Epifani eletto “traghettatore” fino al Congresso, ma in realtà scelto come congelatore di una crisi profonda del partito con la speranza di rimandare ancora l’analisi degli errori.

Dunque, nulla di nuovo dalle parti del Pd, semmai una conferma che in questa Assemblea è emersa con grande evidenza e non lascia ben sperare per il prossimo futuro, ovvero quella di una acclarata sindrome dissociativa che pare aver colpito quasi tutti gli esponenti del partito, e che si evince non solo e non tanto dalle faide fra correnti, ma dall’eroico sforzo che ogni capo, capetto od aspirante tale si sente in dovere di compiere per dissociarsi da se stesso. Come se ognuno di loro avesse un gemello identico ma di opposte vedute che si manifesta a giorni alterni sui media, al governo, alle riunioni di partito, e rende quasi impossibile collocare ciascuno in una posizione definita, creando un effetto di disorientamento che genera una rara difficoltà a capirci qualche cosa – in certi momenti, più che di analisti politici avremmo bisogno di bravi psichiatri in grado di spiegarci quale dei gemelli diversi stia parlando, e soprattutto per quale motivo.
Perchè diciamolo chiaro una volta per tutte: come si spiegano certi fenomeni di ardita, per non dire disinvolta, smemoratezza che in tre mesi hanno portato da “tutti con Bersani” a “tutti al governo col Pdl” senza uno straccio di spiegazione e, magari, di onesta riflessione?! E non parliamo dell’evidente impossibilita numerica di formare un governo di maggioranza, chè quella era nota persino ai bambini dopo le elezioni, ma di vaghezze improvvise che paiono aver colpito, alquanto duramente peraltro, le menti politiche più brillanti – o solo le più dotate di generosa e forse sventata loquacità – negli ultimi tempi.
Per esempio, il discorso con cui Letta ha chiesto la fiducia alla Camera, era costellato di citazioni del programma con cui Matteo Renzi ha affrontato le primarie – ma costui era il gemello diverso del Letta che ha votato Bersani come candidato Premier, che non ha mai suggerito in tutta la campagna elettorale l’utilizzo di qualche argomento renziano, che per di più, come vice-segretario del Pd, ha affiancato per sessanta infiniti giorni il Segretario nella vana ricerca dell’appoggio dei Grillini senza proferire verbo?! E di grazia, ci siamo distratti un attimo noi, e dunque ci siamo persi una qualche esauriente spiegazione da parte sua di questo repentino cambio di rotta riguardo alle sue precedenti convinzioni, oppure è avvenuto in silenzio e non ha ritenuto di farne partecipi gli iscritti al suo partito, che forse a qualche opportuna chiarificazione avrebbero avuto diritto?!
E il Fassina che parla alla Assemblea e dice che si deve tornare ad ascoltare la base, è il gemello dissociato di quello che il 40% di quella base l’ha sputacchiato, insultato, irriso ed allontanato perchè aveva avuto l’ardire di votare per Renzi alle primarie?! Lo stesso Bersani, che scopre con amarezza che l’insuccesso rende soli, è il sosia di quello che giurava di essere la migliore carta che il suo partito potesse giocarsi nella sfida elettorale, fingendo di ignorare che quello che aveva la capacità di attrarre voti da altri bacini non era lui, ma il suo sfidante, ed evitando di ammettere ancora oggi che, come Segretario, non ha assolto al suo dovere principale che era quello di assicurare al Pd il miglior candidato possibile, ovvero quello in grado di vincere?!
E’ dunque in atto nelle fila del Pd un fenomeno di veloce, opportuno, mistificato ricollocamento, certificato dall’Assemblea nazionale che fotografa con chiarezza estrema l’ambiguità voluta, la superficialità coltivata, la vaghezza indeterminata, la inadeguatezza politica che condannano il partito alla eterna mediocrità – quindi, non stupiamoci se la notizia doveva essere una raffazzonata soluzione di facciata con la nomina di Epifani, ed invece spopola lo slogan “Open Pd” lanciato nel suo intervento da Matteo Renzi. L’unico ad aver parlato chiaramente, ad aver messo sul tappeto le questioni aperte e scottanti e ad aver poi guardato dritto al futuro – quello che è arrivato, è passato in mezzo ai manifestanti di Occupy Pd, ha messo la freccia e li ha superati in avanti: una epifania. Una vera, però.

Paolo, la tua reinterpretazione delle siglie PD e PDL mi piace molto. Complimenti. E va da sé che se Renzi vuol sperare di dire qualcosa in politica, deve uscire dal Partito Decomposto dove la metastasi delle cellule impazzite cattorosse, cattobige, cattobergogliesche e cattotutto è inarrestabile.
Il disfacimento Chiara, PD, Partito Decomposto! Per questo un Partito in disfacimento non ha bisogno di capi, ne di genietti. La nutria del Mugnone (Renzi) il partito dovrebbe farselo, come piu’volte ho detto, perché un partito disfatto lo puoi solo interrare, non ricostruirlo.
il PD, come il PDL (Partito Decomposto e il Partito Disfacimento Lento) sono lo specchio dell’Italia in agonia, con un Presidente della repubblica, poverino, che ha la data di scadenza che si avvicina paurosamente.
Triste, tristissimo.
Uno morirà, l’altro è in stato di avanzata agonia…quindi c’è speranza. Ma gli italiani arriveranno al traguardo prima di loro? Speriamo di no.
Nota cattiva: Il Pd (deludente, destrutturato, disinvolto nel perseverare nell’errore, distrutto, disconnesso)ha affidato la sua barca ad un traghettatore, amico di Craxi…bella soddisfazione per una vecchia socialista che oggi ormai non sa più cosa è.
Adalberto, come ho scritto la settimana scorsa, trattasi di debolezze parallele – il Pdl è afflitto da cesarismo e di quello morirà, il Pd è afflitto da se stesso, e sta già in agonia.
Chiara, per carità, stiamo zitti, non li eccitiamo, non diamo loro idee. Forse questa volta scompaiono davvero, non vedi che stanno a galla solo per farci dispetto? Stiamo zitti, la sinistra libresca e spiritosa non sa più chi è il suo vero nemico, la più grande sinistra d’un paese europeo dove gli operai sono i più miserabili d’Europa. Stiamo zitti, non buttiamo ciambelle di salvataggio e mentre affogano guardiamo d’altra parte.
Ancora una volta, pungente e divertente. Tra tanti limiti, contraddizioni, ritardi,
non mi sembra , tuttavia, un partito padronale. A me, vedere che un segretario
viene eletto, che c’è una direzione, un consiglio, un dibattito – se pur del tipo così brillatemente descritto da Chiara Boriosi – fa , NONOSTANTE TUTTO, una impressione positiva. Dall’altra parte c’è il capo , magari sul predellino ;
ci sono tanti, troppi applausi. E troppi servi. Impressione negativa!