Dai tempi delle giornaliste e dei giornalisti innamorati di Di Pietro ( “così rozzo e così vero” ), del boom delle iscrizioni alle facoltà di giurisprudenza e della partecipazione ai concorsi per la carriera in magistratura, al finale da operetta di questi giorni: i magistrati che si assediano come se giocassero alla guerra, si mettono in mutande (letteralmente, così pare sia avvenuta la perquisizione di uno di un sostituto PM di Catanzaro ad opera dei colleghi di Salerno. Si consuma tra questi estremi la parabola di un ordine per troppo tempo uscito fuori dai limiti della Costituzione e del buon senso.
E’ il caso di ribadirlo: tutte le volte che i magistrati hanno debordato, arrestando senza motivo ma per esibizione muscolare o, peggio, per ottenere prove e confessioni, avversando leggi approvate dal Parlamento e facendole naufragare con interpretazioni ai limiti della capziosità, oppure impedendone l’approvazione con pronunciamenti di dubbia legittimità per la sede da cui emanavano, non perché i magistrati non debbano avere opinioni; ebbene, in tutti questi casi, non singoli magistrati hanno consumato un pezzo del loro prestigio ma l’intera categoria.
Che negli ultimi venti anni si è arroccata su tutto, ha difeso anche nell’indifendibile, talvolta anche in vicende dai risvolti penali o disciplinari ogni suo membro nel timore che un centimetro di arretramento fosse l’inizio della frana. Ed è così che si è largamente diffuso un sentimento di casta e di impunità e che i comportamenti si sono omologati.
Nella ridicola e gravissima vicenda dello “scazzo” tra i magistrati di Salerno e di Catanzaro e della immediata e successiva iniziativa del Consiglio superiore della magistratura, infatti, colpiscono due cose. La prima è che per tre volte, da tre parti diverse venga compiuto il medesimo errore; la seconda, l’assoluta mancanza di equilibrio e l’abnormità dei comportamenti. Il tutto, poi, dipende da quel permanente stato di eccitazione e di supervalutazione del proprio lavoro che ha caratterizzato per due decenni troppi magistrati.
L’errore che viene commesso per tre volte, è la mancanza di quella prudenza che deve contraddistinguere ogni passo giudiziario. I magistrati di Salerno piombano in forze a Catanzaro; il decreto di perquisizione è di 1700 pagine (ed i giornali avranno di che pubblicare per settimane); le modalità sono brutali, ma, se non altro, le stesse usate nei confronti di ogni cittadino. I magistrati di Catanzaro reagiscono alla stesso modo: addirittura senza pensare che non toccherebbe a loro rilevare e perseguire le irregolarità dei colleghi, che pure si vedono a occhio nudo. E il CSM? Qualcuno, non noi che da tempo ne denunciamo le uscite dal seminato, si sarebbe atteso almeno in questa sede un comportamento adeguato. E, invece, stessa precipitazione e, soprattutto, decisioni improntate all’esigenza di fermare la frana. Immediata procedura di allontanamento per i capi di entrambe le procure. Come a dire: siamo intervenuti il giorno dopo, che volete di più?.
Poi, che fine faranno queste procedure, quando si concluderanno, e, soprattutto, quali sono le ragioni e quali i torti? E le inchieste delle quali sono stati bi-sequestrati gli atti che fine faranno?
Raimondo Magnini

Touché , caro Giampaolo!Nessun rilievo alla sostanza della tua osservazione; la mia ironica espressione voleva essere più generica,in riferimento alla “superbia” dimostrata da certi soggetti ,nei comportamenti e nelle proteste.
Ah, dimenticavo. il sostituto procuratore De Magistris, per punizione (incompatibilità ambientale), è stato trasferito Napoli con funzioni di Giudice. Come a dire che uno che sbaglia può fare il giudice, ma non il PM. Bella logica: Diventare magistrato di SERIE B!
Grave per te Puccio: questi sono SOLO magistrati, non giudici. Difatti sono le Procure che si sono mosse ed ovviamente il CSM è stato il loro arbitro. Basterebbe solo questo per definire che è indispensabile la separazione delle carriere.
Che di fatto esiste. Come si vede la Costitizione il titolo IV della stessa definisce chiaramente MAGISTRATI e GIUDICI. Solo i sofismi fanno credere che tutti sono giudici: ma solo chi ha tale qualifica è soggetto SOLO alla legge. Il PM. che giudice non è, deve sottostare (come i difensori) alle loro decisioni. Ovvio che può ricorrere.
Una dritta in proposito puo venire dal 2° comma dell’art. 106: Possono nominarsi magistrati onorari per tutte le funzioni attribite ai GIUDICI, il che vuol dire che un magistrato onorario NON PUO’ ovviamente, FARE IL P.M.
Con tanti saluti a Di Pietro e a quanti lo sostengono.
A monte c’è un colossale equivoco : quello secondo il quale l’aver assoggettato il Giudice “soltanto alla legge ” equivarrebbe ad una ttribuzione di onnipotenza istituzionale….