Un governo che si reggesse con transfughi di Forza Italia e dei Cinque Stelle farebbe male, oltre che al Paese, a chi lo andasse a formare.

Sarà senz’altro vero che le mosse del Cavaliere hanno una buona dose di azzardo e che la disperazione lo porta a scegliere il rischio. Ma, ammesso questo, non manca la razionalità nella sua decisione di provocare la crisi di governo. Quello che sta succedendo e ciò che prevedo succederà lo dimostrano.
Si era detto che Berlusconi non avrebbe mai provocato la crisi, altrimenti PD e Cinque Stelle avrebbero approvato una riforma elettorale contro di lui. Di più: avrebbero dato vita ad un governo, vanificando l’ipotesi di elezioni anticipate. Il presidente del consiglio, Letta, era stato elogiato dal coro unanime della stampa per avere messo con le spalle al muro il capo di Forza Italia, che non avrebbe mai provocato la crisi, nemmeno in presenza dell’aumento dell’IVA. Era un bluff, si diceva.
Non è andata così. Berlusconi ha provocato la crisi. Forza Italia è in confusione, ma il suo leader sembra avere calcolato esattamente che alternative non ce ne sono. Grillo punta davvero a prendere la maggioranza relativa e, dunque, non darà mai i suoi voti ad un governo presieduto da un PD o da un tecnico. E un governo che si reggesse con transfughi di Forza Italia e dei Cinque Stelle farebbe male, oltre che al Paese, a chi lo andasse a formare.
Dunque, le elezioni bussano alle porte, così come aveva calcolato l’uomo di Arcore. E saranno fortemente condizionate da due questioni: lo scontro eterno fra Berlusconi e le toghe; la insofferenza degli Italiani verso un fisco ingordo quanto ingiusto. Non sono solo temi da lui prediletti; sono argomenti che trovano orecchie sensibili in larga parte degli elettori.
Il PD farà bene a non commettere nuovamente l’errore di considerare già acquisita la vittoria. Soprattutto farà bene a non farsi trascinare su posizioni estreme da possibili alleati come SEL e simili, né a farsi spingere su quelle stesse posizioni dalla polemica elettorale con Berlusconi.
Se c’è un momento che richiede moderazione è proprio questo. Non basta trovare un candidato di grande popolarità come Matteo Renzi. Al PD occorre un programma semplice, di immediata comprensione, che lo renda simile alla sinistra europea, non la ricerca di improbabili terze vie. E da questo programma non dovrà mancare un impegno credibile sui temi della Giustizia, della crescita, del ridimensionamento della spesa pubblica e del prelievo fiscale.
Non è detto che ci riesca: le divisioni interne sono profonde. Troppo spesso spingono (succede persino a Renzi) a privilegiare le posizioni estreme. E rischiano di rendere impossibile il recupero di voti moderati in possibile fuga dal centrodestra che potrebbero essere alla sua portata, se non altro per mancanza di altri credibili poli di attrazione.
Dietro l’angolo non c’è solo la frana del partito di Berlusconi. Le macerie della “seconda repubblica” mai nata potrebbero seppellire tutti.

Mi dispiace, ma siete fuori strada. Non si puo’ paragonare altre situazioni con l’attuale! Finalmente invece si scorge uno scatto d’orgoglio di politici che preferiscono ascoltare la volontà popolare invece che distruggere tutto e tutti.
Berlusconi non è piu’ difendibile ne credibile, ha superato ogni limite di sopportazione anche per i suoi, gli italiani non vogliono elezioni, ma un governo, ora, adesso, anzi, ieri. Quindi si consolino i falchi del PDL e del PD, si consoli Renzi che voleva soffiare sul fuoco, si consolino pitonesse in declino e falchi acciaccati, questa volta saranno gli italiani a non essere traditi e l’Italia a fare uno scatto di orgoglio.
L’era di Berlusconi è finita, il governo continuerà a lungo, le persone valide ci sono a cominciare da Letta. Non vedo drammi, anzi, finalmente due buone notizie, un buon governo e l’allontanamento di inutili e pericolose elezioni.
