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Le Olimpiadi più geopolitiche di sempre

Le Olimpiadi invernali tornano in Italia in uno dei periodi di maggior tumulto geopolitico da decenni. Dietro la torcia dei Giochi invernali Milano-Cortina sfilano sportivi provenienti da tutto il mondo, eppure la celebrazione per eccellenza dello sport globale sembra in contraddizione con l’attualità: la promessa del rispetto delle regole e di una competizione pacifica tra le nazioni si scontra fuori dalle mura degli stadi e dei palazzetti del ghiaccio con una realtà in cui la diplomazia multilaterale è sempre più sotto pressione. Per alcuni, però, il cattivo tempismo potrebbe essere alleviato dai Giochi, offrendo l’opportunità di ricostruire relazioni indebolite.

di Alessia De Luca | 7 Febbraio 2026

Le Olimpiadi invernali tornano in Italia in uno dei periodi di maggior tumulto geopolitico da decenni. Dietro la torcia dei Giochi invernali Milano-Cortina sfilano sportivi provenienti da tutto il mondo, eppure la celebrazione per eccellenza dello sport globale sembra in contraddizione con l’attualità: la promessa del rispetto delle regole e di una competizione pacifica tra le nazioni si scontra fuori dalle mura degli stadi e dei palazzetti del ghiaccio con una realtà in cui la diplomazia multilaterale è sempre più sotto pressione. Per alcuni, però, il cattivo tempismo potrebbe essere alleviato dai Giochi, offrendo l’opportunità di ricostruire relazioni indebolite. Accanto agli atleti, la cornice dei Giochi ospita una fitta agenda politica: circa cinquanta tra capi di Stato e di governo sono presenti in queste ore a Milano, trasformando l’evento sportivo in un’occasione di dialogo informale su sicurezza europea, Medio Oriente e rapporti transatlantici traballanti. A ribadire la portata politica delle Olimpiadi è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il capo dello Stato ha richiamato il significato profondo del motto olimpico “Citius, altius, fortius, communiter” (Più veloce, più in alto, più forte, insieme), rinnovato dal Comitato olimpico internazionale (CIO) nel 2021. Un richiamo alla cooperazione e al rispetto reciproco in una fase storica segnata da tensioni e conflitti.

Un passato che ritorna?

Non è la prima volta che le Olimpiadi moderne si ‘scontrano’ con la geopolitica. Anzi, la storia dei Giochi è costellata di interferenze politiche e crisi internazionali. Cinque Olimpiadi furono cancellate durante entrambe le guerre mondiali e nel 1972, a Monaco, il terrorismo entrò drammaticamente nel villaggio olimpico con il sequestro e l’uccisione di atleti israeliani da parte di un commando palestinese. Dopo l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’allora Unione Sovietica, gli Stati Uniti boicottarono i Giochi estivi di Mosca del 1980 e, quattro anni dopo, questa ricambiò rifiutandosi di inviare atleti ai Giochi di Los Angeles. Dieci mesi prima che Seul ospitasse le Olimpiadi estive del 1988, agenti nordcoreani fecero esplodere una bomba su un aereo di linea sudcoreano nel tentativo di destabilizzare i Giochi. Più di recente, la pandemia di coronavirus ha costretto il rinvio di un anno dei Giochi estivi di Tokyo 2020. Anche Milano-Cortina non è immune dalle polemiche: se agli atleti di Russia e Bielorussia non sarà consentito gareggiare sotto le loro bandiere nazionali, ma solo come atleti ‘neutrali’ – in conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 – il CIO ha respinto le richieste di estendere tali misure anche a Israele e Stati Uniti, a seguito della condotta di Israele a Gaza e del blitz americano in Venezuela, affermando che tali questioni “esulano dalla nostra competenza”.

Giochi all’ombra di Trump?

Anche se non sarà presente ai Giochi – avendo inviato il suo vice JD Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio a rappresentare gli Usa – l’ombra lunga di Donald Trump incomberà sicuramente sullo spettacolo sportivo. Le prime Olimpiadi dal suo ritorno alla Casa Bianca, infatti, sono contraddistinte dalle turbolenze globali. Nelle ultime settimane, il presidente americano ha ordinato un intervento militare contro il Venezuela senza l’approvazione del Congresso; ha minacciato di usare la forza per conquistare la Groenlandia e ha avvertito che avrebbe inflitto danni economici ai partner europei accorsi in aiuto del territorio semiautonomo di un alleato Nato, la Danimarca. Sebbene la crisi non sia deflagrata, essa ha amplificato la sensazione di un deterioramento della cooperazione multilaterale ed è avvenuta in un clima di timore per il futuro delle Nazioni Unite a seguito dei drastici tagli ai contributi nazionali, in primis da parte degli Stati Uniti. Guerre e tensioni hanno accompagnato molte edizioni olimpiche, ma la differenza oggi è che una parte rilevante delle minacce all’architettura diplomatica globale proviene da quello che per decenni ne è stato il principale garante.

Una gara tra sport e politica?

Fin dagli anni ’90, il CIO rilancia l’appello alla tregua olimpica, ribadito anche per Milano-Cortina. Oggi, quell’ambiziosa missione pacificatrice dello sport appare particolarmente vessata. Attacchi hacker hanno preso di mira, senza successo, il sito web delle Olimpiadi, gli hotel di Cortina e i siti web del Ministero degli Esteri. Quest’ultimo ha confermato che gli attacchi erano “di origine russa” e un gruppo di hacker filo-russi ha rivendicato il gesto su Telegram, spiegando che si trattava di una ritorsione per il sostegno dell’Italia a Kiev. Anche se le tensioni geopolitiche non risparmieranno i Giochi e difficilmente gli appelli per la tregua olimpica sortiranno effetto, quest’occasione “rappresenta un’opportunità per l’Europa di presentarsi come una potenza moderna e fiorente – osserva Liana Fix del Council on Foreign Relations – e non come il continente in declino che viene dipinto dall’amministrazione statunitense”. Il Comitato Olimpico Internazionale continua a difendere l’idea di un palcoscenico politicamente neutrale, ma la realtà è più complessa. “Lo sport è politica con altri mezzi”, afferma il professor Jules Boykoff della Pacific University. E pensare il contrario “è ovviamente una pura illusione”.

Il commento

Di Paolo Magri, Presidente del Comitato Scientifico ISPI

“L’appello alla tregua olimpica anche per le Olimpiadi di Milano-Cortina rappresenta un necessario e autorevole auspicio, che trova però pochi riscontri storici positivi da quando le Olimpiadi sono riprese su ispirazione di Pierre de Coubertin. Durante i due conflitti mondiali del 900 anziché le guerre, furono infatti proprio i Giochi ad ‘andare in tregua’ ed essere cioè sospesi, e anche guardando a tempi più recenti quasi mai le Olimpiadi hanno fermato guerre su larga scala, producendo al massimo pause locali umanitarie (Bosnia 1994) o aperture diplomatiche temporanee (Coree 2018). Ovviamente la speranza, si sa, è l’ultima a morire”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Apertura

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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