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Le “imprevedibili” elezioni in Slovacchia

L’Europa ha gli occhi puntati sulla Slovacchia, che sabato andrà alle urne tra disinformazione e il rischio di una svolta filorussa.

di Istituto Ispi | 29 Settembre 2023

Sabato la Slovacchia va al voto per rinnovare il parlamento e i sondaggi prevedono un serrato testa a testa tra il partito liberale Slovacchia Progressista e i socialdemocratici dello Smer di Robert Fico, leader populista e russofilo. A Bruxelles la tensione è alta e c’è chi teme un cambio di maggioranza e di sensibilità a Bratislava, finora considerata un solido alleato nel fronte europeo anti-Mosca. “Siamo un paese pacifico. Non invieremo una sola munizione all’Ucraina”, ha detto Fico la scorsa settimana durante un comizio. La sua linea è identica a quella di Viktor Orbán, spina nel fianco del blocco a 27 che è più volte riuscito a fiaccare la portata delle sanzioni contro la Russia – dopo averle a lungo ritardate – e a minare l’unità del sostegno all’Ucraina. A complicare le cose, il fatto che la Slovacchia sia con Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria, uno dei cinque paesi europei che avevano minacciato l’embargo sui cereali importati dall’Ucraina, la scorsa settimana, prima di trovare un accordo con Kiev. Una decisione dettata dal timore di essere inondati da cereali a basso costo che avrebbero danneggiato i produttori locali e il mercato interno.

Chi è Robert Fico?

Ex membro del Partito Comunista, reinventatosi socialdemocratico dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il 59enne Robert ha ricoperto l’incarico di primo ministro della Slovacchia per ben due volte. È considerato un nazionalista populista di sinistra, con una visione conservatrice della società, fortemente contrario all’immigrazione e strenuo sostenitore delle necessità di un aumento della spesa sociale. Sebbene al Parlamento europeo il suo partito sieda nel gruppo dei Socialisti e Democratici, i suoi alleati lo hanno allontanato a seguito dello scandalo scoppiato nel 2018 dopo gli omicidi in stile mafioso del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua ragazza, Martina Kušnírová. Kuciak stava indagando sulle presunte connessioni tra la ‘Ndrangheta calabrese e membri del governo guidato dallo stesso Fico. L’allora premier fu costretto a dimettersi e quell’evento sembra aver cambiato la sua traiettoria politica: da leader pragmatico, che non aveva mai messo in dubbio gli obblighi nei confronti dell’Ue e della Nato, Fico si è progressivamente trasformato in alfiere della propaganda di Mosca. Grazie a questa implacabile campagna di disinformazione, secondo il think tank Globsec di Bratislava, più della metà della popolazione ritiene che l’Occidente sia responsabile della guerra e il sostegno all’adesione alla Nato è sceso al 58%.  

Rischio ‘deriva’ ungherese?

Se finora i sondaggi più recenti davano allo Smer uno stretto vantaggio su Slovacchia Progressista (PS), un partito di centrosinistra moderato, le ultimissime rilevazioni hanno rovesciato le prospettive, collocando quest’ultimo al 18% e il partito di Fico al 17,7%. In ogni caso, quella che ci si attende è una vittoria sul filo di lana. Su un punto però gli osservatori concordano, quelle di sabato si prospettano come le elezioni più imprevedibili della recente storia politica slovacca e rischiano di essere pesantemente condizionate dalla disinformazione. Ad oggi, secondo l’analista politica Katarína Klingová, la maggioranza degli slovacchi nutre “totale sfiducia” nei partiti e nel governo. Una situazione aggravata dalla pandemia di Covid, dall’inflazione e della guerra, ma da cui il leader di Smer – che in campagna elettorale ha contribuito a diffondere teorie del complotto e accuse all’Occidente in tutto e per tutto simili a quelle del Cremlino – ha indubbiamente tratto vantaggio. Secondo Klingová, attualmente in Slovacchia ci sono oltre 280 siti web e portali che diffondono disinformazione, insieme a più di 1700 pagine e gruppi Facebook. Un ecosistema di fake news che in molti casi ha origini ‘nazionali’, anche se collegamenti diretti e indiretti con Mosca sono tutt’altro che da escludere.

Largo ai giovani?

Secondo gli osservatori, la possibile vittoria di Fico potrebbe spostare la Slovacchia nell’orbita di Budapest, aumentando le prospettive di una brusca virata in politica estera e trasformando il paese in una “seconda Ungheria”. E questa è una parte importante della posta in gioco. In un momento in cui le opinioni pubbliche europee e americane sono attraversate da un crescente sentimento di stanchezza per il protrarsi della guerra e dei suoi effetti, si tratta di un rischio che preoccupa Bruxelles. Ma a ben guardare, anche se dovesse vincere le elezioni, a differenza di Orbán, il cui partito Fidesz governa in Ungheria con la maggioranza assoluta, lo Smer di Fico godrà di un risicato vantaggio e per formare una coalizione dovrà appoggiarsi a partiti europeisti o estremisti filorussi. In entrambi i casi non si tratterebbe di maggioranze solide e questo suggerisce che la scena politica slovacca, che ha avuto cinque primi ministri negli ultimi cinque anni, potrebbe rimanere instabile ancora a lungo. Inoltre, se c’è una cosa che gli slovacchi hanno dimostrato negli ultimi anni – soprattutto quelli delle generazioni più giovani – è che sono fermamente pro-europei. E come sottolinea oggi il quotidiano Politico “è difficile immaginare che le stesse persone che sono scese in piazza nel 2018 e hanno cacciato Fico dal potere resteranno a guardare il loro paese seguire la deriva dell’Ungheria”.

Il commento 

di Matteo Villa, Senior Research fellow ISPI

“Fico e Orban sono spesso accomunati, non da ultimo per le loro prese di posizione sull’invasione russa dell’Ucraina (una provocazione dell’Occidente, a sentir loro), sull’immigrazione (un male da scongiurare) e sui valori democratici (al più, una noia che limita le libertà dei “regimi illiberali”).
Eppure in Europa il partito di Orban ha lasciato il Partito popolare europeo pur di non subire l’onta di esserne espulso, mentre il partito di Fico fa ancora tranquillamente parte del gruppo dei socialisti e democratici. Segno che un eventuale ritorno al potere di Fico farebbe necessariamente venire diversi nodi al pettine della grande coalizione centrista che costituisce la maggioranza del Parlamento europeo sin dalla sua nascita”.

A cura della redazione di  ISPI Online Publications

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, bruxelles, campagna elettorale, centrosinistra, elezioni, europa, giovani, governo, mercato, nato, paesi europei, parlamento, persone, populista, provocazione, Socialdemocratici, socialisti, sostegno

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

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