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Le baruffe chiozzotte del commercio contro le città. Il caso Firenze

Il caso Firenze, fatte questa premesse, è emblematico di come amministrazioni e corporazioni vogliono distruggere una città, facendo finta di azzuffarsi per il bene della stessa.

di Vincenzo Donvito | 18 Marzo 2019

Ci consenta il celebre veneziano Carlo Goldoni di prendere in prestito il titolo di una sua mirabile opera per apostrofare lo scenario in corso in un’altra celebre e storica città che, al pari della sua, dà lustro al nostro Paese, Firenze. Parlarsi addosso, azzuffarsi, chiacchierare, spettegolare come fine a se stesso, tipico del popolo minuto. E’ quello che nella città gigliata accade tra l’assessore fiorentino allo Sviluppo Economico e la Confcommercio (1). Oggetto del contendere: i negozi sono in crisi o no? Secondo l’assessore no, secondo la Confcommercio sì. Confronto di dati, su periodi più o meno omogenei e disomogenei e, da lettori e osservatori, alla fine non abbiamo capito.
Ma non a caso parliamo di “baruffe chiozzotte”. Al pari di quelle ordinanze anti-panino dell’amministrazione fiorentina che, invece di risolvere i problemi, li spostano e, di conseguenza, li aggravano e ingigantiscono.
Ma è Firenze, e l’onda lunga del teatro veneziano arriva fin qui.
Il caso Firenze, fatte questa premesse, è emblematico di come amministrazioni e corporazioni vogliono distruggere una città, facendo finta di azzuffarsi per il bene della stessa. Perche’ poi, alla fine, ciò che conta per loro è il numero di negozi che aprono e chiudono, non la qualità e l’utilità degli stessi per la città. Certo, ogni tanto se la prendono coi cosiddetti negozietti etnici che sopravvivono vendendo prodotti di emergenza ed essenzialmente alcolici ad ogni ora, ma loro, come noi, sanno bene che questi negozietti non sono il problema, ma sono solo marginali e saltuari coinvolgimenti in questioni di ordine pubblico. Ma fanno tanto immagine, prendersela col diverso sembra che siano convinti che paghi…
Distruggere la città significa quello che è in atto: il favorire la mono-economia turistica a svantaggio di tutte le altre. Certo, ci sono le periferie e c’è la città metropolitana in cui vengono dislocati molti servizi per i residenti e le attività di capoluogo geografico e di giustizia. Ma la città, quella che viene in mente a chiunque nel mondo la associ al nome Firenze, la stanno distruggendo. Un centro che vive perché polo di attrazione e di interesse, a partire dai suoi abitanti, sta diventando una piccola ricostruzione (a mo’ di quello che avviene in tanti parchi di divertimento nel mondo) della finzione storica della sua storia rinascimentale. Sono le conseguenze dall’aver espulso dal centro servizi come la Giustizia e attività come i mercati (San Lorenzo, soprattutto nel suo piano superiore, è solo un monumento al consumismo fine a se stesso e non un servizio), e la destinazione di tanti spazi solo ad attività commerciali e abitative funzionali alla
mono-economia turistica (2).
Non hanno pensato, i nostri amici delle baruffe chiozzotte, che il commercio e le varie attività artigianali sono funzionali alla domanda del territorio? Coi loro ridicoli divieti di questo o quell’altro esercizio, non si rendono conto che stanno mettendo solo delle sgradevoli toppe e limitazioni alla libertà di commercio e di consumo? Un solo esempio: se in una piazza come San Firenze ci sono solo turisti, va da sé che l’offerta commerciale sia legata solo ad essi. Ma se in quella piazza ci fosse anche la Giustizia, comparirebbero come funghi negozi di cartoleria, gastronomia e bar meno mordi e fuggi, librerie, etc. Il commercio va dove c’e’ il consumatore. Mentre sembra che Comune e Confcommercio siano convinti del contrario: che i consumatori vadano dove c’e’ il commercio, che loro vogliono indurre in modo monolitico stracciando le regole delle nostre libertà e della nostra intelligenza; un prezzo alto che gli si ritorcerà contro. E infatti, non a caso, sono
pronti ad adeguarsi, senza battere ciglio, a tutte le restrizioni sugli orari degli esercizi commerciali e di libertà di offerta.
Se continua così, in alcune guide turistiche alternative, ci aspettiamo di trovare indicazioni tipo “la Firenze che non ti fanno vedere”, come già per alcune metropoli del terzo Mondo, come Nairobi… con la differenza che a Firenze ti dovranno consigliare di vedere alcune periferie. Carine, per carità, ma chi viene a Firenze per vedere il palazzo di Giustizia di Novoli? E chi, soprattutto, viene a Firenze, solo per interloquire e interfacciarsi con altri turisti? Certo, c’è anche questo turismo, ma noi crediamo che sia deleterio, negativo e, proprio se si vuole vendere bene Firenze, distruttivo. Di Firenze del turismo.

Le problematiche che abbiamo sollevato sono solo accennate e ristrette/costrette dalla brevità e immediatezza di questo mezzo di comunicazione.

1 – dalle colonne dei vari quotidiani locali fiorentini
2 – alcuni esempi: Sant’Orsola, ex-tribunale piazza San Firenze, servitù militari di piazza Stazione e zona San Gallo/Cavour e l’ex-Corte d’Appello, ex-Pretura piazza San Martino, viale Belfiore, etc etc..

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

 

Pubblicato in : Punto e a capoTag: aduc, consumatori, crisi, emergenza, fiorentina, fiorentini, firenze, guide turistiche, mercati, mondo, ordine pubblico, san lorenzo, sviluppo

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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