Direi che occorrerebbe un uomo, non un uomo forte ma un antico vir, che andasse in Europa e con la massima calma dicesse alla troika: NON ASSILLATECI, NON PREMETECI, DATECI RESPIRO, ATRIMENTI L’EUROPA USCIRA’ DALL’ITALIA. Sì, altrimenti l’Europa uscirà dall’Italia, perché da noi l’Europa fu partorita e solo in noi può morire. Non si tratta di un’astratta e ingenua lezioncina di storia di fronte alla brutalità dei mercati, proviamoci a minacciare l’uscita dell’Europa dall’Italia e tutto il castello di voti tra virtuosi e negligenti crollerà addosso ai virtuosi. Un vir, occorre un vir, anche se la costituzione del 1948 fu concepita perché fosse abortito. Quanto alla legge elettorale concordo con Adalberto.
D’accordo con il direttore; e anche con l’analisi di Pio Borri. Solo una domanda: noi laici e liberali siamo sempre convinti che, anche adesso, una legge elettorale diversa dall’attuale oscenità, sia necessaria, indispensabile ? Che sia – come si suol dire – un’esigenzza prioritaria ? O no ?
Nicola, il tuo ragionamento non fa una grinza. I politici italiani sembrano ormai capaci solo di compiere “falli di reazione”, a destra e a manca. Ognuno ha le sue motivazioni, a volte comprensibili altre meno, ma nessuno, neanche Renzi purtroppo, sembra avere in testa un progetto politico, un’idea di Nazione. In tutto ciò c’è chi ci sguazza: una classe burocratica e clientelare, in testa la magistratura e i suoi corifei dell’informazione, che temono come la peste qualsiasi progetto di riforma liberale che possa mettere in pericolo i privilegi e il potere enorme acquisiti nel vuoto politico dell’ultimo trentennio. Non è un refuso, perché l’operazione è iniziata prima dell’avvento di Berlusconi. Basta vedere le sabbie mobili in cui di volta in volta sono stati fatti cadere i tentativi di riforme strutturali da parte dei governi che si sono succeduti, di qualsiasi colore fossero. E’ chiaro che la responsabilità stia principalmente nell’incapacità di un’intera generazione di classe dirigente, politica in primis, ma non solo. Vogliamo parlare dell’inconsistenza assoluta di sindacati e associazioni imprenditoriali? Oppure dell’incapacità totale di uscire da logiche corporative dei vari ordini professionali? O anche della miopia assoluta dei nostri “grand commis” di Stato di volta in volta chiamati a ricoprire ruoli di indirizzo politico e ogni volta capaci solo di tutelare le proprie burocrazie d’appartenenza? Aggiungo, ma ormai la mia è una “fissa”, che in un tale vuoto abbiamo una magistratura, non le sole “toghe rosse”, ma le toghe tout court, che ormai ha stabilito di essere detentrice dei poteri di indirizzo di politica industriale, sociale, economica, ambientale, culturale, persino sportiva. Un tale cupio dissolvi vedrà, per forza di cose, il nostro Paese commissariato e, forse, sarà il male minore.
La prima Repubblica fu abbattuta da un golpe giudiziario che mandò in frantumi
in particolar modo la DC e lo PSI. L’obiettivo del golpe era far fuori Craxi che seppe rispondere no a certe pretese americane e russe e attaccare la Magistratura con il referendum sulla responsabilità civile dei giudici inquirenti. La fuga in Tunisia fu obbligata dopo il tradimento dei collaboratori la cui ingloriosa fine è nota a tutti. La scena del 1992 si sta ripetendo oggi sempre da una parte la magistratura e dall’altra l’uomo da eliminare perché antagonista della sinistra staliniana e dei giudici ufficialmente iscritti a tale partito.
L’uomo da ferire è Berlusconi che sta perdendo i suoi collaboratori esattamente come successe a Craxi. Anche la fine degli attuali traditori sarà uguale a quella
capitata ai traditori di Craxi di cui si sta già parlando ufficialmente di riabilitazione.