Alle nostre spalle queste settimane di lock down sembrano sempre più un incubo destinato a sbiadirsi nella memoria anche se il prezzo che l’Italia, e non solo, ha pagato mette ancora i brividi.
Tutto torna ad aprirsi, tutto cerca una ritrovata “normalità”. Tutto tranne i teatri e più in generale il mondo della cultura e suoi protagonisti, artisti o tecnici che siano, vivono giorni difficili e non solo economicamente.
Questa assenza, forzatamente compensata con iniziative su web, pesa su coloro che, come me, vivono il contatto quasi fisico col palcoscenico e con quel mondo fatto di interazioni dialettiche che non possono trovare soddisfazione in quel, pur apprezzabile, tentativo di “esserci nonostante”.
Pisa e il suo teatro da sempre costituiscono un imprescindibile punto di riferimento per la cultura: lirica, prosa, danza ma anche eventi che realtà culturali di pregio propongono all’attenzione dei cittadini, e spettacoli per i più piccoli riempiono il cartellone solleticando la curiosità e l’interesse di quanti sanno apprezzare questi appuntamenti.
Passare davanti e vedere il portone chiuso, guardare le bacheche e non trovare le locandine con i prossimi spettacoli mette un senso di tristezza profonda, quasi che quell’assenza ci venisse a ricordare come un pericolo possa improvvisamente privarci di qualcosa che ci appartiene nel profondo, negandoci la possibilità e il diritto di poterne fruire liberamente.
Era stato così con le librerie, che per fortuna sono state riaperte: “per forza maggiore” ciò che era normale, scontato, quasi di routine, diventa negato, precluso.
Ci siamo voluti confrontare con uno dei protagonisti della realtà culturale della città, ma non solo: Stefano Vizioli, direttore artistico per la lirica del teatro Verdi, regista, autore di programmi radiofonici e televisivi su tematiche attinenti al mondo dell’opera, Accademico presso la Accademia Filarmonica Romana.
IL TEATRO VERDI AL TEMPO DEL CORONA VIRUS… COSA “BOLLIVA IN PENTOLA” E COSA È RIMASTO CRUDO?
Eravamo quasi alla conclusione di una stagione che ha visto il teatro sempre pieno e un implemento del 16% degli abbonamenti per la lirica. L’opera di inaugurazione EMPIO PUNITO di Melani è stata considerata dal quotidiano LA STAMPA uno dei migliori 10 spettacoli del 2019. Purtroppo il covid 19 non ha permesso la conclusione di stagione con NAPOLI MILIONARIA di Rota, che però vorremmo riprendere nella primavera del ‘21, anche per far fede non solo all’impegno di coproduzione con gli altri “teatri della costa”, Lucca e Livorno, ma perché in quanto OPERASTUDIO Laboratorio Toscana Lirica, l’iniziativa punta ad un lancio di giovani talenti che erano pronti per il loro primo grande debutto in palcoscenico. Glielo dobbiamo in qualche modo.
IL LUNGO SILENZIO DEI TEATRI RISCHIA DI PROLUNGARSI ANCORA PER MOLTO METTENDO IN CRISI NON SOLO IL LAVORO DI COLORO CHE VIVONO DENTRO E INTORNO AL TEATRO MA ANCHE DI COLORO CHE FRUISCONO DI CIO’ CHE IL TEATRO METTE LORO A DISPOSIZIONE
La situazione è molto difficile ma non è detto che da una difficoltà non si possano trovare opportunità inaspettate, il problema è una specie di abbrutimento dei lavoratori interni: e non parlo di chi ha avuto la chance dello smartworking ma dei tecnici, elettricisti macchinisti attrezzisti truccatori sarte fonici…questo è un lavoro dettato dalla passione e dalla “malattia del teatro”, nessuno si arricchisce o diventa milionario, ma senza un sipario che si apre e un rito che si celebra è come avere un cimitero spento e chiuso, ammuffito e con ragnatele. Inoltre c’è il rischio di mandare all’aria un sapere antico, una coscienza e un ruolo morale che il teatro ha verso la città, non nella sua funzione meramente ludica, ma sociale e civile. Per non parlare che, se non si fa nulla nel 2020, se solamente passa la pericolosissima strategia del “teniamo chiuso cosi risparmiamo”, ci saranno enormi problemi di finanziamento per gli anni successivi.
PISA E LA SUA POPOLAZIONE HA SEMPRE AVUTO UN RAPPORTO SPECIALE COL SUO TEATRO: COSA È POSSIBILE FARE PERCHE’ QUESTO LEGAME NON DEBBA SUBIRE UNA COSI’ LUNGA SEPARAZIONE?
Una cosa che mi ha particolarmente colpito è stata la rinuncia al rimborso da parte di molti abbonati e semplici spettatori verso gli spettacoli che sono venuti a mancare dall’8 marzo, il pubblico ha in qualche modo donato come atto di solidarietà la richiesta di rimborso. Abbiamo superato i 20.500 € di donazioni, è un dato forte che testimonia il sostegno della città al proprio teatro, ed il gradimento per la qualità della nostra attività. Di questo gesto non posso che essere profondamente toccato e commosso, e non finirò mai di ringraziare questo pubblico senza il quale il teatro non potrebbe esistere. Anche per loro è importante riaprire e al più presto.
