Il compagno Astengo, nella nota sotto riportata uscita tra le attualità del circolo Rosselli, commenta la nota di Bankit in politichese della sinistra tradizionale. Ma non entra nel merito del fenomeno rilevato da Bankit, che provo a spiegare nei termini della “casalinga di Voghera”.
In sostanza, sui mercati internazionali i titoli emessi dal nostro Tesoro sono stati sempre considerati un buon investimento, perchè l’Italia ha sempre onorato le sue scadenze e riconosciuto un tasso di interesse superiore, talvolta di molto, a quelli USA, tedeschi e giapponesi. Il tasso superiore era dovuto alle continue crisi di governo della nostra classe politica, incapace di intervenire seriamente sull’andamento economico (cosa che per molto tempo è stato un gran bene…). Adesso si prospetta una situazione in cui a rispondere del mega debito italiano collocato all’estero potrebbe essere un traballante minestrone politico composto da sinistra irrilevante (che comprende la CGIL impotente e l’ANPI rispolverata), Grillo e Salvini ( trascuro le troppe schegge di Forza Italia che ormai non prendono più il voto neanche delle olgettine, anche se parlano in sei in ogni TG). Per contro, Germania, Usa e perfino Giappone parlano di cominciare a pagare interessi, sia pure modesti: mettetevi nei panni del gestore di un portafoglio e pensate a cosa consigliereste ai vostri clienti. Dopo di che, si aggiungono subito tutte i marchingegni speculativi che moltiplicano il profitto per chi imbrocca la mossa giusta. E sui marchingegni speculativi si può fare della retorica, tipo quella del cancelliere Ferrer contro gli accaparratori del pane di manzoniana memoria, ma non si può evitare che esistano…
Claudio Bellavita
Franco Astengo: Tra referendum e presunta volatilità del mercato
TRA REFERENDUM E PRESUNTA VOLATILITA’ DEL MERCATO : INAUDITO IL RAPPORTO BANKITALIA ( a cura di Franco Astengo) “Un forte picco della volatilità del mercato azionario italiano è atteso all’inizio di dicembre in corrispondenza con il referendum costituzionale. Lo scrive la Banca d’Italia nel rapporto sulla stabilità finanziaria. La volatilità è misurata sui prezzi delle opzioni sull’indice azionario; da un grafico pubblicato nel rapporto si vede un picco della volatilità implicita che a dicembre balza oltre il 4 per cento” “I manager italiani ritengono che le riforme renderebbero più facile il processo decisionale del governo, ridurrebbero l’instabilità e i costi della politica. Alcuni apprezzano anche il fatto che un risultato positivo eviterebbe le dimissioni di Renzi e la successiva apertura di una crisi.” Affermazioni inaudite, prive di senso, destinate a coprire il fallimento del sistema finanziario e bancario, e le gravissime colpe di questo Governo e di lorsignori nell’impoverimento generale che adesso si pensa di esorcizzare a colpi di “stabilità” di un governo illegittimo votato da un Parlamento eletto attraverso una legge giudicata incostituzionale dall’Alta Corte. Non è soltanto una questione di “classe” che pure salta direttamente all’occhio: è questione di intorbidamento della libera espressione democratica di un popolo che si misura sul nodo fondamentale della propria identità comune, quella del Dettato Costituzionale, sulla quale si sta tentando una bieca operazione di divisività e di mera gestione del potere. “Sta di fatto che per le banche italiane i crediti deteriorati si sono accumulati nel corso degli anni, portando le “sole sofferenze (che sono i crediti più difficili da riscuotere in assoluto, nella più ampia categoria dei crediti deteriorati) a balzare “dai 42,8 miliardi del 2008 – primo anno di crisi – ai 195,3 miliardi di metà 2015, per arrivare a superare oggi quota 200 miliardi“. (tutti i crediti deteriorati sono pari a circa 350 miliardi)” Sono questi i dati dell’allegra finanza italiana, di questi super – manager capaci soltanto di accumulare crediti deteriorati perché forniti esclusivamente agli speculatori “amici di riguardo”. Un “NO” nel referendum necessario per affermare la Costituzione democratica, ma anche per avviare la possibilità di tracciare un segno nella storia di questo Paese in modo da contrastare questo inaccettabile stato di cose.

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