In tutte le numerosissime trasmissioni televisive a carattere politico, i confronti, tra le parti, si sono sempre svolti con vivaci scontri verbali su temi poco attinenti alla crisi economica del Paese.
I rappresentanti della minoranza politica hanno pedantemente ripetuto le loro accuse al Capo del Governo, reo di pensare solo a risolvere i propri problemi con la giustizia e quelli economici relativi al suo impero televisivo e imprenditoriale.
L’argomento più gettonato è sempre stato quello riguardante la pioggia insistente degli “avvisi di garanzia” a Berlusconi da parte dei Pubblici Ministeri di dichiarata fede politica di sinistra. Tutti gli incontri sono finiti con la richiesta delle dimissioni di Berlusconi, Capo del Governo.
Quando i temi della giustizia, degli affari personali, delle corruzioni non suscitavano più interesse propagandistico, se ne cercava subito un altro per dare consistenza alla lotta contro Berlusconi.
La sinistra avvelenata dall’essere relegata all’opposizione trovò l’argomento del favoreggiamento della prostituzione minorile e della concussione. Accuse che incisero molto sulla stima e simpatia del popolo verso Berlusconi.
Per amaro destino, Berlusconi dovette fronteggiare anche il grave problema della crisi economica dell’Italia rispetto alla terribile crisi internazionale.
Tutta l’opposizione approfittò di tale situazione per addebitare a Berlusconi tutti i guai atavici del Paese e per chiedere le sue dimissioni in quanto, incapace a risolverli.
L’Europa, dal canto suo, sollecita l’Italia a rispettare gli impegni assunti versola Comunità, a diminuire con la massima urgenza il debito pubblico per evitare lo stato d’insolvenza.
Berlusconi appena riscontrato che non ha più la maggioranza in Parlamento per la defezione dei suoi collaboratori deboli e avidi di medaglie al valore, si reca dal Capo dello Stato e lo informa di voler approvazione gli atti chiesti dall’Europa e subito dopo dare le dimissioni.
Il Capo dello Stato condivide la proposta di Berlusconi e sollecita tutti i parlamentari a votare l’emendamento proposto dal Governo e procedere immediatamente alle consultazioni per la risoluzione della crisi.
A questo punto il Presidente Napolitano compie un atto d’incomprensibile autorità, nominando senatore a vita il prof. Monti e indicandolo come capo di un governo tecnico di larghe intese sostenuto, principalmente da Pdl e PD, da varare a breve tempo.
Il Pdl e il PD sono i due grandi partiti del Parlamento che si sono combattuti come nemici e non come avversari politici, per cui com’è immaginabile che si mettano insieme a sostenere un nuovo governo, peraltro, di natura tecnica che mette il Paese nelle mani delle banche, dei poteri forti e della Magistratura?
Se fosse possibile una tal tregua, tanto auspicabile per l’interesse del Paese, allora il Capo dello Stato dovrebbe tentare di fare un governo politico di larghissima intesa per ridare fiducia alla politica e vedere l’Italia essere rispettata, a livello mondiale, come, in effetti, merita.

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