Da coordinatore regionale di una formazione politica moderata ma vivace, “Liberaldemocraticiitaliani”, da cittadina comune, sono rimasta sorpresa, eufemisticamente parlando, della fuga di un’esponente politico di spicco già governatore di Regione, durante la commemorazione ufficiale e istituzionale. Naturalmente si sono alzate le grida di chi, emotivamente e intellettualmente minorato, nel senso di minoranza, ha definito le parole commissionate dalla stessa presidente del Senato, di un senatore, che ricordava le nefandezze dei titini ” fasciste”. Giustificando così, con la parolina magica che non se ne può più, l’abbandono della cerimonia da parte della signora seguita da un manipolo di sedicenti “compagni”. Ma che cosa c’entra il il cosiddeto neofascismo con una commemorazione di morti che venivano gettati, a spintoni, nelle foibe e, legati l’uno all’altro, cadevano su altri moribondi o già cadaveri.
Abbiamo tutti negli occhi le vittime dell’olocausto e l’orrore che provocano, e il dolore, e la rabbia per ciò che alcuni nostri simili hanno fatto. E il medesimo orrore per gli infoibati, tanto che viene da chiedersi quale delle orrende esecuzioni si preferirebbe se si potesse scegliere.
Ma, semplicemente, avendo sacra stima e rispetto delle istituzioni, voglio, con forza, sottolineare che il comportamento di una figura istituzionale rappresentante di tutti gli italiani, è assolutamente esecrabile. Anche se non gradisce quello che viene espresso da altri, ancorché avversari politici. Magari stringendo quella bocchina già stretta di suo.
Eppure ancora qualcuno afferma che “a strumentalizzare la tragedia delle foibe siano proprio gli eredi di coloro che mossero la guerra imperialista. Senza la guerra di Mussolini non ci sarebbero stati gli infoibati. Questo dovrebbero tenerlo ben presente i neofascisti che fanno del giorno delle foibe un dì di rivalsa”.
A Firenze e e dintorni, e nella Toscana tutta, credo, c’è un detto: mangiare l’uovo in c..o alla gallina. E, inoltre, “se la mi’ nonna l’avea le rote l’era una carriola”.
I veri comunisti ormai hanno negato il negazionismo. Nel 2007 Giorgio Napolitano affermò: «[…] già nello scatenarsi della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell’autunno del 1943, si intrecciarono “giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento” della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia». Il presidente proseguì: «Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica“». Napolitano affermò altresì che “quel che si può dire di certo è che si consumò – nel modo più evidente con la disumana ferocia delle foibe – una delle barbarie del secolo scorso”
Ma chi vuole sostenere l’alibi, insiste sostenendo che “senza l’attacco nazifascista della primavera del 1941, non si sarebbe sviluppata questa voglia di rivalsa, poi finalizzata nelle foibe”. Ah ecco, la voglia di rivalsa. E’ nato prima l’uovo o la gallina?.
E allora prendo a prestito anche le parole di un vecchio comunista.( Insomma, mica tanto vecchio, dato che è mio coetaneo! ) Che ha avuto il coraggio e l’intelligenza e il cuore di mettere a posto carte sparigliate. Grande Graziano. Orgogliosa di avere fatto un percorso con te. Breve e intenso. Nel rispetto reciproco di alcune idee diverse. Ma non troppo e non tutte..
“Nel giorno della Memoria nel ricordo delle Foibe vedo che qualcuno insiste nel dire che gli assassinati in modo orrendo dai partigiani titini erano dei fascisti.
No, dalle Foibe sono stati estratti i resti di uomini ,vecchi, donne e bambini sterminati secondo un piano preordinato che porta alle responsabilità di Tito.
Responsabilità dalle quali con troppo ritardo noi comunisti italiani abbiamo preso le distanze.
Negare la storia delle Foibe è come negare l’esistenza dei lager nazisti.”
E, aggiunge, “ ho manifestato contro i bombardamenti sul Viet.Nam del nord fatti dai bombardieri usa, ma non mi accorgevo che in quelle lontane terre dell’oriente un criminale di nome Pol Pot massacrava decine di migliaia di innocenti, ho partecipato ai cortei contro il colpo di stato in Cile e contro quel criminale di Pinochet , senza mai protestare per i Gulag in Unione sovietica o per le Foibe dei partigiani titini.
Era il tempo della guerra fredda, delle barriere ideologiche, guardavamo da ambo le parti con un occhio solo . Un occhio per vedere il male solo da una parte.
Poi con il tempo gli occhi li apri tutti e due e scopri che il male come il bene è trasversale.
Anche se una eccezione c’è ,certi popoli nei Paesi dell’Africa centrale e anche nel nord Africa hanno conosciuto solo il male portato da noi , gente altamente civilizzata.
10/Febbraio
Graziano sei un grande. Non è da tutti riconoscere gli errori. Voci come la tua dovrebbero essercene tante, allora forse riusciremmo a mettere un punto fermo a quest’odio dilagante da guerra civile. Dimostriamo di essere un popolo pacificato, per favore.
Carla Ceretelli

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