
di Charles Bouëssel*
Dal 2023, le operazioni africane del gruppo paramilitare Wagner sono state gradualmente integrate in una struttura sotto il controllo più diretto del Ministero della Difesa russo: l’Africa Corps. Solo un Paese continua a opporsi a questa transizione: la Repubblica Centrafricana. Il Gruppo Wagner è talmente radicato in quel Paese che, finora, è riuscito a mantenere la propria posizione nonostante le crescenti pressioni delle autorità russe. Mosca ha evitato lo scontro aperto con il Wagner, ma è sempre più frustrata dalla riluttanza delle autorità centrafricane.
Da diversi mesi, la Russia cerca di imporre il dispiegamento dell’Africa Corps nella Repubblica Centrafricana e di ottenere la partenza del gruppo Wagner. Sono stati impartiti degli ordini in tal senso. Alti ufficiali militari russi ed emissari dell’Africa Corps si sono recati ripetutamente nel Paese e hanno stabilito una presenza permanente, in particolare tramite Denis Pavlov, con il supporto del personale dell’ambasciata russa a Bangui. Tuttavia, i rapporti tra Pavlov e Wagner rimangono tesi. La comunicazione è cauta e difficoltosa, poiché Wagner si rifiuta di trasferire le proprie operazioni, in particolare la conoscenza dei leader ribelli, delle dinamiche del territorio e dell’architettura di sicurezza informale che ha costruito negli ultimi anni. Soprattutto, Wagner intende rimanere, con l’appoggio delle autorità centrafricane. I suoi leader a Bangui temono di essere emarginati o addirittura arrestati se tornassero in Russia, e di perdere i loro beni finanziari nel Paese. Di conseguenza, la presenza dell’Africa Corps rimane embrionale, limitata a una manciata di consiglieri e in gran parte non operativa, mentre Wagner continua a operare come prima.
È la prima volta che tali tensioni rallentano la transizione dal Gruppo Wagner all’Africa Corps. Altrove, come in Mali, il passaggio è avvenuto silenziosamente. Il processo ha mirato principalmente a sostituire il personale fedele a Prigozhin (morto in un incidente aereo dopo l’ammutinamento del 2023), ad assorbire le strutture rimanenti e a formalizzare minimamente la presenza militare russa nel continente al fine di preservarne l’influenza. Al di là del cambio di nome, i metodi rimangono sostanzialmente invariati. Le milizie paramilitari del Gruppo Wagner – e ora quelle dell’Africa Corps – sono schierate in base ad accordi di difesa firmati con la Russia. Come il Gruppo Wagner, l’Africa Corps beneficia del forte sostegno dei servizi militari e di intelligence russi (GRU) e opera in coordinamento con il Cremlino. La differenza principale è istituzionale: l’Africa Corps mantiene legami più stretti con le missioni diplomatiche russe e riconosce apertamente la sua fedeltà al Ministero della Difesa, mentre il Gruppo Wagner negava tali legami, godendo di maggiore libertà d’azione.
La situazione di stallo deriva dall’enorme influenza del Gruppo Wagner sulle autorità centrafricane. Dal 2018, i suoi consiglieri hanno avuto accesso diretto al presidente e hanno contribuito a plasmare la politica di difesa e la riforma del settore della sicurezza. Hanno svolto un ruolo centrale nella ricostruzione delle Forze Armate Centrafricane (FACA), addestrando migliaia di soldati e fornendo armamenti. Il loro ruolo va ben oltre l’addestramento. Il Gruppo Wagner garantisce la sicurezza presidenziale e partecipa direttamente alle operazioni di combattimento contro i gruppi ribelli. Durante la crisi elettorale del 2021, ha permesso all’esercito di respingere un’offensiva ribelle su Bangui e successivamente ha contribuito alla riconquista della maggior parte delle principali città. Supporta inoltre le capacità aeree delle FACA, in particolare attraverso la ristrutturazione e il pilotaggio di elicotteri d’attacco, e fornisce informazioni tecniche fondamentali per la protezione del presidente e l’individuazione delle minacce. Queste misure hanno contribuito a stabilizzare il Paese a partire dal 2021 e hanno fornito una protezione cruciale al regime.
