Con le elezioni anticipate sempre più possibili e di fronte al panorama desolante che si prospetta, non è esercizio vano ribadire che un centrosinistra diverso da quello che abbiamo visto negli ultimi sedici anni è non solo auspicabile ma anche possibile.
Nella nostra storia, del resto, la sinistra non è solo quella velleitaria e illiberale che conserva il DNA del gruppo dirigente del vecchio PCI o di cattolici alla Dossetti. C’è stata e c’è (oggi smarrita e non rappresentata) una sinistra riformista e laica con i cromosomi ereditati dai Turati, Gobetti, Rosselli, Saragat, Salvemini, La Malfa, etc.
Una sinistra molto più europea e che, nella storia italiana è stata assai più determinante: statuto dei lavoratori ed altre conquiste in materia di lavoro, divorzio, aborto, diritti civili. Una sinistra che si differenzia da quella di cultura cattocomunista per due elementi. Il primo, sostanziale, è il rispetto del cittadino persona che mai e poi mai deve essere schiacciato dallo Stato. Il secondo, di metodo, per il gradualismo ed il realismo degli obbiettivi: non promettere tutto e subito per guadagnarsi il consenso degli elettori ma puntare sul possibile tenendo conto che le vittorie apparenti dell’oggi possono rivelarsi poi clamorose sconfitte. Al riguardo giova rammentare i moniti di uomini come Saragat e La Malfa contro i provvedimenti che provocavano l’inflazione, ovvero la tassa che colpisce i poveri.
Se l’attuale centrosinistra è perdente, lo si deve al fatto che non possiede in misura sufficiente (talvolta sembra non averli per niente) i valori ed il metodo della sinistra riformista. Tanto che coloro che si ritrovano in questi valori hanno finito, soprattutto all’inizio della cosiddetta seconda repubblica, cercare di farli valere in campo berlusconiano oppure ( come coloro che hanno dato vita a Pensalibero) limitarsi ad un ruolo, crediamo utile, di testimonianza ritenendo impossibile l’impegno nell’uno o nell’altro campo.
Ma occorre ripetere che la sinistra che oggi vediamo non è l’unica sinistra possibile.
C’è una sinistra fatta da donne e uomini che non inneggiano mai al valore salvifico delle manette; che ritengono intangibili la libertà e la dignità delle persone, da limitare solo nei casi espressamente previsti dalla legge che non può essere interpretata “estensivamente” in nome della ragion di Stato o della ragion politica; che preferiscono prolungare in avanti la soglia della pensione per elevare i minimi e reperire risorse per l’occupazione; che non accettano che i precetti religiosi possano diventare norme di legge e limitare il campo delle libere scelte o, addirittura, la ricerca scientifica; che credono fermamente al dettato costituzionale che impone la tutela del patrimonio artistico, storico e paesaggistico e pertanto approva la scelta del sindaco di Firenze, Renzi, di varare un piano urbanistico ad incremento di volumi pari a zero.
Insomma, una sinistra completamente diversa da quella priva di identità ma arrogante che siamo abituati a vedere. E che desidera sostituire Berlusconi non attraverso una intesa di poteri impropri ( magistrati, giornali, grandi imprese smaniose di accaparrarsi altri bocconi dello Stato) ma, democraticamente, attraverso il ricorso alle urne.
Naturalmente di questa sinistra fanno parte, a buon diritto, molte donne e uomini che militano nel PD, come il citato Matteo Renzi poco incline a seguire i riti logori del partito in cui milita.
Ma Renzi e gli altri come lui, per il momento, non cambiano l’immagine di una forza cinica, capace di digerire le alleanze più innaturali e contraddittorie pur di arrivare al potere. E capace di mettere in secondo piano, addirittura di rimuovere, la sacralità dei diritti e delle libertà dei cittadini.
E’ una sinistra che si appresta a partecipare ad uno schieramento-ammucchiata fondato sul no al bunga bunga.
E noi continuiamo a preferire l’altra sinistra.
Nicola Cariglia

Non saprei, caro Nicola.
A parer mio non mi pare di aver posto la questione: o tutto o nulla, ma semplicemente: i laici si adoperino per un progetto “altro”.
Caro Luca,
la tua è una riflessione non banale, che la si condivida o meno.
Ma la domanda, non nuova, è: o tutto o nulla? E dove fissare il limite accettabile del meno di tutto e del qualcosa più di nulla?
Un carissimo saluto,
Nicola
Caro Nicola,
da diversi anni sono giunto alla conclusione che la nostra cara vecchia sinistra liberale non possa rinascere. E ciò per due motivi storici fondamentali: la caduta della Prima Repubblica a colpi di manette e la conseguente occupazione della posizione “sinistra” da parte dei cattocomunisti.
L’occasione per noi laici del Pri, Psi, Psdi e Pli, poteva essere quella di un partito unitario nell’area liberaldemocratica (e non socialista, come teorizzava Craxi, assieme ai postcomunisti). Ma abbiamo perso la scommessa nel 1989.
