
In una mattinata di maggio, autunnale, piovosa, dopo un paio di giornate di estate piena, in via riservata e su graditissimo invito del Maestro, entriamo in questa location magica. La sala dei marmi, la mia preferita, ci avvolge come per incanto in un’atmosfera di candore infinito. Per l’estetica artistica straordinaria ma soprattutto per l’essenza di ciò che l’autore vuole trasmettere.
Non sono un’amante sviscerata dell’arte e, talvolta, alcune eposizioni dei musei mi annoiano.
Questo, invece è attraente e coinvolgente, durante un percorso accompagnato spesso da brividi emozionali, uno straordinario capolavoro culturale di arte moderna. Passando da un salone all’altro si ha la sensazione di uscire da un mondo e entrare in uno diverso.
La sala dei marmi, quella degli affreschi, della grafica, del bronzo, fino all’apoteosi delle opere in ceramica.
Le oltre 100 opere esposte in cinque sale al piano terreno di Villa Rucellai, creano atmosfere diverse dall’una all’atra, dai primi lavori di giovanissimo artista a quelle degli ultimi cinque anni.
Il 17 marzo scorso è stata inaugurata inoltre la “Via della Croce” dall’arcivescovo di Firenze Betori che ha benedetto le magnifiche, emozionanti, 14 stazioni della nuova Via Crucis, realizzate in bronzo, che circondano e ornano le pareti della Pieve Santo Stefano .

Il Maestro Antonio Manzi ce le ha illustrate, con dovizia di particolari, durante il nostro incontro riservato.
Negli ultimi anni ha ricevuto ingenti donazioni da mecenati per incrementare e mantenere al meglio l’habitat e il contesto museale. Di recente è stato addirittura installato il nuovo impianto illuminotecnico per la Sala dei marmi che ha reso ancora più eccezionale l’esposizione delle opere. Nato il 22 dicembre 2007 a Villa Rucellai, l’anno scorso è stata festeggiata la ricorrenza dei 15 dalla inaugurazione.
Purtroppo, senza il minimo avvertimento il suo futuro, la sede e e l’esposizione museale vengono messi in discussione a causa di un proponimento della vecchia amministrazione Fossi, che ha. per altro, lasciato il comune in un discutibile commissariamento. Con l’intenzione di traslocare in quei locali tutto l’apparato librario oggi presente a Villa Montalvo dove è presente da anni la biblioteca comunale.
La passata amministrazione ha stilato un progetto di ristrutturazione di Villa Rucellai, in cui il museo non troverebbe posto.
Il Maestro Manzi è stato tuttavia esaltato e apprezzato, tenuto in grande considerazione e credito, per la prestigiosa produzione artistica, da investitori stranieri. In particolare da un mecenate di Toledo che sarebbe pronto ad accogliere nella sua città i capolavori , forse unici al mondo, che inorgogliscono l’autore e i cittadini che non vedono di buon occhio questa eventuale, ma ormai sembra certa, transizione delle opere ancora presenti nel Museo, ma non è dato sapere per quanto ancora.
In 50 anni di attività artistica il Maestro non si è mai ripetuto, ispirato comunque e sempre dalle stesse forze che possiede , aspetto che rende la sua opera così affascinante. In uno stesso tema riutilizzato ma sempre in modo rinnovato, anche per i diversi materiali usati nelle varie fasi della sua produzione artistica.
L’esclusivo eccezionale genio di Manzi si raffigura anche nell’autoritratto che l’artista ha donato agli Uffizi , esposto nella Galleria degli autoritratti, approdato dopo la visita al Museo di Campi, di Elke Schmidt , attuale Direttore della galleria. Lo ha definito uno degli “artisti contemporanei più interessanti con una grande mente creativa”.
In occasione dei festeggiamenti per il decennale il Direttore ha richiesto all’ artista un autoritratto da collocare nella celebre Galleria.
L’autoritratto, unico di un artista in vita, arricchirà la prestigiosa collezione iniziata dal cardinal Leopoldo de’ Medici che nel 600 raccolse 80 autoritratti di pittori celebri.
Una raccolta che nei secoli è diventata la pù grande del mondo superando i 1500 esemplari.
L’autoritratto di Antonio Manzi , metafora della sua personalità, è caratterizzata da sette occhi.
L’opera è certamente fuori dagli schemi. Ma non ci si aspetti una somiglianza somatica.
Nel 2016 Lorena Gava, noto critico e storico dell’arte, l’aveva descritta come “il ritorno della incorreggibile portentosa vis comunicativa del tratto, del ritmo, in una pirotecnica vorticistica e magnetica esaltazione cromatica” che caratterizza la produzione artistica.
L’autoritratto troverà presto una collocazione eccellente e unica al mondo.
Carla Ceretelli



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