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L’AfD vince le elezioni e i partiti tradizionali fanno finta di disperarsi

Secondo i risultati definitivi, il partito Alternativa per la Germania ha dominato le elezioni statali di domenica nello stato orientale della Sassonia-Anhalt con il 44% dei voti, ma non ha la maggioranza assoluta per governare da solo e dovrà trovare un modo per allearsi con un altro partito. La Sassonia-Anhalt è un piccolo stato con 1,8 mil. di abitanti e da sempre è la roccaforte dell’AfD nella Germania orientale.

di Fulvio Rapana' | 11 Settembre 2026

Secondo i risultati definitivi, il partito Alternativa per la Germania ha dominato le elezioni statali di domenica nello stato orientale della Sassonia-Anhalt con il 44% dei voti, ma non ha la maggioranza assoluta per governare da solo e dovrà trovare un modo per allearsi con un altro partito. La Sassonia-Anhalt è un piccolo stato con 1,8 mil. di abitanti e da sempre è la roccaforte dell’AfD nella Germania orientale. Sono ben altri gli stati che contano numericamente ed economicamente in Germania, ma l’affluenza dell’82% degli elettori chiarisce che tutte le forze politiche sono riuscite a mobilitare la propria base. Tanto per completare il quadro politico. Gli altri partiti potrebbero ancora impedire all’AfD di assumere il potere in Sassonia-Anhalt: i cristiano-democratici, arrivati secondi, con un notevole distacco, potrebbero finire per guidare lo Stato se riuscissero a formare una coalizione con altri quattro partiti: i socialdemocratici e i Verdi di centrosinistra, l’ ex partito comunista dell’ex Germania est , Die Linke, e l’alleanza populista di ispirazione comunista ma contraria all’immigrazione di Sahra Wagenknecht, con la sigla BSW.

I commenti non colgono il senso profondo del disagio degli elettori

I primi commenti, ovviamente, sono quelli, diciamo, politically correct, che non colgono la sostanza del voto. Per Sudha David-Wilp, vicepresidente per le relazioni esterne del German Marshall Fund, un think tank conservatore, “rappresenta un “presagio” dell’incapacità dei partiti tradizionali di formare coalizioni stabili”, dimenticando che oramai sono quasi 20 anni che governa una Grosse Koalizion. Altri pongono l’accento su una questione di fondo: le due Germanie non si sarebbero mai veramente riunite con forti differenze economiche fra l’est, ex comunista, arretrato e l’ovest, democratico e ricco. Ma queste differenze non le potrà ridurre nessuno era così anche nel periodo imperiale e durante il nazismo. A proposito di “presagio”, secondo Mark Landler del NYT, il danno è superiore all’effettiva consistenza del voto in Sassonia: “potrebbe dare nuovo slancio ai partiti di estrema destra che sperano di vincere le elezioni in altre parti del continente il prossimo anno”. Si tratta di commenti governativi di stampa e dei media “allineati” che volutamente non colgono i segnali e che non analizzano o approfondiscono le cause dei “problemi sistemici”. Si gira sulle questioni senza voler scendere al nocciolo per evitare di mettere mano ad un’effettiva svolta nelle politiche nazionali ed europee. Come ho già scritto, in tutti i paesi in cui i movimenti di estrema destra stanno guadagnando elettori, rispetto alle coalizioni in carica, perché i governi, con i partiti tradizionali, sono ritenuti responsabili della mancata soluzione dei problemi sistemici di cui soffrono le economie nazionali. Tutti i partiti, i leader e i movimenti di destra mentono spudoratamente ai loro elettori perché aggrappandosi al problema dei migranti, evitano di mettere mano alle soluzioni dei veri problemi. L’immigrazione è solo uno strumento politico per attirare l’attenzione senza pestare i piedi a chi comanda sul serio. In nessuna nazione in Europa, nonostante l’incessante bombardamento mediatico delle destre, il problema dell’immigrazione è in cima alle preoccupazioni dei cittadini. Un sondaggio del 3 giugno 2026 su un campione di 1.326 aventi diritto al voto, realizzato da ARD-DeutschlandTREND, secondo cui la situazione economica ha superato l’immigrazione come principale problema attuale in Germania. Attualmente, il 27% degli intervistati indica l’economia (-1% rispetto a novembre 2025), seguono: l’ingiustizia sociale/povertà/reddito dei cittadini (invariato al 21%), immigrazione/rifugiati al 21% (in flessione dell’11%), pensioni/previdenza sociale per gli anziani (12%, +2%), istruzione/scuole/formazione professionale (11%, +3%) e tutela dell’ambiente/clima (10%, -4%). In Italia l’immigrazione secondo il CISE è al 4° posto nelle priorità con il caro vita e il costo dell’energia al primo. In Francia, nonostante l’incalzante martellamento della destra, in un sondaggio di agosto effettuato da Dailymotion, ancora una volta al primo posto con il 41% c’è il potere d’acquisto (inflazione e costo della vita), seguito dalla protezione del sistema sanitario (accesso alle cure) al 35% e solo al terzo la sicurezza unita alla gestione dell’immigrazione al 31%.

