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L’assenza del governo per le vittime di Amendolara non può passare inosservata…

L’altro ieri ad Amendolara si è tenuta una manifestazione per commemorare i quattro cittadini afghani rimasti uccisi, vittime di una vera e propria “tragedia del lavoro” e di un sistema produttivo che si alimenta dello sfruttamento sistematico della manodopera immigrata. Mentre il Paese celebrava il 2 giugno, la Festa della Repubblica, fondata sul lavoro, ad Amendolara si consumava una delle pagine più nere della nostra storia recente: un contrasto stridente e doloroso. L’1 giugno, quattro braccianti -i giovani afghani Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad e il pakistano Waseem Khan- sono stati arsi vivi in un’auto presso un distributore. Una tragedia del lavoro che svela il volto feroce di un sistema produttivo che ha assunto tratti di schiavismo e trae profitto dallo sfruttamento e dal ricatto dei migranti.

di Enrico Rossi | 8 Giugno 2026

L’altro ieri ad Amendolara si è tenuta una manifestazione per commemorare i quattro cittadini afghani rimasti uccisi, vittime di una vera e propria “tragedia del lavoro” e di un sistema produttivo che si alimenta dello sfruttamento sistematico della manodopera immigrata.

Mentre il Paese celebrava il 2 giugno, la Festa della Repubblica, fondata sul lavoro, ad Amendolara si consumava una delle pagine più nere della nostra storia recente: un contrasto stridente e doloroso. L’1 giugno, quattro braccianti -i giovani afghani Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad e il pakistano Waseem Khan- sono stati arsi vivi in un’auto presso un distributore. Una tragedia del lavoro che svela il volto feroce di un sistema produttivo che ha assunto tratti di schiavismo e trae profitto dallo sfruttamento e dal ricatto dei migranti.

Sinceramente, non posso non dire che sarebbe stato giusto che a questa barbarie venisse data subito una risposta forte lo stesso giorno delle celebrazioni della Repubblica: un intervento, un riferimento, una nota da parte delle alte cariche dello Stato sarebbero stati segno di una volontà e di un impegno coerenti, volti realizzare i principi e i valori della Carta Costituzionale.

La manifestazione di ieri è stata indetta dalla sola CGIL; quindi, viene spontaneo chiedersi dove fossero le altre sigle sindacali.

Abbiamo avuto in prima fila il leader Maurizio Landini e accanto hanno sfilato Terra Comune, associazioni come Libera, ANPI e Legambiente. Presenti anche i leader delle opposizioni: Elly Schlein (PD), Nicola Fratoianni (AVS), Maurizio Acerbo (PRC) e una delegazione M5S guidata da Pasquale Tridico, che hanno denunciato l’inerzia del governo nell’utilizzo dei fondi del Pnrr per il superamento dei ghetti e l’ipocrisia e l’infamia della Bossi-Fini che mette i migranti in una condizione di ricattabilità.

I grandi assenti, invece, sono stati i rappresentanti del governo nazionale e della giunta regionale di centrodestra guidata da Roberto Occhiuto. Persino l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo non si è fatto vedere, preferendo essere all’estero a sponsorizzare le eccellenze calabresi e dimenticando da chi vengono prodotte.

È un’assenza grave e cinica che risponde a una precisa logica politica: da un lato, lucrare sul tema dell’immigrazione attizzando l’odio contro i migranti che “ci invadono”, dall’altro, mantenerli come “invisibili” senza diritti per renderli più facilmente sfruttabili.

Se questo Paese avesse al governo rappresentanti politici degni del ruolo che ricoprono, le istituzioni non avrebbero affidato il cordoglio a freddi post sui social.

Invece, avrebbero dovuto essere presenti al corteo e ai quattro lavoratori stranieri, uccisi da un aberrante sistema produttivo, avrebbero dovuto garantire solennemente i funerali di Stato.

Se non mi sbaglio, solo il manifesto, quotidiano comunista, fa oggi un’apertura sulla manifestazione di ieri, mentre nessun altro quotidiano riferisce la notizia in prima pagina.

Dunque, è ancora lunga e dura, e si connota di nuovi contenuti la lotta affinché l’Italia diventi realmente una Repubblica “fondata sul lavoro” e per “rimuovere gli ostacoli di ordine economico che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Ha detto bene Landini: “serve una rivolta delle coscienze”.

Ognuno di noi può dare un contributo, riflettendo, parlando, scrivendo e quando può partecipando alle lotte e sempre scegliendo di votare a sinistra alle elezioni.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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