
Nel 1500 eravamo felici. Il Rinascimento stava sbocciando, l’uomo era al centro del cosmo e tutto aveva senso. Poi sono arrivati Copernico e Galileo e tutto ha smesso di avere senso finché…
Nel 1800, piena Belle Époque, eravamo tornati felici. Tutto aveva senso, il magnifico Etere Luminifero spiegava tutto e l’Uomo aveva UN posto (non quello centrale, ma pace) nell’universo. Poi è arrivato Albert Einstein e tutto è diventato confusionario, guerre, morti, terrorismo finché….
Negli anni 1990, dopo la Caduta del Muro, eravamo ancora una volta felici. Tutto aveva di nuovo senso, l’Impero del Male era caduto, grande crescita economica, globalizzazione. Poi è arrivato internet, sono seguiti i social network e ci siamo trovati circondati.
Da chi? Dalle Legioni di Imbecilli, marchiate da Umberto Eco, che un tempo stavano al bar e nessuno prendeva sul serio. Questi hanno rovinato il mondo. O così si dice. Ma davvero i social hanno garantito a questa gente un ambiente dove la sola forza dei numeri ha dato loro la vittoria?
Io non credo, io penso che le Legioni di Imbecilli esistano grazie a Umberto Eco e a cinquant’anni di pensiero debole. E che, stante un pensiero forte redivivo, la terra tornerebbe tonda in sei secondi. Ma il discorso è lungo, caro lettore, quindi spero potrai tollerarmi ancora un po’.
Se tutto è opinione, la terra può essere una omelette
“Il dubbio è la base della scienza”. Una delle frasi più abusate e meno sensate della storia. La scienza non si basa sul dubbio. Nulla si basa sul dubbio. Nemmeno il dubbio stesso, che nasce per essere risolto, non per essere coltivato. La scienza si basa su una serie di regole in continua affinazione per scoprire cose. Formule, particelle, modi per ucciderci con efficienza e contenendo i costi. In sostanza, il metodo scientifico ammette il dubbio, purché si basi su rigidi protocolli.
Il relativismo, però, non è scientifico e non ha mai aspirato ad esserlo. È solo uno sforzo collettivo di illudersi che la realtà non esista. La realtà, però, è più testarda di Vattimo e continua ad esistere. Quello che è svanito è il collante del discorso razionale. Non di quello scientifico, si badi bene. Se devi costruire un nuovo missile, della tua opinione frega nulla a nessuno. Il missile deve decollare, colpire con accuratezza e distruggere.
Ma se sei su Facebook e stai spiegando i vaccini a Fragolina69, questa ti risponderà che dentro c’è il grafene che riceve le onde del 5G e ti trasforma a tradimento in un feticista dei piedi di Burioni. Il problema di questa tirata non è che sia “ascientifica”, ma che è illogica. Non coerente nemmeno internamente. I complottisti litigano costantemente tra loro perché manca il collante logico che crei una narrazione comune.
Viviamo proprio in un brutto mondo vero? Beh, insomma.
Un tempo, quando la Ragione era importante, poteva capitare che un anarchico si buttasse dalla finestra per non fare i nomi dei compagni e tutta la gente intelligente di Milano (autoproclamatasi tale) si riunisse attorno ad un appello a indagare un commissario che manco era in caserma. Oltre ad essere rispettato dall’anarchico in questione. Con l’epilogo, tragico, dell’omicidio del commissario. Ordinato da tre persone intelligentissime. Gli intelligenti, ovviamente, erano grandi fan del pensiero debole. Per cui non è che mentire fosse un problema, era solo un diverso punto di vista. No?
Ecco, gli imbecilli sono fastidiosi e dicono idiozie sui vaccini. Ma finora non hanno ancora fatto un numero di morti comparabile a quello degli intelligenti. E questo è già un punto di partenza. Quello di arrivo è che quando qualcuno ci muore, di solito ha scelto liberamente di aderire a qualche pseudo teoria (i respiriani vi dicono nulla?). Insomma, controllano autonomamente i propri numeri. Gli intelligenti, invece, continuano a non rispondere delle geniali idee e dei morti ad esse collegate.
Il problema di Burioni
Gli imbecilli hanno, peraltro, un grande pregio: ci obbligano a non addormentarci sulle nostre certezze. Prendiamo, ad esempio, il metodo di comunicazione social detto “di Burioni”, dal nome del famoso prof. Universitario dell’Università Vita e Salute. Il concetto di base, brutalmente era, se io parlo, lo faccio a ragion veduta. E il resto del mondo deve darmi ragione o tacere. E guardate che prima del 2020, questo sistema funzionava. Era una fallacia logica (ad auctoritatem), eppure stava funzionando nel far risalire i vaccinati contro il morbillo. Chi sgarrava finiva alla berlina social.
Questa cosa è l’apice del pensiero debole. Siccome non sono sicuro di potermi difendere con la ragione, la butto sull’autorità. Il pensiero forte produce i Frate Predicatori che passavano giornate intere a dibattere. Il pensiero debole produce il debunker sarcastico.
Poi, purtroppo, è arrivata una pandemia mondiale. E ci siamo accorti di un piccolissimo problema: se la scienza, come ci veniva detto, non era democratica, la democrazia non è e non può essere un congresso di medicina. Questo ha portato il piccolo problema che ci siamo trovati con mezza dozzina di virostar che litigavano perennemente tra loro. Generando un’ondata di sfiducia verso la medicina enorme.
Sfiducia infondata, sia chiaro, il problema era che gente che avrebbe dovuto parlare poco, parlava troppo. E questo ci ha dimostrato che sì, la fallacia ad acuctoritatem fa male. Anche quando sembrava funzionare così bene. E la Legione ha una sua utilità: impedire agli Intelligenti di tagliare gli angoli e le curve.
In conclusione
No, i social non ci hanno reso più stupidi e non hanno dato “la parola” a nessuno. Hanno solo obbligato gli intelligenti a rendersi conto di essere circondati. E ha messo i fan della democrazia senza e senza ma di fronte al suo volto più vero. E dunque più terrificante. Il risultato? Qualcuno ha smesso di credere nel metodo democratico, qualcuno ha smesso di credere nell’umanità, ma mi auguro che la maggioranza abbia semplicemente smesso di credere che si possa stare tranquilli a questo mondo. Cosa che non accade mai.
Quanto ai social, la soluzione è semplice: continuate a fidarvi delle cose che hanno robuste basi alle spalle. Il resto lasciatelo alla signora Maria, casalinga, che scopre i più nefandi complotti dal divano di casa da vent’anni.
Luca Rampazzo

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