I gruppi paramilitari del Wagner sostengono le autorità anche sul piano politico. I loro negoziati con i gruppi armati, parallelamente alle operazioni militari, hanno facilitato la firma, nel 2019, e la successiva sopravvivenza, dell’Accordo politico per la pace e la riconciliazione, tuttora il principale quadro di riferimento per la stabilità nella Repubblica Centrafricana. Il Wagner è stato inoltre coinvolto nella rimozione del presidente dell’Assemblea nazionale nel 2018, nella creazione di una milizia filogovernativa (“Requins”) nel 2019, nell’adozione di una costituzione che indebolisce i controlli istituzionali nel 2023, nei tentativi di introdurre una legge sugli “agenti stranieri” modellata su quella russa nel 2024 e nella manipolazione elettorale. I suoi leader a Bangui, Dmitry Syty e Dmitry Podolsky (detto Salem), hanno sviluppato una conoscenza approfondita degli attori politici e dei leader ribelli, un’esperienza che potrebbe andare perduta in caso di loro abbandono. Syty, in particolare, ha instaurato un rapporto di fiducia con il presidente Touadéra nel corso di quasi nove anni.
Nonostante il suo ruolo centrale nell’apparato di sicurezza, il Gruppo Wagner ha un impatto relativamente limitato sulle finanze pubbliche, un fattore importante in un Paese che affronta ricorrenti crisi di liquidità. Il gruppo è finanziato in gran parte attraverso società operanti nei settori minerario, forestale, della birra e altri. Queste attività sono opache, contribuiscono poco al gettito fiscale e spesso si basano su metodi altamente coercitivi che rasentano la predazione. Eppure il Tesoro centrafricano contribuisce con soli 2,5 milioni di euro al mese, una somma modesta rispetto ai costi operativi stimati che superano i 15 milioni di euro.
Questo livello di influenza crea dipendenza, limitando il margine di manovra delle autorità nonostante le pressioni di Mosca. Temono che la partenza di Wagner possa indebolire il sostegno militare e politico. Allo stesso tempo, sono restii a opporsi al gruppo, che li ha costretti a farlo in diverse occasioni, in particolare minando gli sforzi per migliorare le relazioni con i partner occidentali. Alcuni membri della cerchia ristretta del presidente Faustin-Archange Touadéra hanno persino paventato la possibilità di una sua destituzione qualora si opponesse a Wagner. Che siano credibili o meno, tali minacce pesano sul processo decisionale.
Considerazioni finanziarie spiegano ulteriormente la riluttanza di Bangui. L’Africa Corps imporrebbe un onere ben più gravoso sulle finanze pubbliche, in un momento in cui lo Stato fatica a coprire spese di base come gli stipendi dei dipendenti pubblici. A differenza di Wagner, mostra scarso interesse per i compensi in natura e, secondo quanto riportato, richiede quasi 14 milioni di euro al mese, circa un terzo del bilancio annuale dello Stato. Mosca, dal canto suo, sembra riluttante a impegnare risorse significative in un Paese che considera ancora di limitata importanza strategica. Il sostegno recente è stato modesto, limitato a donazioni in natura come grano e carburante, oltre al supporto diplomatico in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Emergono tre scenari, ognuno dei quali comporta rischi distinti:
- Sostituzione completa.
Ciò potrebbe comportare una perdita sia di competenze in materia di sicurezza che di politica, riducendo l’efficacia operativa nel breve termine. Potrebbe indebolire la postura difensiva della Russia e incoraggiare il riposizionamento dei ribelli. Le relazioni diplomatiche probabilmente rimarrebbero intatte, sebbene la fiducia di Bangui in Mosca potrebbe affievolirsi. Allo stesso tempo, la Repubblica Centrafricana potrebbe ottenere maggiore libertà di diversificare le proprie partnership. I legami più stretti tra l’Africa Corps e il Cremlino potrebbero inoltre tradursi in un impegno più formale e meno coercitivo con le autorità.
- Fusione o coesistenza:
questa opzione potrebbe generare attriti interni che minerebbero le operazioni nel breve termine, soprattutto se ruoli e gerarchie rimanessero poco chiari. Tuttavia, preserverebbe l’esperienza operativa di Wagner e limiterebbe qualsiasi perdita di efficacia nel medio termine. Questo scenario offre il risultato più equilibrato tra il mantenimento della capacità operativa e la salvaguardia delle relazioni con la Russia. - Il continuo blocco del dispiegamento dell’Africa Corps.
Nel breve termine, la Repubblica Centrafricana (CAR) continuerebbe a beneficiare del supporto del Gruppo Wagner senza interruzioni. Col tempo, tuttavia, ciò potrebbe irritare Mosca e gradualmente erodere il sostegno russo. Sebbene la Russia abbia finora gestito la questione con discrezione, indebolendo il Gruppo Wagner senza uno scontro aperto, potrebbe tollerare il gruppo solo finché rimarrà utile, limitando al contempo ulteriori investimenti. A lungo termine, la CAR rischia di perdere il sostegno russo, mentre la capacità del Gruppo Wagner di operare senza l’appoggio statale rimane incerta. Privata del supporto umano, materiale e logistico russo, è improbabile che riesca a mantenere l’attuale livello di efficacia.
Charles Bouëssel
*Istituto Ispi

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