
Ancora una volta, gli ultimi dati macro, nonché le dichiarazioni devi diversi banchieri centrali, anziché chiarire la situazione e fornire indicazioni più chiare sul futuro andamento dei mercati, hanno generato maggiore incertezza, proprio in relazione ai tanti argomenti che possono influenzare le price action in diverse direzioni. Se osserviamo quanto accade negli Usa, ci rendiamo conto che è difficile avere indicazioni sulle priorità da seguire, in ragione del fatto che le questioni aperte sono numerose e di difficile interpretazione. Partiamo dal debito Usa, che come ha ribadito anche il Segretario di Stato Yellen, venerdì scorso, a margine della riunione dei Ministri delle finanze in occasione del G7 in Giappone, rappresenta un empasse non positivo per il paese in termini di credibilità. Ha poi ribadito che l’accordo per la formulazione di un nuovo tetto al debito, si deve trovare perché sarebbe inaccettabile il default, che però potrebbe verificarsi nelle prime due settimane del mese di Giugno, in quanto le riserve di liquidità offrono protezione solo fino a quelle date. Rimane il fatto che la questione del tetto al debito, per il momento, se osserviamo le price action del mercato, sembra ignorata dagli investitori e non sembra essere contemplata nei prezzi attuali. Secondariamente c’è il problema relativo alle banche regionali Usa, con PacWest nuovamente sotto pressione, considerato il fatto che è ricominciata la fuga dei depositi, scesi del 10% in una settimana. Il titolo ha perso oltre il 20% in poche sedute. Per ora, osservando gli indici vix e fear and greed, che indicano il livello di risk on / risk off sui mercati, non sembra che la paura stia dominando la scena, anzi, dato che l’indice Vix rimane abbondantemente sotto quota 20, precisamente a 17, mentre l’indice avidità e paura, rimane in area di appetito al rischio sopra la zona neutrale dei 50 punti, a 58. E infatti, anche osservando le chiusure a Wall Street, nell’ultima settimana, il Dow Jones ha perso 700 punti pari a circa il 2.3% mentre il Nasdaq ha guadagnato circa lo 0.60% e l’S&P 500 ha perso approssimativamente lo 0.35%, cioè di fatto l’azionario ha tenuto anche di fronte a notizie non certo rassicuranti. E non dimentichiamo che anche le notizie macro, venerdì scorso, relative al sentiment dei consumatori redatto dall’Università del Michigan, hanno evidenziato il minimo degli ultimi sei mesi a 57.7 contro il 63.5 di aprile, ben al di sotto del consensus di 63 punti. Vi sono chiare preoccupazioni sull’andamento futuro degli aggregati macro, tanto che l’indicatore delle aspettative è sceso anch’esso a 53.4 da 60.5 del dato precedente. Insomma, il mercato azionario non scende, il dollaro ha smesso anch’esso di perdere valore, e tutto questo nel momento in cui dall’America, cominciano ad uscire notizie non proprio rassicuranti, anche se non in tutti i settori per la verità, dato che il mercato del lavoro mostra ancora resilienza. Ma a tendere, i tassi al 5.25% che per ora la Fed non ha alcuna intenzione di abbassare, dovrebbero peggiorare, i numeri dell’attività economica. E’ pur vero che qualche analista si è sbilanciato parlando di tassi in calo già da Novembre prossimo, il che significa che qualche ragione nel considerare prossima la recessione, esiste. Ma tutto ciò non emerge dai prezzi attuali dei principali asset, nonostante le dichiarazioni dei banchieri centrali siano ancora improntate alla prudenza sull’inflazione, il che dovrebbe maggiormente alimentare il risk off in relazione ad una eventuale recessione. Cosa occorre ancora prima di vedere scendere gli azionari ?
VALUTE
Anche sui cambi, sorprende il recupero del dollaro contro le principali valute, anche se, va ricordato, non è che in occidente specialmente, e in particolare in Europa e Gran Bretagna, si viva una congiuntura migliore, anzi, e in tale contesto il recupero del dollaro può anche avere ragioni plausibili. Da noi, la stagflazione, considerata una inflazione europea più alta che negli Usa con una crescita anche inferiore, non è una condizione da escludere a priori, e forse così si spiega la discesa dell’Euro degli ultimi giorni, a cui ha fatto seguito anche quella, anche se inferiore, della sterlina. Ma il biglietto verde ha recuperato anche sullo Jpy, sul Cad e sulle oceaniche, ma più per correlazione dollaro centrica che per chiare indicazioni tecniche o macro. Osservando i grafici, per esempio, sull’EurUsd settimanale siamo su livelli cruciali anche se siamo di fronte ancora ad un trend di medio e lungo termine ancora rialzista per la moneta unica. Ma non possiamo però escludere dei pullback anche fino a 1.0520. Sulle altre coppie la situazione è simile, cioè siamo in una fase correttiva di un movimento più ampio ancora rialzista ma che dovrà essere confermato. Vedremo quanto durerà. E attenzione perchè un arrivo prepotente del risk off globale, potrebbe riproporre paradossalmente un dollaro valuta rifugio e una borsa in calo, mentre se la crisi fosse limitata agli Usa, beh allora la condizione del biglietto verde potrebbe essere opposta.
I DATI DELLA SETTIMANA
Riflettori puntati sugli interventi dei banchieri della Fed, mentre sul fronte macro vendite la dettaglio, produzione industriale e dati sul mercato del lavoro. Pubblicazione del Pil del secondo trimestre in Giappone e Russia, mentre in Cina, usciranno i numeri sulla produzione industriale, unitamente alle vendite al dettaglio. Infine Inflazione in Canada, Giappone, Australia e Uk. Per il vecchio continente, attenzione allo Zew tedesco.
Saverio Berlinzani

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