IL TEATRO FUORI DAL TEATRO: PENSA SAREBBE POSSIBILE, VISTA LA LIMITAZIONE IMPOSTA DAL DPCM, PORTARE FUORI DALLE MURA DEL VERDI LA SUA ATTIVITA’ PER RITROVARE IL SUO PUBBLICO? E SE SI’, DOVE E COME POTREBBE ESSERE POSSIBILE?
Pisa come quasi tutte le citta italiane, è un palcoscenico a cielo aperto, la cosa che lascia perplessi è come suddividere queste aree secondo le definizioni del decreto che prevede 200 persone al chiuso, comprese le maestranze- per cui se faccio una Aida la faccio solo per mia nonna perché gli altri 199 fra orchestra coro ballerini comparse e solisti sono tutti sul palcoscenico, non molto astuto sotto il profilo economico- o la generica definizione di non più di mille all’aperto, ma se sono a Roma a piazza san Pietro è un po’ diverso da piazza delle Berlina a Pisa, e se sono al teatro di Montecarlo di Lucca vi sono differenze con l’auditorium di Santa Cecilia a Roma, come si fa a dare definizioni cosi assolute? Per l’estate ci potrebbero essere molte iniziative che tenendo conto del corona virus possono diventare grandi opportunità creative.
Per me in questo preciso periodo storico è molto importante lavorare con i talenti del territorio, ho fatto insieme al collaboratore Lorenzo Mucci una lista di almeno 75 cantanti giovani e talentosi nella regione, è importante che gli artisti che già vengono pagati pochissimo possano rientrare a casa e non spendere in vitto e alloggio, ma è anche vero che se si riprende una minima attività, c’è di nuovo un pubblico, i bar lavorano di più, i ristoranti con le dovute attenzioni anche, i mezzi di trasporto, insomma cultura è sia indotto economico che turismo che “sanità”, e dovrebbe essere messa anche sotto l’egida del ministero della salute perché fa bene all’anima oltre che all’economia.
POTREBBE ESSERE, QUESTA SITUAZIONE PARTICOLARE, L’OCCASIONE PER APRIRE ALLE OPERE CONTEMPORANEE, FINORA MENO PRESENTI NEI PROGRAMMI DELLE STAGIONI?
Una cosa molto interessante è ipotizzare delle riduzioni o riscritture di musica concepita per grande orchestra, affidando ad un bravo compositore una rilettura che permetta logisticamente un assembramento orchestrale per piccolo ensemble obbediente alle regole del distanziamento. Anche affidare nuove composizioni, ma anche nuove coreografie attente alle regole del covid potrebbe essere un forte stimolo creativo, da una difficoltà bisogna intuirne l’opportunità.
VISTO QUESTO MOMENTO DI “STASI FORZATA” CI POTREBBE FARE UN PUNTO DELLA SUA ATTIVITA’ DI DIRETTORE ARTISTICO PER LA LIRICA DI QUESTI ANNI?
E’ stata un esperienza fondamentale per la mia crescita professionale artistica e umana: essendo notoriamente goffo con le istituzioni e non molto diplomatico ho dovuto imparare una nuova ginnastica dialettica e comportamentale, anche se ho poche speranze, vengo dal palcoscenico e non dagli uffici amministrativi o dalla politica, quindi a priori faccio ininterrottamente gaffes: ho tantissimo ancora da imparare e ho fatto passi falsi dovuti all’ingenuità e al fatto che sono un pivellino della direzione artistica in generale, però da quello che ho potuto constatare, a partire dall’affetto della città e dalle numerose attestazioni di stima su ogni mezzo di comunicazione, dalla crescita degli abbonamenti e dall’avere un teatro pieno con Empio punito e Mosè in Egitto- titoli non proprio popolarissimi- dall’aver riportato Pisa nell’agone internazionale, sembra che i meriti siano leggermente superiori ai demeriti. L’unica cosa di cui sono abbastanza sicuro è la conoscenza del repertorio e del palcoscenico, e la conoscenza ferrea del repertorio ha enorme riflesso sull’aspetto gestionale ed economico: il palcoscenico è uno strumento che puoi suonare solo se ne possiedi la tecnica e ci metti il cuore, proprio come un pianoforte o un violino: io posso amare Liszt ma non posso suonarlo se non ho queste due caratteristiche e 10 dita che funzionino alla perfezione, lo stesso è il palcoscenico, lo sai suonare solo se lo conosci intimamente.
ALLARGANDO IL DISCORSO UN PO’ OLTRE I CONFINI DEL TEATRO, PENSA CHE FORSE PISA BENEFICEREBBE DI UNA “POLITICA CULTURALE” CON UNA PIANIFICAZIONE PIU’ ORGANICA COSI’ DA DIFFERENZIALE E POTENZIARE L’OFFERTA CULTURALE INCREMENTANDONE ANCHE LA QUALITA’?
Pisa è una città curiosa, attenta, diffidente, coraggiosa, affamata di cultura, divertita alle sfide, e si rimette spesso in gioco, sono certo che ovunque vi siano sinergie e strategie congiunte si possano fare grandi cose, sempre ricordando che la cultura va a braccetto con termini come economia, turismo, salute e bellezza.
Stefano Mecenate










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