
Cogliamo infine l’occasione di questa divergenza (frequente alle origini dei due giornali) per anticipare la prossima pubblicazione di due fascicoli straordinari di 96 pagine, con una selezione antologica per Autori e per Temi, (con particolare riguardo all’Einaudi socialista, di cui ricorre il centenario, giovane dirigente del nucleo universitario socialista di Torino e successivamente collaboratore di Turati per 10 anni) oltre che l’Indice generale della Rivista, dalla nascita al fascismo, realizzati in occasione della Celebrazione – sotto l’Alto Patronato del Presidente Napolitano – dei 120 anni della fondazione della Rivista e del suo contributo all’Unità sociale della nuova Nazione di cui celebriamo i 150 anni di Unità politica. (c.s.)
CARLO TOGNOLI
Ripubblicare Turati avrebbe allontanato l’impressione della ‘damnatio memoriae’ nei confronti del socialismo italiano.
Condivido pienamente le valutazioni che Ugo Finetti ha fatto sulla pubblicazione da partedi RCS e del ‘Corriere della Sera’ dei classici del pensiero politico dell’Italia democratica.
Una iniziativa positiva che viene però ridimensionata dalla incomprensibile censura del pensiero socialista riformista che tanta parte ha avuto, con l’azione politica conseguente, nel portare il proletariato nell’alveo della democrazia.
Non si capisce bene perché il nome di Giuseppe Saragat, come rappresentante del socialismo democratico, non fosse accostabile a quello di UgoLa Malfa,giustamente prescelto come uno degli esponenti dell’area laico-azionista:entrambi collaborarono nei governi della ricostruzione e del centro sinistra.Tra l’altro Saragat fu uomo di grande cultura, a contatto, durante l’esilio, con Otto Bauer e naturalmente con Filippo Turati di cui fu un riconosciuto apostolo.
E perchè escludere Pietro Nenni, protagonista della politica italiana del secondo dopoguerra, ma anche ‘leader’ tra i più attivi dell’antifascismo militante negli anni venti, trenta e quaranta e fondatore nel 1926 con Carlo Rosselli del giornale ‘Il quarto stato’, dimostrazione, dato il periodo, di grande coraggio e di immenso amore per la libertà.
Quanto a Rosselli, basta richiamare il ‘Socialismo liberale’ (scritto in carcere clandestinamente) per identificare un classico del pensiero politico.
Mi rendo conto d’altra parte che, evocando questi protagonisti del pensiero e dell’azione politica democratica, ci si trova forse di fronte a troppi nomi e non tutti potevano essere ripubblicati.
C’era,a mio avviso, un modo per riconoscere l’importanza, nella storia d’Italia, del riformismo socialista: pubblicare uno scritto di Filippo Turati, uomo sufficientemente lontano nel tempo da non suscitare polemiche e da tutti apprezzato.
Per esempio ‘Rifare l’Italia’, discorso di grande spessore pronunciato nel1920 inParlamento dal capo dei socialisti riformisti, che contiene considerazioni di grande modernità e financo di attualità su come cambiare e governare il Paese.
La linea di quel discorso (ricco di persino di contributi tecnici e tecnologici) è quella di una politica economica di convivenza tra l’economia privata e l’intervento coordinatore dello Stato: una linea che auspicava un’alleanza tra il proletariato e la borghesia produttiva, per rafforzare la democrazia e l’economia nazionale.
L’opposto di quel visionarismo storico che ha sempre rifiutato il riformismo perché proponeva interventi parziali e graduali.
Se RCS avesse pubblicato Turati avrebbe riassunto Rosselli, Nenni e Saragat,e anche Craxi. Il socialismo riformista italiano.
CarloTognoli
LE ADESIONI ALL’EDITORIALE DI FINETTI
GIUSEPPE TAMBURRANO
Condivido dall’alfa all’omega il tuo articolo. Io mi sonoconvinto che ci hanno cancellato e siamo ormai un popolo di morti senza voce.
Ma se i socialisti si unissero scavalcando steccati “ideologici” e larve di partito,forse si farebbero valere.
GiuseppeTamburrano
FRANCESCO PERFETTI
Le tue osservazioni sono giuste. Io, poi, in particolare sono curioso di vedere come è stato trattato Del Noce, il cui pensiero è facilmente fraintendibile.
Francesco Perfetti
FRANCESCO FORTE
Concordo pienamente con te ,aggiungo che ci sono almeno tre altre significative e incredibilidimenticanze, quella di Gaetano Mosca , di Francesco Saverio Nitti, di Ezio Vanoni. Altra curiosa e insensata dimenticanza è quella di Bruno Leoni
Francesco Forte
DINO COFRANCESCO
Della tua ‘nota critica’ condivido anche le virgole. Quando leggo che furono mi sento meno solo nella mia quasi solitaria — e più che ventennale — battaglia culturale volta a tener distinto il socialismo riformista dall’azionismo.
Dino Cofrancesco
ALDO G.RICCI
Condivido la critica. Aggiungerei un personaggio come Bissolati che del riformismo è stato l’interprete più conseguente.
Aldo G.Ricci
MAURIZIO PUNZO
Condivido pienamente le tue affermazioni. Anch’io ho notato con sdegno e preoccupazione la mancanza del socialismo dall’iniziativa del”Corriere”.
Non è certo un caso e fa parte di una politica “culturale” a vasto raggio che tende a escludere la parola socialismo sia dalla nostra storia sia dal nostro linguaggio politico.
