Carlo Legaluppi
L’orologio della cattedrale batte il decimo cupo rintocco. Tutt’intorno è silenzio. Nessun rumore turba la fredda quiete serale della cittadina. La spessa foschia e la pioggerella che cade incessante da alcune ore, rendono incerti e spettrali i contorni delle costruzioni e degli alberi. Dall’asfalto bagnato sprizzano scintille sotto la luce dei lampioni e dei neon dei locali chiusi. Nessun autoveicolo in transito. Lungo le vie e nei parcheggi sostano silenti solo le macchine dei residenti. Attraverso le persiane serrate filtra il riverbero dei lampadari e il bagliore degli schermi televisivi, ma non un parlottio, una risata, un suono esce dalle mura domestiche. Nella semioscurità un uomo alto e slanciato cammina spedito, intabarrato in un eskimo scuro con il cappuccio tirato sulla testa, che nasconde i contorni del suo volto. Di tanto in tanto si ferma per girarsi e guardarsi alle spalle, con fare circospetto. Poi riprende a muoversi velocemente, emanando dalla bocca impalpabili nuvolette di alito biancastro. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/la-zona_2921.html

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