• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Le etichette della discordia sui prodotti israeliani

L’Unione europea, Ue, si dà nuove linee guida per disciplinare l’entrata dei prodotti israeliani provenienti dai Territori Occupati.

di Claudia De Martino | 27 Dicembre 2015

L’Unione europea, Ue, si dà nuove linee guida per disciplinare l’entrata dei prodotti israeliani provenienti dai Territori Occupati. Si tratta di una “nota interpretativa” che, dal mese scorso, si limita a imporre la denominazione di origine ai prodotti dei Territori Occupati che accedono al mercato Ue.

Tale nota è stata recepita dal governo israeliano come una misura dall’alto valore simbolico: Il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato che Israele sospenderà di conseguenza tutti gli incontri tra alte autorità israeliane e diplomatici Ue.

Anche se 550 eminenti personalità israeliane del mondo della cultura si sono espresse e a favore della nota, la maggior parte delle forze politiche e dell’opinione pubblica israeliana ha interpretato la misura come l’ennesima manifestazione del doppio standard europeo nei confronti di Israele.

Se il ministro della Giustizia Tzipi Livni ha parlato di boicottaggio economico, Avigdor Lieberman, del partito di estrema destra Israel Beitenu, ha equiparato l’etichettatura dei prodotti all’imposizione della stella di David agli ebrei durante la II Guerra Mondiale, ricorrendo ad una retorica ormai consueta nelle relazioni Ue-Israele.

Relazioni economiche Ue-Israele
La nota Ue si inserisce, in realtà, in un percorso di approfondimento delle relazioni economiche con Israele, coronato nel 2012 dall’adozione di misure senza precedenti, tra le quali un accesso preferenziale di Israele al mercato unico europeo e una cooperazione rafforzata nei settori dei trasporti e dell’energia.

Tuttavia, già nel 2012, Catherine Ashton, ex Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Ue, si pronunciava a favore di un blocco delle relazioni con gli insediamenti.

La Commissione Ue aveva allo studio una proposta globale di disincentivazione alla collaborazione dei Paesi Ue con gli insediamenti posti oltre la Linea verde – la linea di demarcazione che separa Israele dai Territori Occupati durante la Guerra del ’67 – che avrebbe potuto condurre anche ad un bando totale di tali prodotti dal mercato Ue. (“Guidelines on the eligibility of Israeli entities and their activities in the territories occupied by Israel since June 1967 for grants, awards and financial instruments funded by the EU from 2014 onwards”, 19/7/2013)

L’attuale nota non include nessuna di queste misure, ma l’opinione pubblica israeliana teme che essa costituisca il primo passo verso una campagna internazionale di delegittimazione degli insediamenti.

Finanziamenti all’occupazione
Uno studio intitolato “Exposing the Israeli Occupation Industry”, elaborato dal centro di ricerca Who Profits, evidenzia varie categorie di operazioni con cui le banche israeliane finanziano direttamente o indirettamente attività relative all’occupazione:
1) prestiti per mutui per case nei Territori;
2) servizi finanziari alle autorità locali;
3) prestiti per costruzioni negli insediamenti;
4) banche operative locali. Le banche israeliane, infatti, non possono – secondo la legge nazionale – discriminare in base alle aree di applicazione nella concessione dei finanziamenti.

Si teme anche che alcune compagnie multinazionali e istituzioni israeliane potrebbero diventare soggetti ineleggibili per i progetti Ue: la compagnia Paz Oil, leader nel settore energetico, la Elbit Systems Ltd, leader di sistemi elettronici di difesa o il nuovo campus dell’università di Ariel.

Quello di cui Israele ha paura, in definitiva, sono gli effetti a lungo termine di queste linee guida, che hanno il merito di richiamare l’attenzione internazionale sulla illegalità delle colonie israeliane.

Steven J. Rosen, analista del Middle East Quarterly, sostiene che questa nuova nota danneggerebbe anche l’Europa: Israele ha importato dall’Ue più del 46% di quanto ha esportato e questi scambi commerciali avrebbero creato più posti di lavoro nella Ue che in Israele.

Tuttavia, le linee guida avranno un impatto limitato nelle relazioni commerciali Ue-Israele, perché solo il 2% dei prodotti industriali e agricoli che Israele esporta nella provengono dagli insediamenti.

Posizione Ue sugli insediamenti israeliani
In realtà, il dissidio tra Ue e Israele riguarda la concezione stessa degli insediamenti: la Ue non distingue, infatti, tra diverse tipologie, mentre Israele non considera alcun insediamento come illegittimo, tranne singoli avamposti non autorizzati.

La Ue si rifà, infatti, a una definizione di “Territori Occupati” come tutti i territori conquistati da Israele nella guerra del ’67 ad oggi contestati: una posizione diversa da quella degli Stati Uniti, per cui il compromesso è quello raggiunto a Camp David, che compieva una distinzione tra colonie costruite vicino alle città israeliane (come Ma’ale Adumim, Modi in Illit, Gush Etzion e Givat Ze’ev, che costituiscono il 5-9% della superficie dei Territori ma concentrano l’80% dei coloni e che sarebbero potuti passare sotto la sovranità israeliana in cambio di compensazioni territoriali), e insediamenti tout court, impiantati nel cuore della Cisgiordania (e prima Gaza): i cosiddetti “insediamenti ideologici”.

Il governo israeliano, inoltre, considera la posizione europea faziosa, poiché la Ue non si è mai pronunciata analogamente sull’occupazione turca a Cipro Nord, né su quella marocchina del Sahara Occidentale, arrivando persino a legittimare in entrambi i casi lostatus quo.

Pubblicato in : Primo pianoTag: banche, commissione, governo, guerra mondiale, lavoro, legge nazionale, manifestazione, mercato, mercato unico, merito, misure, mondo, posti di lavoro, stati uniti, trasporti

Info Claudia De Martino

Claudia De Martino è ricercatrice presso Unimed, Roma e autrice di “I mizrahim in Israele”, Carocci editore.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. adalbertoscarlino

    27 Dicembre 2015 alle 23:09

    “…sulla illegalità delle colonie israeliane”. Può anche darsi che così sia, gentile Claudia; ma quante e quali altre – anche peggiori- illegalità sono in essere in quei territori ( e in tanti tanti altri ) ?. La U:E: vede solo quelle di Israele ?

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti