Cristhian De Sica ha risposto sul Corsera alle annuali accuse di volgarità per l’annuale uscita corredata da successo del film “cinepattone” natalizio con apparente buon senso : il mio film ha successo e finanzia il cinema italiano ( forse sarebbe meglio dire De Laurentiis , ma è un dettaglio) , la volgarità è quella dell’Italia di oggi perché i miei personaggi sono gli italiani di oggi , i film d’autore sono la solita pippa che nessuno vede e che costano allo Stato e comunque l’anno prossimo dirò qualche parolaccia di meno . Si tratta proprio di quel buon senso apparente e pragmatico che sta avvelenando irrimediabilmente la nostra società .
Quando si dice che la televisione e il cinema sono lo specchio della società si dice una cosa vera, ma si omette il particolare che hanno un effetto istituzionalizzante ( se la parolaccia la dicono al cinema viene sdoganata , come si dice oggi ) , moltiplicatore ( la cafonaggine romanesca lascia il suo ambito naturale e diventa modello dalle Alpi a Lampedusa ) ed euforizzante ( qui si divertono tutti, ne ho diritto anch’io , c…o ! ) . E proprio come in un gioco di specchi , tutto si moltiplica ed aumenta, a partire proprio dal tasso di volgarità ed ignoranza che si dice di voler semplicemente “registrare” , con il risultato di produrre il prossimo anno un ancora più volgare “cinepattone” di successo .
Su una cosa però De Sica ha ragione : perché ve la prendete solo con me ? Effettivamente , nella stessa giornata , ci sarebbero almeno due potenziali obiettivi di critica ben più colpevoli di istigazione alla volgarità ed all’ignoranza popolare generale : si tratta dei direttori dei Tg nazionali che hanno dedicato un lunghissimo servizio in più edizioni all’annuale raduno della comunità di recupero di Pierino Gelmini ( chiamato “don” nonostante sia stato ridotto allo stato laicale dal Vaticano ) e del presidente del Cnr che ha qualificato come “libertà di opinione” le tesi creazioniste del suo vice , un filosofo nominato ad occupare un posto di scienziato.
I servizi del Tg , con lunghi primi piani sul ministro Giovanardi , sul capogruppo Pdl al Senato Gasparri e l’audio della telefonata del premier Berlusconi con affettuosi saluti a “don Pierino” apparentemente non differivano molto dalle normali marchette giornalistiche che costituiscono l’attività principale delle testate giornalistiche televisive . In realtà è stato dato uno straordinario palcoscenico alle tesi violentemente proibizioniste ed all’esperienza di una comunità di recupero molto discussa , definita testualmente “ la migliore esperienza di lotta alla diffusione del degrado che colpisce soprattutto la gioventù” , guidata da un ex sacerdote che ha subito una condanna definitiva per molestie sessuali anni fa ed è oggi imputato di reati dello stesso tipo che sarebbero stati consumati proprio a danno di giovani inseriti nella comunità di recupero . Per Gelmini (e Gasparri, ma questa non è una notizia) l’inchiesta è naturalmente opera di “toghe rosse” ed è uno dei tanti esempi di attacco a quel partito dell’amore ( qualche volta a pagamento) che avrebbe già messo a posto l’Italia se lo avessero fatto lavorare , mentre per il Vaticano , notoriamente piuttosto prudente nel prendere misure nei confronti del clero per questo tipo di problemi , gli elementi sono stati più che sufficienti per ridurlo allo stato laicale , in pratica per metterlo fuori dalla propria organizzazione.
Uno spazio giornalistico di questo genere non è certo garantito a sacerdoti impegnati in comunità di recupero molto grandi , come don Ciotti o lo stesso don Mazzi , che pure condividono in buona parte le tesi “proibizioniste” tanto care a Giovanardi e compagnia plaudente e non sono né condannati né indagati per reati riguardanti il rapporto con i propri assistiti come invece è , anche se i Tg non lo dicono, Gelmini da Amelia . Il messaggio nemmeno subliminale è chiaro : la gerarchia dei valori che vuole essere trasmessa è che il sostegno e l’adesione ad un modello “culturale” che prevede , oltre al proibizionismo in materia di droga, il sostegno pubblico ad una parte politica fa premio sui comportamenti “privati”, giungendo al beneficio della non menzione, mantenendo in capo a gente come Gelmini il diritto di impartire durissime lezioni di “morale” all’Italia intera . Più che volgarità, squallore .
Il presidente del Cnr , l’organismo che decide in merito alla ripartizione delle risorse per la Ricerca scientifica in Italia , ha sentito il bisogno di intervenire per difendere il proprio vicepresidente che ha pubblicato un libro sulle tesi creazioniste ( molto sponsorizzato dal premier Berlusconi, per motivi misteriosi , in diversi interventi pubblici) , esclusivamente basato su speculazioni filosofiche e di nessun valore scientifico , sbeffeggiato dalle riviste scientifiche internazionali come l’uomo sbagliato al posto sbagliato per un settore che tutti ritengono vitale per il futuro di qualsiasi Paese del mondo. Essendo a sua volta uno scienziato di buona reputazione internazionale , il presidente del Cnr non ha potuto sostenere sul piano scientifico le (poche) monumentali sciocchezze propalate dal suo vice nel libro e nelle interviste nelle quali sosteneva la necessità di non finanziare quei percorsi di ricerca che contrastano con la “morale comune” , per l’occasione rispolverata nella versione in uso al tempo del processo a Galileo. Egli ha dovuto invece rilasciare una intervista , ampiamente ripresa e rilanciata, nella quale sosteneva un po’ pateticamente che quelle del suo vice erano “opinioni” e come tali non sindacabili. Oggettivamente meno dannoso di quanto fece Stalin per tacitare le critiche dei pochissimi che trovarono da ridire verso le tesi di Lysenko , l’uomo che aveva incaricato di riportare la moralità sovietica nella comunità scientifica russa degli anni cinquanta , ma sempre intollerabilmente troppo per una società che si vorrebbe civile e democratica e che già ha dovuto subire di recente le orripilanti aberrazioni dialettiche come “mi dicono che questa ragazza possa anche mettere al mondo un figlio “ che il premier pronunciò in merito alla povera Eluana Englaro !
Berlusconi ed i suoi non credono alle tesi creazioniste e sanfediste nella ricerca più di quanto Stalin credesse alle stravaganze della scienza sovietica di Lysenko , ne siamo certi : lo prova , se non altro, l’abbondante ricorso al progresso scientifico cui lo stesso premier ha più volte detto di aver fatto ricorso , aspettandosi di vivere fino a 120 anni . Ma questo aggrava , non lenisce , il senso di scoramento e sconforto che prende chi è costretto ad ascoltare ed a prendere perfino per buone quanto viene detto in sedi istituzionali e pubbliche , mentre in privato , magari all’estero , si agisce in maniera opposta . Più che volgarità , mistificazione.
Franco D’Alfonso

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