
Istat ha confermato le stime sull’inflazione di agosto: crescita del 3,3% su base annua, uno 0,4 in più rispetto al +2,9% di luglio. Ed ovviamente il motivo dominante della crescita è quello dei prezzi energetici (+17%)…. su cui i decisori latitano.
Insomma tutto costa più caro e dobbiamo alla “magnanimità” al ribasso degli altri comparti se non siamo travolti dalle conseguenze delle tensioni internazionali.
Tra i ribassi c’è quello di prezzi delle vacanze, soprattutto aerei, che fa capire bene quanto il mercato, soprattutto per le scelte dei consumatori, possa e debba condizionare l’intera economia. I biglietti dei voli ad agosto sono costati l’11,5% in meno rispetto all’anno scorso e il 5,7% in meno rispetto al mese precedente. Le tensioni geopolitiche internazionali hanno portato gli italiani a viaggiare più che mai in Italia, e il mercato per rendersi più attraente ha reagito con questi ribassi. Il mercato vince per tutti: consumatori che spendono meno e fornitori di servizi che, pur se guadagnano meno, dopo le “vacche grasse” (quasi sempre eccessive e spesso violando concorrenza e mercato, soprattutto grazie agli aiuti pubblici… Alitalia – Ita Airways fa scuola per tutti) riescono a mantenere buoni livelli.
Se pensiamo che i decisori politici – di governo e buona parte dell’opposizione – navigano a vista, facendo peggiorare la situazione ogni giorno, mentre diciamo “grazie al mercato”, mettiamo sull’allerta perché le decisioni e tendenze a oligopoli e monopoli sono quotidiane (in questi giorni Intesa/Mps, Poste/Tim e le più o meno esplicite avvisaglie sull’ex-Ilva).
Il segnale che i prezzi dei biglietti aerei calino, pur con molte tentazioni di ingordigia da parte delle compagnie e nonostante il reale aumento dei loro costi per i carburanti, è la esplicita dimostrazione che ogni singolo consumatore – scegliendo e decidendo – può dare il proprio contributo a migliorare prezzi e qualità. Le istituzioni dovrebbero creare le condizioni perché questo sia più semplice – con per esempio sburocratizzazione e calo delle imposte – ma prendiamo atto che le cose più importanti di questo periodo sono la cosiddetta riforma del sistema elettorale, per garantire continuità, e la conseguenza – lo evidenziamo anche per ricordare a chi confonde il proprio delirio di potere/onnipotenza col bene pubblico – di cittadini/consumatori/elettori che disertano e diserteranno sempre di più le urne.
Il problema – per capire un po’ più a fondo – è che se siamo qui ad evidenziare il buon mercato nell’ambito dei viaggi, non è questo un settore che di per sè possa essere qualificante per l’intera economia. La sua volatilità e dipendenza da fattori esterni quanto incontrollabili di geopolitica, non lo fa essere trainante come, invece, dovrebbero essere i settori industriali – soprattutto quelli di telecomunicazioni, pmi, risparmio ed agricoli – su cui, per l’appunto si addensano le morse di oligopoli e monopoli.
Vincenzo Donvito

Concordo appieno. E’ triste essere profeti inascoltati. Mesi fa dicevo che se non tagliavano drasticamente le accise il prezzo carburanti sarebbe ricaduto su tutte le merci.
Ricordo fin troppo cosa accadde nel 1973 quando chiusero il canale di Suez.
Oggi non siamo nella stessa situazione grazie all’euro se ci fosse ancora la rimpianta liretta
saremmo con inflazione a due cifre