Penso che avessero ragione Edgardo Sogno e Randolfo Pacciardi: occorre costruire uno schieramento pre-partitico, di irpirazione risorgimentale e gollista, che riscriva le regole del gioco: introduca una legge elettorale proporzionale per il parlamento e maggioritaria pura per il governo (preferibile la legge all’anglosassone, con collegi uninominali, a turno unico); faccia eleggere il Presidente della Repubblica con funzioni di governo direttamente dal popolo; privatizzi la Rai; introduca la flat tax al 20 % per tutti; abolisca le Province, i consorzi e le comunità montane.
Destra e sinistra sono parole vuote. Occorre tornare ai fasti dei governi De Gasperi, Einaudi, La Malfa, Pacciardi, Sforza, Saragat.
http://www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
Caro Nicola,
da diversi anni sono giunto alla conclusione che la nostra cara vecchia sinistra liberale non possa rinascere. E ciò per due motivi storici fondamentali: la caduta della Prima Repubblica a colpi di manette e la conseguente occupazione della posizione “sinistra” da parte dei cattocomunisti.
L’occasione per noi laici del Pri, Psi, Psdi e Pli, poteva essere quella di un partito unitario nell’area liberaldemocratica (e non socialista, come teorizzava Craxi, assieme ai postcomunisti). Ma abbiamo perso la scommessa nel 1989.
Penso che avessero ragione Edgardo Sogno e Randolfo Pacciardi: occorre costruire uno schieramento pre-partitico, di irpirazione risorgimentale e gollista, che riscriva le regole del gioco: introduca una legge elettorale proporzionale per il parlamento e maggioritaria pura per il governo (preferibile la legge all’anglosassone, con collegi uninominali, a turno unico); faccia eleggere il Presidente della Repubblica con funzioni di governo direttamente dal popolo; privatizzi la Rai; introduca la flat tax al 20 % per tutti; abolisca le Province, i consorzi e le comunità montane.
Destra e sinistra sono parole vuote. Occorre tornare ai fasti dei governi De Gasperi, Einaudi, La Malfa, Pacciardi, Sforza, Saragat.
http://www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
D: “Chi è in grado di assicurare la Giustizia e la Libertà nel nostro paese?”
R: I Cittadini.
D: Che mezzi hanno?
R: Il voto.
La Libertà non è l’eredità della nonna che ti piove dal cielo senza sapere come e perché, ma è costante controllo e vigilanza. E’ una conquista giornaliera. Almeno questo ci insegnano le altre democrazie liberali (Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna).
La Giustizia dovrebbe essere materia dei Signori Parlamentari e non dei filosofi o dei giornalisti. Poi spetterebbe ai Signori Giudici amministrarla in scienza e coscienza.
Alla base di un corretto funzionamento istituzionale ci dovrebbe essere la massima “conoscere per deliberare”, cioè dare l’opportunità ai Cittadini di farsi una imparziale e razionale opinione sui fatti e poi esprimerla tramite il voto. Esattamente quello che manca. Colpa di qualcuno?
Caro Selvaggi,
Pensalibero, da qualche mese, pubblica con regolarità articoli dedicati al 150° del nostro Risorgimento.
Bossi e Calderoli continuino pure a dire ciò che loro aggrada. E qualcuno, per cortesia, avverta Bersani, D’Alema e Chiamparino che li stanno spasmodicamente corteggiando.
Caro Cariglia,
chiedo scusa se riporto il dialogo intorno ai “massimi sistemi”.
Ho notato, forse mi sono sbagliato e son pronto a chiedere scusa, che manca un qualsiasi intervento riguardo alle sconcertanti (per me) parole degli illustri ministri Bossi e Calderoli. Le affermazioni riguardano le celebrazioni dell’Unità d’Italia e sull’opportunità o meno di festeggiare l’anniversario.
E’ argomento degno di attenzione da parte dei liberali?
Come vede il mio sonno è turbato da altri incubi oltre a quello del sultano.
Cordialità.
Mi sono molto divertito per il qui pro “qua”. Con il mio amico Silla ho un antico rapporto di dialettica su vari fronti che non ha mai fatto venire meno la reciproca stima ed il reciproco affetto. Con Mimi Civitano ci conosciamo da molto meno tempo, ma è impossibile sbagliare: un galantuomo di quelli veri. L’equivoco è tanto più divertente perchè, dato che lo conosco da una vita, vi assicuro che la risposta di Silla era scherzosa.
Quanto al dedicarci a qualcosa di concreto invece ce ai massimi sistemi, come dice Mercanzin, perchè non ne parliamo tutti assieme? Che ne direste di una riunione da convocare in tempi brevissimi?
L’avevamo capito tutti ragazzi (mica tanto uno è del ’32!): ci abbiamo cazzeggiato un pochino sopra. Daltronde parlare sempre di questo Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi, ….., può anche portare alla noia no? E allora la divagazione è stata un po salutare. Almeno per me.
Sono sicuro che Cariglia ne tirerà le conclusioni, proponendoci via via cose molto più importanti della BATTAGLIA SUI MASSIMI SISTEMI in atto in questo disorientato paese.
