperpero di denaro difficilmente immaginabile. In questa non invidiabile gara le province non sono secondo a nessuno per la semplice ragione che sono enti del tutto inutili, dopo la creazione delle regioni. Le loro competenze vanno dalla gestione della rete viaria all’edilizia scolastica, dai corsi professionali ai centri per l’impiego e alla difesa ambientale. Tutte funzioni che non necessitano di un apposito livello politico. La responsabilità “politica” potrebbe essere delle regioni e il loro espletamento potrebbe essere assicurato da un apposito livello istituzionale ma di tipo tecnico. Non servono presidenti, consiglieri e consigli provinciali. Gli enti territoriali sub statali dovrebbero essere solo due: i comuni e le regioni. Nel mezzo non serve niente non solo dal punto di vista funzionale ma anche da quello economico, visti i costi. Di seguito alcune voci che riguardano le province. Nel 2004 la spesa complessiva è stata di 16 miliardi (di euro) e 691 milioni, con un incremento di oltre il 66 per cento rispetto al 2000. Sempre nel 2004 il costo del personale è stato di 2,1 miliardi con un aumento del 50% rispetto al 2000. Il costo invece per le cariche politiche, presidenti, assessori, consiglieri, è stato di 120 milioni. Ogni nuova provincia poi costa, per le spese diciamo così di impianto, circa 50 milioni. Le 16 che, almeno per ora sono state stoppate dal governo, sono le seguenti: Pinerolo in Piemonte, Busto Arsizio e ValCamonica in Lombardia, Bassano del Grappa e Venezia Orientale in Veneto, Cassino, Castelli romani, Civitavecchia, Guidonia nel Lazio, Avezzano-Marsi e Sulmona in Abruzzo, Aversa e Nola in Campania, Melfi in Basilicata, Lamezia e Sibaritide in Calabria.
Le province sono uno spreco. Sono tante, non servono a niente e costano moltissimo. A sei mesi dalle elezioni sono già state presentate 16 proposte per nuove istituzioni
Una corsa senza fine quella per creare nuove province. Per fortuna la Finanziaria ha messo uno stop. Ogni eletto in provincia costa al cittadino circa 30 mila euro all’anno

Credo che per risolvere il problema si dovrebbe avere veramente a cuore il bene della nazione, e soprattuto un gran rispeto dei cittadini, nonchè uno sguardo politico a 360°.A chi giova creare nuove province, con tutto l’apparato burocratico , di potere, di intrallazzi , di sperpero del pubblico denaro,di malcostume dilagante in tutti i settori?
A noi cittadini ,no. A chi cerca di amministrare con correttezza( dovendo mantenere equanimi la propria coscienza e vari equilibrismi..)nemmeno. Giova a chi nelle pieghe burocratiche delle varie commissioni, uffici, trova modo di fare prosperare le proprie finanze.
La gente è stanca di nuovi organismi da mantenere (con lussi, potere, superbia e noncuranza per i cittadini), di nuovi ministeri con una giungla di clientes alle spalle, di nuovi modi per disperdere quel poco denaro che è rimasto.
Perchè lo stipendio ai governanti non può essere deciso dai cittadini che li votano e alla fine mantengono?
Forse la spesa pubblica diminuirebbe, soprattutto se poi si potessero licenziare i governanti incapaci.
Sarebbe un bel monito.
Credo che il rapporto sia tra costi e benefici e non solo su quanto costano le Province, legittimate peraltro dalla Costituzione (art 114), con compiti specifici che Comuni capoluogo e Regioni, per puri interessi di bottega tendono a ridurre, proponendone persone di secondo piano alle elezioni amministrative.Aboliamo le prefetture invece che sono organo di controllo del potere politico centrale che costa moltissimo ed è puro fatto burocratico e non democratico! Quello che dovremmo cercare inoltre è la riduzione dei Comuni. Ma ci rendiamo conto che l’Italia ne ha piu del doppio della Francia e della Germania ( vado a spanne). Con realtà che hanno 50 abitanti. In nome dell’autonomia!
La Provincia è un Ente intermedio necessario, che dovrebbe sostituire tutti i “consorzi obbligatori”, macchinette burocratiche mangiasoldi e tasse, ovvero altre funzioni forse non ultima quella sanitaria e di tutela del territorio. Tra i compiti assegnati dalla 142 (legge di riforma delle autonomie locali) non ve n’è stato uno che siano riuscite ad ottenere dalle Regioni che continuano a legiferare in materia “di non competenza”. Tutto perchè gli amministratori provinciali sono stati scelti tra i portaborse dei potenti. Provate a dirmi il nome di un presidente di Provincia che sia noto: al pari che ne so di Veltroni, ovvero della Moratti; di Chiamparino ovvero della Iervolino. Con attribuzioni di Legge importantissime, vengono lasciate senza soldi e impedite nelle competenze.
Sono stato amministratore provinciale (oltre che comunape, per non essere accusato di partigianeria!)nel 1985 e garantisco che a Viareggio, dove si teneva l’assemblea delle “Autonomie” la tiritera dei Comuni, soprattutto quelli ad indirizzo ex PCI era: aboliamo le Province.
Forse ci stanno riuscendo, ma io che teritorialmente sono Padovano da prima della nascita di Roma, come mi identificherò? Sono rubanense? Che campanilismo!