Una corrente anti-americana attraversa la Germania

I veri problemi che angustiano la vita dei cittadini tedeschi ed europei: il costo della vita, l’assistenza sanitaria, le pensioni, la perdita di posti di lavoro a causa della deindustrializzazione restano ai margini del dibattito politico in quanto dipendono da sistemi geopolitici che girano molto più in alto di quelli nazionali o comunitari. Il costo della vita, anche per gli americani, e la deindustrializzazione dipendono in gran parte dal costo dell’energia che è strettamente connesso con le guerre. Le pensioni e l’assistenza sanitaria, in tutto l’Occidente, dipendono dai debiti sovrani che sono uno strumento di pressione e soggezione geopolitica degli apparati imperiali. Spendere per la difesa piuttosto che per la scuola dipende dagli impegni assunti dallo Stato a livello strategico. Scrive Sabine Balk sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (F.A.Z.) “In Germania il motivo di questo “shock elettorale” va ricercato anche in una corrente anti-americana che attraversa una parte sempre più consistente della società e dell’imprenditoria tedesca. La Germania non vuole più essere uno stato vassallo sotto tutela degli Stati Uniti soprattutto ora che ha un presidente come Trump e un’Amministrazione colonialista e rapace”. È dallo stato profondo, il “deep state”, dell’imperialismo americano, che decide le sorti dell’Occidente, che una parte sempre più rilevante dell’elettorato tedesco chiede maggiore indipendenza . In questi quattro anni di guerra contro la Russia, a Gaza e contro l’Iran la sensazione che va sempre più montando nel paese è che gli Stati Uniti abbiano voluto queste guerre per distruggere economicamente la Germania e l’Europa. Robert Stiglitz, premio Nobel per l’economia, a marzo 2022 scrisse un articolo su Project Syndacate: “ Questa è una guerra per spezzare l’asse economico russo-tedesco”. Guerre che hanno sgretolato le basi delle capacità produttiva della Germania con i prezzi dell’energia che sono triplicati o quadruplicati, mettendo in ginocchio le esportazioni e il surplus commerciale della nazione. I rapporti stretti messi in piedi dalla Merkel con la Russia avevano garantito un benessere senza precedenti all’economia tedesca, e italiana, ma ha anche attirato le attenzioni maligne degli Stati Uniti in piena crisi produttiva e manifatturiera. E’ possibile che elettori e imprenditori stiano provando a votare per l’AfD per dare una scossa ai partiti tradizionali. Arriverà questo avviso di sfratto? Ce la farà AfD a svoltare?. Credo di no. L’imperialismo del “deep state” americano è ancora troppo forte e ha ancora tante soluzioni per riportare alle sue ragioni chi si disallinea. In Francia il Front National e la Le Pen, ci provano da 40 anni, solo ora che sono stati ben ripuliti e riconvertiti potranno accedere ad una competizione elettorale. Marie Le Pen è stata prima condannata e poi parzialmente assolta con una pena ridotta in modo tale da poter partecipare alle presidenziali del 2027 dopo che ha modificato il posizionamento strategico e geopolitico, personale e del FN , passando da anti-NATO a neutro tendenzialmente pro-atlantista. Più o meno la stessa cosa sta capitando a Neil Farage in Gran Bretagna quando ha vinto le elezioni amministrative. Per fare fuori, politicamente, Orban, spesso filo-russo, ci hanno messo 4 anni di complotti e pressioni di ogni tipo. Alla fine sono riusciti a ribaltarlo con il nuovo leader, Péter Magyar, ex sodale vicinissimo a Orbán, che come primo atto ha ufficialmente definito la Russia come un “brutale aggressore” e una “minaccia” geopolitica per Budapest. Poi, come è successo per la Meloni in Italia, l’AfD per evitare guai peggiori deluderà le aspettative, portando, senza dibattere, il partito al totale subordine dei poteri euroatlantici. Ma sono menzogne che durano qualche anno perché se i problemi permangono o si aggravano rispunta un’altra AfD o un Vannacci che, partendo dall’immigrazione, gli svuota il partito e disgrega il governo.

Fulvio Rapanà

L’AfD vince le elezioni e i partiti tradizionali fanno finta di disperarsi
Pubblicato in : Editoriale, Esteri

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Fulvio Rapanà è un editorialista di “Avanti online”

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