Silla è un nome ed il mio primo omonimo era un illustre personaggio storico, anche se un tantinello birbante, ma in politica chi non lo è? La risposta perciò non intendeva assolutamente essere irriguardosa, voleva solo scherzarci un po’ su. D’altronde è una cosa che mi succede da tutta la vita e ormai non è che ci faccia molto caso e così, appunto, ci scherzo e basta.
Mi dispice moltissimo per aver interpretato al femminile il nome o il cognome Silla. L’errore l’ho commesso in assoluta buona fede e correttezza. Mi sarei aspettato un corretto chiarimento e non una risposta irriguardosa, aggressiva e irragionevole. L’amico fraterno Giampaolo ha fatto bene a ricordare che è capitato anche a me di chiarire, con tutto il garbo che mi distingue,
un fatto simile. Ancora oggi per i compagni socialisti della Puglia sono Mimì Civitano. In Puglia i nomi Giacomo e Domenico diventano, inspigabilmente, Mimì.
Distinti saluti
Domenico Civitano
Il nostro grande amico Domenico che ha festeggiato il compleanno pochi giorni fa, è incorso in un infortunio che mi ha fatto ridere.
Egli difatti qualche anno fa, scriveva su un forum socialiste e si firmava nenniano o a volte confidenzialmente, MIMI’, diminutivo classico di Domenico nella sua area geografica.
Quando l’ho visto considerare signora il nostro Silla, mi sono ricordato di un pari episodio successo a lui che, appunto, in un dibattito scritto, fu classificato a sua volta SIGNORA. Genere che lui rettificò prontamente. Guarda volte il caso. Te lo ricordi Mimì?
Signora sarà Lei. Niente contro le Signore, naturalmente
Caro Nicola.
Condivido ogni parola dell’articolo “LA VERA SINISTRA NON E’ QUESTA E UN’ALTRA E’ POSSIBILE!” al punto, da farne la scaletta degli argomenti per i confronti politici in corso e soprattutto per i comizi elettorali che saremo chiamati a breve a sostenere.
Alla scaletta aggiungerò, di mio, ai nomi che tu hai doverosamente citato, anche Pietro Nenni e la sua storia dal 1956 in poi. La sinistra di oggi dà l’impressione di essere terrorista, specie quando si confonde con Santoro, Travaglio, Floris, e Lerner. Di essere fondamentalmente giustizialista quando si accorda con Di Pietro.
Il PD oramai allo spappolamento totale, diventa quasi ridicolo quando afferma di non votare il federalismo fiscale proposto dalla maggioranza perché sanzionatorio per i più deboli e poi si accoda alla CGIL nella richiesta della PATRIMONIAL e dell’ICI.
Occorre sì un’altra sinistra, ma come si fa a renderla visibile e ascoltabile, come osserva la Signora Silla Cellino? Molti temono lo scontro con la magistratura che è più potente dei poteri forti.
Quando tutti disattendono gli accorati inviti del Capo dello Stato ad abbassare i toni della polemica e dello scontro, significa che la democrazia e la libertà sono in serio pericolo.
Domenico Civitano
Caro Cariglia,
il Suo intervento mi trova pienamente d’accordo. Le vere priorità per una forza liberale e riformatrice devono essere: laicità delle istituzioni e riforme economiche.
Quanto alle etichette(destra/centro/sinistra) io le trovo oramai obsolete, quel che davvero conta sono i contenuti, i programmi, le idee ossìa proprio quello che manca oggi alla maggior parte di questi mediocri commedianti del teatrino politico.
Ugo La Malfa a chi gli chiedva se il Pri fosse di destra o di sinistra candidamente rispondeva: “Noi siamo più avanti degli altri”.
Sì, Nicola, però l’altra sinistra deve decidersi a farsi vedere. E soprattutto a farsi sentire.
Caro Nicola,
questa volta proprio non posso accettare, ma di quale sinistra è Renzi, una sinistra da cinque, seimila Euro al mese? Ma smettiamola una buona volta con l’ipocrisia all’Italiana che mette la sinistra dove vuole, dove gli fa comodo, il mondo è oggi analizzabile scientificamente ed al 60 % sono poveri da 50 o 100 dollari al mese e tu lo sai molto, molto bene.
I nostri operai da duemilacinquecento euro a famiglia, con villetta di Stato, cure mediche gratuite, una o due auto non fanno scioperi ma SERRATE, SERRATE contro l’umanità che li sta mantenendo sopra le sue possibilità perché scoprano qualche cosa di buono, invece che stare a protestare.
Non ci sono poveri in Italia solo Fascisti che si fingono tali e vogliono comandare senza pagare, giustamente ora avranno il FLI (Filo Fascisti Italiani) a rappresentarli a sinistra per quello che sono, viziati incapaci.
Ora copiano persino dai Mussulmani d’Egitto quelli a protestare perché vogliono diventare come noi, gli stupidi nostrani che non capiscono, ma fanno gazzarre indegne invece di lavorare ed il PD che ha ucciso i poveri in Italia, salvo forse qualche raro sopravvivente nel Sud più profondo, ora giustamente è un partito filo Fascista!