La partecipazione popolare alla “restaurazione” di Erdogan, dopo il fallito tentativo di golpe, è la prova che il sistema democratico, quando non è accompagnato da una profonda cultura popolare e democratica, spinge verso forme autoritarie, non importa se con tendenze destrorse o vagamente sinistroidi.
La dimensione socio-politica che rischia di assumere la Turchia, somiglia fin troppo al regime cinese, con un governo dichiaratamente comunista, ma con spazi riservati a forme capitalistiche profonde, ma riservate a pochissimi, diventati ricchissimi, mentre la stragrande maggioranza sopravvive con salari da fame. Ma il comunismo è al potere, con autorità priva di autorevolezza, idoneo a controllare le masse e favorire il sorgente, e già affermato, capitalismo liberista. Come la Cina, anche la Turchia avrà la sua svolta autoritaria, forte di un appoggio popolare carpito con le minacce di ritorsioni già applicate, e che andranno a peggiorare.
Il GAP che divide il governo dai governati non è più politico, bensì economico, sia in Cina, ormai eclatante, che prossimamente in Turchia.
C’è da sperare che la svolta autoritaria, che si rifà al fondamentalismo islamico non sia foriero di nuove alleanza con il fondamentalismo che sta insanguinando l’intero pianeta. L’Europa non può fermarsi a guardare gli eventi e subirli, magari con commenti, da parte dei governanti, accomodanti, incapaci di assumere posizioni chiare a favore del dialogo politico.
Attendo un commento di Berlusconi, che si è sempre dichiarato amico intimo di Erdogan, mentre “Il Giornale”, organo ufficiale della famiglia Berlusconi, gira intorno al problema, senza assumere posizioni, anche loro in attesa degli “ illuminanti” versioni del loro capo e padrone.
Anche l’Italia si sta ritrovando sulla scia che porta all’autoritarismo, ne è la prova il tentativo di Renzi di rendere la Costituzione un veicolo legalizzato che conduce all’anti-democratica condizione DELL’UOMO SOLO AL COMANDO.

Buongiorno. Ho letto con grande interesse il suo articolo e le scrivo per condividere con lei alcune riflessioni che ho fatto nel corso degli ultimi mesi. Da marzo vivo in Cina dove, per conto della mia azienda, svolgo attività di direzione lavori di tipo ferroviario. Qui sono solo e lavoro unicamente con colleghi cinesi. il che mi consente una insolita full immersion in questo mondo così diverso ma anche così simile al nostro. Non sto a tediarla con una noiosa descrizione di questo contesto, ma vorrei porre l’attenzione su alcuni, pochi, aspetti che mi hanno sorpreso molto. E’ vero che qui il regime, il partito, è onnipresente e controlla più o meno tutto. E’ vero che l’emergere dei nuovi ricchi aumenta il divario tra il vertice e la base della società. Ma qui la base in pochi anni, e parlo di milioni di persone, si è sollevata dalla povertà più assoluta a livelli di vita più che accettabili. Qui gli stipendi stanno crescendo a vista. Qui la gente è sorridente, tranquilla, generosa e gentile. Posso circolare liberamente e non sentire alcuna pressione. A Pasqua, cercando una chiesa cattolica, ho chiesto a dei poliziotti e mi hanno aiutato a trovarla con la massima cortesia, senza chiedere documenti o altro. Le infrastrutture sono eccellenti quasi dappertutto, e consentono maggiore mobilità a tutti. In ospedale, dove ho avuto bisogno di cure, sono stato curato rapidamente da personale altamente professionale e a prezzi irrisori se paragonati ai nostri. Qui le donne lavorano tutte, persino nei cantieri, e sono molto fiere di farlo. Qui le donne vestono come vogliono e non sono sottoposte ad alcuna restrizione di genere. Qui donne e uomini trascorrono molto tempo insieme e condividono lavoro e tempo libero. Qui chiunque, specialmente i giovani, può andare all’estero per vacanza o per formazione universitaria. Ora non vorrei che queste mie parole fossero scambiate per un’apologia della Cina o, peggio, per un tributo a chi mi ospita. So benissimo cosa non funziona, cosa non mi piace, e probabilmente ci sono altre cose che ignoro e che non mi piacerebbero. Ma quale società è priva di aspetti oscuri? Per questo mi sono limitato a ciò che ha colpito la mia curiosità, e che le offro con piacere come spunto di ulteriore riflessione. Ho lavorato anche in e per paesi islamici, ma ho la sensazione che nell’immenso continente euro-asiatico i paesi che stanno in mezzo per molti versi somiglino meno a quelli che si trovano agli opposti. Turchia inclusa.
Cordiali saluti