Questo governo passerà alla storia come uno dei più disastrosi della nostra Repubblica e come quello che, di fronte alla più grave crisi economica italiana del dopoguerra, ha creato più incertezza e confusione. Spero che non sarà ricordato come un governo, che in tempi di recessione, ha rispettato i parametri europei sulla tenuta dei conti, perché per questa via ha solo fatto aumentare il debito pubblico.
Sarà ricordato per il pasticcio sull’Imu, per l’aumento della pressione fiscale, per il suo sfibrante tira e molla sulle decisioni da prendere e per le brutte figure dei suoi ministri, in particolare quello per l’economia. L’ultimo incidente riguarda le trattenute sugli stipendi degli insegnanti e lo squallido scambio di accuse tra il ministro dell’economia e quella della pubblica istruzione sul sapere e non sapere di questo provvedimento. In tutto questo Renzi avanza il suo nuovo piano sul lavoro ma la disoccupazione a novembre è arrivata al 12,7%, quindi al di sopra della media dei Paesi dell’euro, e quella giovanile al 41,6% e questo è il dato peggiore dal 1977. L’unico dato positivo, su cui il governo ha menato vanto, è quello dello spread che è sceso sotto i 200 punti. Anche su questo è bene dire la verità e precisare come stanno esattamente le cose. Il primo merito va al governatore Draghi, che con l’annuncio del piano Omt, è senz’altro quello che più ha contribuito a riportare fiducia sull’euro e sui mercati.
Nel 2011, in pochissimi mesi, lo spread, che è il differenziale tra Titoli di Stato italiani e Bund tedeschi, era passato da sotto i 200 punti a 575 costringendo Berlusconi alle dimissioni. Allora si parlò di complotto ma la verità è che il governo era completamente paralizzato per contrasti dentro il Pdl e per i veti della Lega e, di fatto, la maggioranza non era più in grado di decidere. Il governo Letta rivendica la discesa sotto i 200 punti e l’attribuisce alla stabilità garantita dal suo esecutivo. Non è vera né l’una né l’altra cosa e oggi possiamo sottolineare i meriti di Draghi insieme al cambiamento intervenuto sui mercati con un aumento dei tassi di interesse sui Titoli di Stato americani e tedeschi. Con l’avvio da parte della Federal Reserve della politica del taglio agli acquisti mensili di Titoli di Stato americani, è cambiato lo scenario e inoltre ci sono più di 4 mila miliardi di dollari di liquidità alla ricerca di buone remunerazioni e di più alti rendimenti. Una parte di questa liquidità sta tornando in Europa e anche sui Titoli emessi dal governo italiano. Va inoltre precisato che il nostro differenziale sui Bund decennali tedeschi è sceso sotto i 200 punti anche perché il rendimento tedesco si è elevato da poco più dell’1% a quasi il 2%. Detto questo nessuno vuole disconoscere i meriti della stabilità politica ed è del tutto evidente che una crisi di governo al buio, con nuove elezioni e senza una chiara prospettiva di governabilità e di programmi, potrebbe compromettere questo miglioramento. 100 punti in meno in un anno significano 3 miliardi in meno di interessi da pagare sul debito. È ancora molto poco e per questa ragione bisogna andare oltre. Per abbassare lo spread di almeno 50 punti occorre dare il via alla costituzione di un Fondo patrimoniale di 400 miliardi per abbattere il debito che è continuato a crescere. Emissioni di titoli privilegiati garantite da immobili pubblici e da asset mobiliari potrebbero attrarre molti risparmiatori italiani ed esteri, dando un segnale ai mercati della volontà del nostro Paese di rendere sempre più sostenibile il suo debito sovrano. Va inoltre precisato che l’Italia è l’unico Paese, insieme alla Germania, ad aver conseguito negli ultimi 20 anni quasi sempre avanzi primari e ha un patrimonio privato estremamente positivo, secondo solo a quello di Berlino. I nostri Titoli detenuti da non italiani sono solo 700 miliardi e questo dato è molto più basso rispetto a quello francese e tedesco ed è perfettamente garantito dalle nostre risorse finanziarie interne. Per questo non si aspetti oltre per varare questo benedetto Fondo patrimoniale, perché attraverso l’abbattimento del debito migliori ulteriormente lo spread liberando risorse da mettere sul cuneo fiscale per rilanciare la nostra economia dal punto di vista della domanda interna e della sua competitività.

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