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Le conseguenze geopolitiche dell’asse tra Teheran e le milizie Houthi

Donald Trump si affaccia dal palcoscenico della sua Casa Bianca sentenziando che l’Iran è fallito e desidera un accordo, non escludendo un negoziato. Nel frattempo, la realtà risponde con le azioni degli Houthi che colpiscono l’Arabia Saudita, facendo impennare il prezzo del petrolio nei mercati occidentali.

di Giuseppe Basilico | 15 Settembre 2026

Donald Trump si affaccia dal palcoscenico della sua Casa Bianca sentenziando che l’Iran è fallito e desidera un accordo, non escludendo un negoziato. Nel frattempo, la realtà risponde con le azioni degli Houthi che colpiscono l’Arabia Saudita, facendo impennare il prezzo del petrolio nei mercati occidentali.

E mentre lui calcola i profitti e le perdite come se la geopolitica fosse una partita a poker in un casinò di Atlantic City, il Medio Oriente brucia. Brucia sotto i colpi dei droni, sotto il ricatto del petrolio, sotto l’illusione millenaria di una pace che non ci sarà mai perché una delle due parti non vuole la pace, vuole la resa.

Guardateli, i fatti. Gli houthi – i burattini guidati dai fili invisibili di Teheran – colpiscono al cuore le installazioni petrolifere saudite. Chiudono gli oleodotti. Il prezzo del greggio vola, i mercati tremano, l’economia del nostro vecchio e pavido Occidente sussulta come una vecchia signora colta da improvvisa tachicardia. E qual è la risposta del leader del mondo libero? Il negoziato. La trattativa con chi usa il terrore come linguaggio diplomatico.

Mi chiedo quando impareremo. Quando capiremo che non si tratta con chi ha sostituito la ragione con il fanatismo, con chi vede nel compromesso non un valore, ma un segno di debolezza. Dire che l’Iran è “fallito” solo perché le sanzioni ne strangolano l’economia significa non capire nulla della rabbia teocratica. I regimi totalitari, i regimi clericali non crollano per un bilancio in rosso. Si nutrono della miseria del proprio popolo, ne fanno un’arma, una medaglia di martirio.

Mentre il petrolio sale e i signori della guerra brindano al successo del loro ricatto energetico, l’Occidente risponde con la solita moneta: il cinismo travestito da pragmatismo. Non escludere il negoziato significa cedere alla paura del prezzo alla pompa di benzina, significa barattare la fermezza morale con la stabilità temporanea dei mercati.

È la solita, eterna commedia dell’infingardaggine. Si bombarda con le parole, si minaccia la fine del mondo, e poi ci si siede al tavolo a mercanteggiare con i carnefici. Ma la Storia ha la memoria lunga, e non fa sconti ai mercanti che si credono statisti.

Giuseppe Basilico

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Giuseppe Basilico

Giuseppe Basilico è un giornalista pubblicista collaboratore del giornale “Avanti Online”. ” Ho 49 anni vivo a Roccagorga in provincia di Latina. Ho la maturità Istituto d’Arte. Non sono un giornalista (posso definirmi un semplice pubblicista come tanti). La passione inizia attraverso i libri di Oriana Fallaci in tarda età a 45 anni. La mia formazione nasce sulla base di discussioni con la mia docente di giornalismo sulla politica Estera (proprio dalla Fallaci), se non avessi avuto i suoi libri come punto di riferimento non avrei concluso assolutamente nulla. Non avendo disponibilità economiche di frequentare corsi – uscivo da un lungo lutto di mia madre – chiesi a Bobo Craxi di domandare alla testata “Avanti! online” se ci fosse spazio per ospitarmi. Da lì iniziò questa bellissima avventura fatta di interviste e pezzi sul Medio Oriente – Ucraina e che continua con la testata PensaLibero.it. Nel 2016 incontro Cirino Pomicino a Roma in una intervista che verte sulla politica di ieri e di oggi. Credo che sia stato un segnale per annunciarmi alle testate attuali che mi ospitano”.

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