L’Idroscalo di Milano fu uno scalo per idrovolanti realizzato alla fine degli anni venti, situato nelle vicinanze dell’Aeroporto di Linate.Con il declino dell’idrovolante come mezzo di trasporto, l’ampio bacino acquatico è oggi un polo di attività ricreative e sportive, un utilizzo quest’ultimo che ha accompagnato l’idroscalo lungo tutta la sua storia, tanto che le prime gare di canottaggio furono tenute già nel 1934. La zona è vasta, ha un’ estensione di 1,6 km2, negli ultimi anni, grazie alla gestione della Provincia di Milano, vi sono stati notevoli miglioramenti nella qualità di servizi, hanno aperto alcuni bar e chioschi e c’è la possibilità di noleggiare biciclette o pedalò. Il parco e lo spazio acquatico sono frequentati da centinaia di persone ogni fine settimana, ovviamente con un afflusso particolare nel periodo primaverile-estivo.Lo stato di manutenzione del parco, tuttavia, è da alcuni anni non ottimale, a causa di problematiche economiche e di gare d’appalto rimandate di stagione in stagione.La manutenzione, nell’ultimo periodo, era quindi affidata solo a due cantonieri che potevano a malapena gestire le emergenze ed il verde del parco si presentava poco curato con cespugli alti e vegetazione che copriva parzialmente i camminamenti interni.Il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, il Comune, la Città Metropolitana che ha preso il posto della Provincia e la Direzione dell’Idroscalo hanno, quindi, avuto l’idea di affidare, per alcuni mesi, la gestione del verde del parco a squadre di detenuti, nove provenienti dalla Casa di Reclusione di Bollate ed uno da quella di Opera.Un’offerta di collaborazione che unisce un’esigenza indubbia di manutenzione del verde del parco ed un tentativo, già fatto in passato, di garantire ai detenuti che stanno scontando una condanna definitiva e che non presentano particolari caratteristiche di pericolosità un lavoro professionalizzante in ottica rieducativa. L’esperimento è partito a metà ottobre e le squadre di detenuti hanno lavorato alacremente in questi mesi, mostrando competenza e progressiva esperienza e professionalità. Certo, era già andato bene il precedente dell’Expo, dove i detenuti presi a lavorare erano stati addirittura cento in settori di montaggio/smontaggio stand e pulizia dell’area.Ma nel caso dell’Idroscalo il passo è stato più coraggioso, il lavoro da fare era certamente più complesso e più tecnico e maggiori le responsabilità.Fondamentale è stato il training svolto sia dai volontari delle Giacche verdi, che li hanno istruiti all’inizio sia dall’arch.Andrea Garavaglia che, incaricato dalla Città metropolitana, li ha seguiti passo passo.Il 1° febbraio scorso, le squadre di neo-giardinieri hanno ricevuto la visita del Sindaco Sala e del Provveditore alle Carceri del Nord Italia, già storico direttore di San Vittore, Luigi Pagano che molto hanno fatto perché questo esperimento si concretizzasse.Vi è, tuttavia, una questione di inquadramento giuslavoristico dei detenuti che deve essere tenuto in considerazione per evitare forme di sfruttamento e, soprattutto, per garantire una copertura assicurativa antinfortunistica.Per il primo mese di lavoro è stato quello di volontari nell’ambito dell’ art.21 Ordinamento Penitenziario che disciplina il lavoro esterno dei detenuti e, in seguito, i fondi sono stati rinvenuti da alcuni progetti di Borsa lavoro.Alcuni detenuti hanno mostrato vivo interesse per l’incarico, rimanendo a lavorare anche oltre le ore pagate e, come volontari, nel fine settimana.Insomma, pare davvero che questo progetto unisca la doppia esigenza di salvaguardia del verde pubblico all’Idroscalo di Milano e l’importanza della rieducazione e del reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti.Auguriamoci che l’esito positivo di questa collaborazione spinga le istituzioni ad allargare queste offerte lavorative in favore della collettività, con il beneficio dell’ambiente, dei cittadini e di chi ha commesso errori e sta pagando per questo.
Ilaria Li Vigni (movimentimetropolitani.it)

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