I giornalisti non parlano del socialismo francese, ma della sinistra, o addirittura del centro sinistra francesi.
La Giuntedi Milano guidate da Aniasi e Tognoli sono giunte di sinistra, ma non a guida socialista.
Inoltre: da qualche giorno l’espressione “socialismo municipale”, che secondo me rappresenta uno dei momenti più alti della crescita civile del nostro paese, viene usata con disprezzo, quasi sinonimo di “socialismo reale”, opposto al buon liberismo che vuole privatizzare tutto.
Maurizio Punzo
GIULIANO CAZZOLA
Credo che tu abbia ragione. L’iniziativa del Collana Rizzoli e del Corriere della Sera e’ veramente importante anche sul piano culturale. Ma le assenze che tu hai evidenziato sono veramente gravi. E’ purtroppo un segno dei tempi.
Giuliano Cazzola
ROBERTO CHIARINI
Hai fatto bene e detto bene. Condivido. Se anche il “Corriere” ….
Roberto Chiarini
UGO INTINI
Bravo. Anche io quando ho visto i nomi della collana ho pensato le cose che tu esponi in modo efficace. Purtroppo è così.
Ugo Intini
MORRIS GHEZZI
Condivido quanto scrivi.Purtroppo in Italia mala tempora currunt per il pensiero laico relativista o, se preferisci, riformista.
Morris Ghezzi
FERNANDO MEZZETTI
Sottoscrivo pienamente il tuo pezzo su Critica Sociale sull’iniziativa del Corriere e sull’omissione del socialismo riformista nella storia d’Italia.
E’ ben più che un’omissione.
E’ un negazionismo attivo.
Fernando Mezzetti
MARCO VOLPATI
Perfetto, anch’io avevo notato una impressionante “damnatio memoriae” che ha colpito tutti gli esponenti e i pensatori del socialismo riformista in Italia.Tanto più grave se si tiene conto che nella collana hanno spicco altri filoni di pensiero politico, innegabilmente interessanti e rispettabili, ma con un rilievo storico e teorico certamente minore.
MarcoVolpati
ALDO POTENZA
Purtroppo è da diverso tempo che in Italia si cerca di occultare il ruolo dei socialisti di qualunque tendenza politico-culturale. Credo che questa”dimenticanza” della storia politica italiana rientri in un preciso disegno politico volto unicamente a giustificare il pasticcio politico culturale che è alla base del PD e non solo.
Aldo Potenza
Hanno inviato la loro adesione anche
MAURIZIO DEGL’INNOCENTI
BIANCA VALOTA
CARLO FONTANA
ROBERTO POLI
STEFANO ROLANDO
WALTER GALBUSERA
ANDREA PAMPARANA
RICCARDO PUGNALIN
BRUNO COLLE
NANNI ROSSI
PASQUALE MARIA CIOFFI
LEONARDO TIRABASSI
FERDINANDO CIONTI
Hanno aderito, ma non condividendo talune affermazioni:
GIOVANNI SCIROCCO
Sono senz’altro d’accordo sullagarbata critica all’esclusione di Turati e Rosselli dalla collana. Devo però aggiungere alcune precisazioni. Bobbio aderì al gruppo misto. Non ruppe mai con i socialisti o con il socialismo, ma con Craxi (e Martelli). E dire che “cavalcò il ’68” è senz’altro eccessivo.
Foa non è stato solo un leader del”sindacalismo estremista”, ma anche molte altre (forse troppe) cose (ad esempio, una decina d’anni tra galera e confino e almeno un paio di bellissimi libri, “La Gerusalemmerimandata” e “Il Cavallo e laTorre”). Sulla cultura azionista, cui sono legato, e a cui dobbiamo molto, si può dire tutto e il contrario di tutto. Questi sono tempi in cui, tra sventolar di mutande, abbiamo assistito alla scena in cui un ex direttore del Corriere, che si proclama ad ogni piè sospinto allievo di Bobbio, ha criticato gli azionisti davanti aLa Russae Santanché plaudenti. Ha fatto cioè la critica dei fucilati (“infinitamente superiore al numero dei suoi deputati”, come disse Riccardo Lombardi) davanti agli eredi dei fucilatori. Francamente, l’ho trovato uno spettacolo indecente
Giovanni Scirocco
BELLIPACI
Norberto Bobbio non è mai stato eletto nel gruppo comunista, ma aderì agli Indipendenti di sinistra
(sintesi redazionale dell’email di Belli Paci)
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Cari Scirocco e Belli Paci, vi ringrazio. L’intendimento della nota critica non è certo quello di censurare le inclusioni nel “Piano dell’Opera” che consideriamo tutte singolarmente valide. Contestiamo l’esclusione e cioe’ la discriminazione categorica del socialismo riformista, autonomista, liberalsocialista e di governo dal “pensiero democratico” italiano. I suoi esponenti a cominciare da Turati e Rosselli non sono certo inferiori sul piano culturale e storico ad altri autori legittimamente inclusi. Su Bobbio e Foa, il cui valore è indiscusso, abbiamo opinioni diverse. Chi ha ragione? La cosa migliore è considerare quanto essi hanno scritto e fatto durante lo stalinismo, di fronte al ’68 e negli anni ’70 e ’80 contrastando ogni politica che vedesse i socialisti in una diversa collocazione parlamentare da quella dei comunisti.
Ugo Finetti

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