Da una agenzia AGI del 17 aprile 2006:
La vittoria della coalizione guidata da Romano Prodi rappresenta “il peggior esito immaginabile in
termini di possibilita’ per l’Italia di rimanere nell’Eurozona oltre il 2015”. Questo il giudizio dell’autorevole quotidiano economico Financial Times che, pur riconoscendo come Prodi sia un europeista convinto, esprime dubbi e perplessita’ sulla partecipazione italiana nell’euro. L’editoriale e’ firmato dal condirettore Wolfgang Munchau.
Nell’editoriale, il condirettore del Financial Times ha ironizzato sulla “risicata” vittoria del centrosinistra alle elezioni italiane, rivelando di aspettarsi ora che “gli investitori internazionali inizino a fare scommesse speculative sulla partecipazione dell’Italia all’euro entro la durata del Governo Prodi”. Si tratta pero’, ha tenuto a precisare, di scommesse “sulle circostanze economiche che potrebbero obbligare un Governo a prendere decisioni che sono impensabili fino al momento in cui diventano inevitabili”. Il problema, ha aggiunto, e’ la situazione economica che si trova ora in “profonda difficolta’”.
A differenza di Francia e Germania che soffrono di scarsa crescita e di alta disoccupazione, l’Italia “sconta una bassa crescita mentre la creazione di posti di lavoro e’ stata rilevante”. In sintesi, il problema del nostro Paese e’ quello di “non essere pronto ad un’unione monetaria”. Dalla nascita dell’euro, prosegue l’analisi di Ft, l’Italia ha scontato il forte apprezzamento sul dollaro. Il costo del lavoro e’ cresciuto finanche del 20% rispetto alla Germania e continua a salire del 3% l’anno. Non solo, ma l’Italia “ha anche un problema di competitivita’ in molti settori”. Occorre insomma un vasto programma di riforme economiche ma quello di Prodi non sembra essere la risposta giusta. “Esso consiste – si legge sulle colonne del quotidiano – nel riproporre le stesse riforme che sono fallite in altri paesi europei”.
Se l’Italia continua a perdere competitivita’, “un movimento politico populista potrebbe emergere facilmente con la proposta dell’uscita dall’euro”. E se si ritornasse alla lira, si domanda il quotidiano economico, “cosa succederebbe al paese con il piu’ alto rapporto debito/pil?”.
Da una agenzia Adnkrons del 17 aprile 2006:
Romano Prodi, “un leader calmo o debole?”, si chiede oggi il New York Times, scrivendo che la
“serenita”‘ esibita dal leader dell’Unione puo’ avere due aspetti. Implica da una parte “una forza calma”, esibita di fronte agli attacchi dell’avversario Silvio Berlusconi, ma puo’ anche implicare
“una mancanza d’impeto, forse una lentezza nell’intraprendere azioni forti”. “La domanda e’ ora- con un’Italia affaticata da queste elezioni, assediata da problemi economici e abituata alla teatralita’
dell’era Berlusconi- se un uomo con una simile apparente pace interiore sia abbastanza dinamico per le sfide che attedono il suo governo e l’Italia?”, si chiede il quotidiano.
I suoi critici, prosegue il giornale, lo accusando di essere debole e di aver offerto “una mediocre performance” come presidente della Commissione Europea, ma i suoi sostenitori ricordano che ama gli sport che richiedono resistenza, come la bici e la maratona. E lui stesso si definisce “un diesel”.
Ora che “e’ il capo di una frammentaria coalizione di partiti di centro sinistra dai comunisti ai cattolici moderati”, il suo principale compito sara’ tenere assieme gli alleati per evitare il ripetersi della caduta del suo governo nel 1998, nota il quotidiano. Che cita sostenitori di Prodi, secondo i quali le sue maniere sotto tono e le sue capacita’ di mediatore potrebbero rivelarsi un vantaggio
nel mantenere tutti in linea.
La vittoria mutilata. Per la grande stampa inter nazionale Prodi non dura e se dovesse durare saranno guai per il paese
Emblematico il giudizio del Financial Times: “la vittoria della coalizione guidata da Romano Prodi rappresenta “il peggior esito immaginabile in termini di possibilita’ per l’Italia di rimanere nell’Eurozona oltre il 2015”.

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