
Donald Trump ha bombardato l’Iran e parla di uno “spettacolare successo militare”.
Sono stati colpiti tre siti nucleari.
L’Iran lancia altri missili su Tel Aviv.
Ma Netanyahu è felice e ringrazia gli USA: “la pace si realizza con la forza”.
Le parole del criminale di guerra, capo del governo israeliano, sono lo sviluppo logico e fattuale di ciò che pensano tutti i guerrafondai che anche da noi proclamano che se vuoi la pace devi preparare la guerra.
Il rischio è che la scesa in campo diretta degli USA abbia effetti catastrofici.
Il paragone con la tragedia e il fallimento dell’invasione dell’Iraq infatti non tiene se non per le falsità che ora come allora si adducono per giustificare l’attacco.
L’Iran non è isolata e debole come l’Iraq. È uno dei principali fornitori di petrolio, a basso costo, della Cina, ha rapporti stretti con il Pakistan e con la Russia, e, nonostante il silenzio dei paesi arabi filo americani, ha il sostegno dei popoli arabi che non sono certo a favore di Israele.
Inoltre l’Iran è un paese grande e popoloso, con novanta milioni di abitanti e una storia millenaria.
L’attacco israeliano ed americano finirà per unire quel popolo contro l’aggressione israeliano americana.
L’effetto sarà l’opposto di quello auspicato da coloro che, anche da noi, vorrebbero con la guerra un cambiamento del regime degli ayatollah, autoritario e misogino.
L’Italia e l’Europa devono svolgere una azione diplomatica, dialogare con l’Iran per tornare a costruire un accordo sul nucleare civile come quello raggiunto nel 2015, poi stracciato da Trump durante il suo primo mandato, sempre allo scopo di fare un favore ad Israele.
Anche con la Cina è necessario parlare, proprio a partire dalle sagge affermazioni di Xi Jinping:
“L’umanità deve svilupparsi con un destino comune condiviso e non con la legge della giungla.”
C’è poco da sperare nella iniziativa del governo e di Meloni, sempre ai piedi di Trump quando si tratta di decisioni importanti.
Semmai c’è da chiedere che l’Italia si tenga fuori dal conflitto e da verificare fino in fondo l’utilità e il significato della permanenza del contingente italiano in Libano.
All’opposizione si deve chiedere di più.
A chi, come Conte, diceva che Trump avrebbe potuto anche far bene, chiediamo un giudizio negativo e netto sulla politica internazionale del presidente americano.
E al PD e a Schlein chiediamo di superare le ambiguità e di schierarsi con coerenza contro il riarmo in Europa.
Un primo passo importante è stato fatto ieri con la presentazione di una mozione comune di PD, M5stelle e Verdi e Sinistra in cui si chiede la revoca del memorandum multilaterale del 2005 tra l’Italia e Israele nel settore della difesa e militare e quindi la sospensione di ogni cooperazione militare.
Inoltre si sollecita il governo Meloni a promuovere in sede europea sanzioni contro Israele, a causa delle violazioni del diritto internazionale e dei crimini contro l’umanità a Gaza.
La realtà sopravanza già questa mozione e i rischi di una guerra mondiale sono sempre più forti.
Schierarsi chiaramente a favore della pace è insieme un obbligo morale e politico.
Enrico Rossi

Lascia un commento