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L’arresto di Maduro: distrazione dai guai interni di Trump?

“Questo è proprio quello che molti in MAGA avevamo votato per fare finire”. Così la parlamentare di ultra destra Marjorie Taylor Greene mentre commentava il coinvolgimento di Donald Trump negli affari del Venezuela. “Ci eravamo sbagliati di grosso” ha continuato la Greene, dissentendo dal presidente Usa dal quale negli ultimi mesi ha preso le distanze, dopo essere stata fedelissima sostenitrice dell’attuale inquilino della Casa Bianca. La Greene ha ragione ma forse dimentica gli eventi di Trump nel suo primo e secondo mandato che lo hanno visto intervenire con attacchi militari in Iran, Yemen, Siria, Iraq, Nigeria ed altri. Il presidente Usa non ha dunque mantenuto la sua promessa di isolare gli Usa concentrando i suoi sforzi sugli affari dell’americano medio con le sue scorribande in politica estera. L’ultimo episodio dell’arresto di Nicolás Maduro ha portato alcuni frutti politici per Trump specialmente per l’allontanamento dei guai in politica interna con sondaggi in caduta libera e le ombre dei file di Epstein che lo hanno assillato negli ultimi mesi.

di Domenico Maceri | 7 Gennaio 2026
Il presidente Donald Trump e Marjorie Taylor Greene

“Questo è proprio quello che molti in MAGA avevamo votato per fare finire”. Così la parlamentare di ultra destra mentre commentava il coinvolgimento di Donald Trump negli affari del Venezuela. “Ci eravamo sbagliati di grosso” ha continuato la Greene, dissentendo dal presidente Usa dal quale negli ultimi mesi ha preso le distanze, dopo essere stata fedelissima sostenitrice dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

La Greene ha ragione ma forse dimentica gli eventi di Trump nel suo primo e secondo mandato che lo hanno visto intervenire con attacchi militari in Iran, Yemen, Siria, Iraq, Nigeria ed altri. Il presidente Usa non ha dunque mantenuto la sua promessa di isolare gli Usa concentrando i suoi sforzi sugli affari dell’americano medio con le sue scorribande in politica estera. L’ultimo episodio dell’arresto di Nicolás Maduro ha portato alcuni frutti politici per Trump specialmente per l’allontanamento dei guai in politica interna con sondaggi in caduta libera e le ombre dei file di Epstein che lo hanno assillato negli ultimi mesi.

Fu proprio la questione dei file a causare la rottura fra la Greene e Trump poiché la parlamentare della Georgia si era dichiarata paladina delle donne abusate da Epstein che per anni fu anche noto amico di Trump. I due infatti si trovarono spesso insieme a feste e altri eventi sociali dagli inizi degli anni 80 ma poi verso il 2004 l’amicizia venne meno per ragioni economiche ma anche per altri motivi che includerebbero il “furto” di un’impiegata di Trump da Mar-a-Lago da parte di Epstein. Come si sa, Epstein fu arrestato e condannato per abusi sessuali e traffico internazionale di minori, e morì di apparente suicidio nel 2019 in un carcere di New York. Trump le tentò tutte per bloccare il rilascio dei file di Epstein e in un caso in particolare minacciò la Greene al telefono strillandole le preoccupazioni che “alcuni dei suoi amici potrebbero essere danneggiati” dal rilascio dei file. Difficile capire chi sarebbero gli amici di Trump ma forse si riferiva a se stesso?

Il raid in Venezuela con la cattura di Maduro ha fatto scomparire dalle notizie il caso di Epstein. Ha anche messo a tacere le preoccupazioni dell’americano medio sulle questioni economiche dove Trump versa in condizioni tutt’altro che brillanti. Solo il 31 percento approva il suo operato nel campo che lui ha sempre presentato come il suo cavallo di battaglia date le sue esperienze imprenditoriali. Il caso Venezuela ha anche ammutolito la scadenza dei sussidi governativi per l’acquisto dell’assicurazione medica che comporterà aumenti stratosferici per i sette milioni di americani che sono in procinto di scegliere la polizza per il 2026.

Gli americani rimangono perplessi sul sequestro di Maduro. Il 36 percento approva, il 25 % non sa, e il 39 percento è contrario, secondo un sondaggio di YouGov del 4-5 gennaio. Ma ad annerire di più la questione, un sondaggio della Reuters/Ipsos del 4-5 gennaio è la preoccupazione che gli Stati Uniti andranno a finire troppo coinvolti in Venezuela (72% sì, 24% no). Inoltre il sondaggio di YouGov ci informa che gli americani non approvano la gestione di Trump del Venezuela (46 no, 39 sì) e per quanto riguarda la gestione delle forze armate in Venezuela i numeri sono ancora peggiori per Trump (51 no, 39 sì).

Al momento non si sa con precisione quali siano le intenzioni di Trump che cambiano da un giorno all’altro anche se le minacce ad altri leader latinoamericani emergono. In particolare Trump ha additato Gustavo Petro, presidente della Colombia, che ha alzato la voce contro l’intervento statunitense in Venezuela. Trump ha però anche fatto dichiarazioni contraddittorie sulla vice presidente Delcy Rodriguez, vice di Maduro, che è divenuta presidente interim. La prima dichiarazione della Rodriguez è stata dura con la richiesta della liberazione del presidente Maduro. Il giorno dopo ha fatto una dichiarazione più conciliante, asserendo che il Venezuela vuole cooperare con gli Stati Uniti, suggerendo che forse non ha in mano il completo supporto delle forze armate che contrasterebbero una possibile invasione di truppe americane. Comunque vada, Trump, invece di concentrarsi sui bisogni degli americani come aveva dichiarato nel suo slogan MAGA, sembra essersi rifugiato in politica estera, dove il presidente Usa ha quasi mano libera di azione, senza considerare il bisogno di consultare il Congresso. Ci saranno conseguenze ma per adesso non si parla di questioni di politica interna. E quello per Trump è una vittoria anche se rappresenta un tradimento al movimento MAGA.

Domenico Maceri

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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