
“Ma, soprattutto, quanto è irriducibile l’ostilità che brucia tra Gaza e Israele, che cosa intendono i palestinesi quando parlano di inevitabilità della guerra, la Terza guerra mondiale?”
L’Arabia Saudita ha criticato pesantemente la decisione di Israele di bloccare le consegne di aiuti nella Striscia di Gaza, definendola una “minaccia”, mentre prosegue la fase di stallo nei negoziati tra Israele e Hamas per estendere la tregua. La decisione israeliana di “bloccare l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, e il suo utilizzo come strumento di ricatto e punizione collettiva è una lampante violazione del diritto internazionale e una diretta violazione delle norme del diritto umanitario internazionale”, si legge in una dichiarazione del ministero degli Esteri citata dall’agenzia di stampa ufficiale saudita. Riad ha esortato la comunità internazionale a “fermare queste gravi violazioni israeliane”. Il portavoce di Hamas Hazem Qassem ha dichiarato al canale televisivo saudita al-Hadath che “sono in corso trattative con i Paesi mediatori per garantire il consolidamento dell’accordo sulla tregua. I mediatori non ci hanno informato di alcun cambiamento nell’approccio da parte di Israele”, ha affermato. “Israele ha negoziato in buona fede sin dall’inizio di questa amministrazione per garantire il rilascio degli ostaggi tenuti prigionieri dai terroristi di Hamas. Sosterremo la loro decisione sui prossimi passi, dato che Hamas ha indicato di non essere più interessata a un cessate il fuoco negoziato”. Lo ha detto il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Brian Hughes, in una dichiarazione che si riferisce alla decisione di Israele di interrompere il flusso di aiuti umanitari a Gaza. Attivisti israeliani hanno diffuso un filmato di centinaia di persone che protestano vicino alla residenza del primo ministro israeliano a Gerusalemme Ovest. Anche alcuni familiari di prigionieri israeliani detenuti a Gaza si sono uniti alla manifestazione per chiedere il ritorno dei loro cari. I filmati, verificati da Sanad, l’agenzia di fact-checking (accertamento degli avvenimenti citati e dei dati usati) di Al Jazeera, hanno mostrato la polizia israeliana sparpagliarsi, erigere barriere e preparare cannoni ad acqua intorno alla residenza. Medici Senza Frontiere denuncia con fermezza la decisione di Israele di bloccare l’entrata degli aiuti a Gaza. Gli aiuti umanitari non dovrebbero mai essere usati come uno strumento di guerra, avverte l’organizzazione medico-umanitaria che nella Striscia lavora con quasi 1.000 operatori umanitari. “Indipendentemente dall’andamento dei negoziati tra le parti, la popolazione di Gaza ha ancora bisogno di un immediato e massiccio aumento di forniture umanitarie”, sottolinea il gruppo. Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto a Israele di porre fine alla sospensione degli aiuti umanitari a Gaza “immediatamente”. Il Segretario generale esorta tutte le parti a “compiere ogni sforzo per evitare il ritorno delle ostilità a Gaza”. Chiede che gli “aiuti umanitari tornino immediatamente a Gaza e che vengano rilasciati tutti gli ostaggi”, si legge in una dichiarazione dell’Onu pubblicata su X. La Turchia, membro Nato, è stata per anni tra i principali sostenitori dei ribelli che hanno rovesciato l’ex regime di Bashar al-Assad, ed ha già stretto relazioni importanti con la nuova leadership di Damasco. Ankara ha promesso di contribuire alla ricostruzione della Siria e ha offerto assistenza per addestrare ed equipaggiare le sue forze di sicurezza. La fonte turca ha rivelato che i colloqui di oggi saranno condotti dal viceministro degli Esteri turco Nuh Yilmaz e dal viceministro degli Esteri britannico Hamish Falconer. Secondo la fonte, Yilmaz sottolineerà la necessità di revocare incondizionatamente le sanzioni alla Siria per la ricostruzione e lo sviluppo economico. Le sue dichiarazioni seguono quelle del primo ministro Benjamin Netanyahu e del ministro della Difesa Israel Katz, che ieri hanno annunciato che Israele potrebbe prendere provvedimenti per proteggere i drusi (costituiscono un gruppo etnoreligioso arabo praticante una dottrina monoteista di derivazione musulmana sciita ismailita, distribuito principalmente tra Siria, Libano, Israele e Giordania) nei pressi di Damasco, dopo uno scoppio di violenza mortale che ha coinvolto le forze del regime e i combattenti drusi. Gideon Moshe Sa’ar, ministro degli affari esteri nel governo di Netanyahu sottolinea che “è importante che i nuovi governanti di Damasco rispettino i diritti delle minoranze”, notando che “abbiamo anche una comunità drusa qui in Israele”. I miliziani yemeniti Houthi hanno minacciato di riprendere gli attacchi contro Israele dopo la decisione del governo di Benjamin Netanyahu di interrompere gli aiuti umanitari alla Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato il leader degli Houthi, Abdul Malik al-Houthi, sostenendo che il ritorno alla guerra a Gaza “sarà accompagnato dal ritorno dell’intera entità nemica sotto il fuoco”.
Certo è difficile immaginare Gaza oggi senza di lei, visto che lei è stato ed è il cervello di questo cambiamento, primo ministro Benjamin Netanyahu.
Giuseppe Basilico

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