
Donald Trump si affaccia dal palcoscenico della sua Casa Bianca sentenziando che l’Iran è fallito e desidera un accordo, non escludendo un negoziato. Nel frattempo, la realtà risponde con le azioni degli Houthi che colpiscono l’Arabia Saudita, facendo impennare il prezzo del petrolio nei mercati occidentali.
E mentre lui calcola i profitti e le perdite come se la geopolitica fosse una partita a poker in un casinò di Atlantic City, il Medio Oriente brucia. Brucia sotto i colpi dei droni, sotto il ricatto del petrolio, sotto l’illusione millenaria di una pace che non ci sarà mai perché una delle due parti non vuole la pace, vuole la resa.
Guardateli, i fatti. Gli houthi – i burattini guidati dai fili invisibili di Teheran – colpiscono al cuore le installazioni petrolifere saudite. Chiudono gli oleodotti. Il prezzo del greggio vola, i mercati tremano, l’economia del nostro vecchio e pavido Occidente sussulta come una vecchia signora colta da improvvisa tachicardia. E qual è la risposta del leader del mondo libero? Il negoziato. La trattativa con chi usa il terrore come linguaggio diplomatico.
Mi chiedo quando impareremo. Quando capiremo che non si tratta con chi ha sostituito la ragione con il fanatismo, con chi vede nel compromesso non un valore, ma un segno di debolezza. Dire che l’Iran è “fallito” solo perché le sanzioni ne strangolano l’economia significa non capire nulla della rabbia teocratica. I regimi totalitari, i regimi clericali non crollano per un bilancio in rosso. Si nutrono della miseria del proprio popolo, ne fanno un’arma, una medaglia di martirio.
Mentre il petrolio sale e i signori della guerra brindano al successo del loro ricatto energetico, l’Occidente risponde con la solita moneta: il cinismo travestito da pragmatismo. Non escludere il negoziato significa cedere alla paura del prezzo alla pompa di benzina, significa barattare la fermezza morale con la stabilità temporanea dei mercati.
È la solita, eterna commedia dell’infingardaggine. Si bombarda con le parole, si minaccia la fine del mondo, e poi ci si siede al tavolo a mercanteggiare con i carnefici. Ma la Storia ha la memoria lunga, e non fa sconti ai mercanti che si credono statisti.
Giuseppe Basilico

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