
La guerra in Ucraina ingenuamente la vuole fermare solo Trump . Il piano di pace messo in piedi da Trump in 28 punti sul tavolo è deflagrato in Ucraina e in Europa peggiorando la confusione e il caos come normalmente succede quando Trump prende decisioni del tipo “prendere o lasciare”. Oramai l’hanno capito tutti come funziona Trump e sanno anche come smontare le situazioni e fare in modo che butti tutto all’aria e passi ad altra crisi. Colti di sorpresa i leader europei, che stanno approfittando di questa crisi per giustificare un massiccio piano di riarmo e scapito delle spese sociali, si sono concentrati sui passi da fare per aiutare il presidente ucraino Zelensky a guadagnare tempo. Si è così scatenata un’ondata di attività diplomatiche facendo finta di dare nuovo impulso agli sforzi per porre fine alla guerra. Una specie di “facitte ‘a muina” dell’Ammiraglio Caracciolo che riuscì a confondere le idee a Nelson che non capiva che stesse succedendo sulle navi borboniche. Ciò senza irritare Washington. L’obiettivo sottinteso dell’Europa è far continuare la guerra a media-bassa intensita’ e costringere gli Stati Uniti a starci dentro. L’incontro fra le delegazioni americana, che includeva il Segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato Steve Witkoff e il Segretario dell’esercito americano Dan Driscoll, e quella ucraina è avvenuto a Ginevra. Nella dichiarazione finale dell’incontro, in cui Zelensky ha presentato un contropiano in 19 punti, concordato con gli europei, con qualche “limatura” rispetto a quello di Trump, ma che nella sostanza elude totalmente il nocciolo delle questioni a cui si sarebbe arrivati con il piano Trump su territori occupati, partecipazione dell’Ucraina alla Nato e dimensioni del futuro esercito ucraino, si legge: “Rubio ha descritto l’incontro come produttivo, affermando che Stati Uniti e Ucraina avrebbero proseguito i colloqui, tenendo conto della sovranità tra i parametri da rispettare”. Tuttavia, l’Ucraina non è uscita ad evitare il disprezzo di Trump, che in un post feroce su Truth Social, ha accusato i suoi leader di “non aver mostrato sufficiente gratitudine”. Trump non ha capito niente e se l’obiettivo era quello di guadagnare più tempo, l’Ucraina e i suoi partner ci sono riusciti. Nel frattempo la guerra continua con l’Europa che tramite i “volenterosi”, senza la presenza determinante della Meloni, provano a mettere le mani sui 210 miliardi di dollari depositati bloccati nelle banche occidentali per pagare le armi americane e i finanziamenti da far arrivare a Kiev. Parallelamente i media filo occidentali un po’ provano a convincerci che Putin e la Russia stanno per capitolare o essere travolti dalla controffensiva ucraina e un po’ avvertono che la “guerra è possibile e dobbiamo armarci”.
L’interesse per l’Ucraina fra Brzezinsky e Kissinger
E’ una guerra fra destre nazionaliste dove c’è certamente un aggressore che è Putin ma non possiamo dimenticare i 15000 morti filo-russi del Donbass dal 2014 in poi. La sovranità e l’integrità delle nazioni sono un valore geopolitico irrinunciabile ma al di sopra di questi c’è la volontà di un popolo di scegliere con chi stare. Ho già scritto sulla questione Ucraina subito dopo lo scoppio della guerra per la quale gli americani e gli inglesi, che non stanno ben messi con le forze politiche nazionaliste e pro-Putin in casa, hanno grosse colpe avendo per 15 anni lavorato in Ucraina per armare e finanziare le formazioni paramilitari anti-russe e che sono state le artefici del massacro di Maidan dove per contrastare e far dimettere il presidente filo-russo Viktor Ianukovich , eletto democraticamente, uccisero centinaia di civili e militari. Era l’operazione finale della rivolta che avrebbe portato, secondo i nostri eroi, l’Ucraina dentro la NATO e fuori dall’influenza russa tagliando le unghie all’orso russo e relegandolo a potenza regionale asiatica. Era la dottrina di Brzezinski “togliere ai russi l’influenza sull’Ucraina significherà la fine dell’impero occidentale della Russia”. Diversamente la pensava Kissinger e tutto il mondo diplomatico e dell’intelligence americana che per bocca di Denis Ross, ambasciatore a Mosca e poi capo della CIA, scrisse nel 2008, al Segretario di Stato Condoleezza Rice: “Le adesioni dell’Ucraina e della Georgia alla NATO non solo toccano un nervo scoperto della Russia, ma suscitano serie preoccupazioni circa le conseguenze per la stabilità nella regione. La Russia è particolarmente preoccupata che le forti divisioni in Ucraina sull’adesione alla NATO, con gran parte della comunità etnico-russa contraria , possano portare a uno scontro violento o, nel peggiore dei casi, alla guerra civile”.
“Fuck the Eu”
A quell’ammonimento sono seguiti anni di attività di “esportazione della democrazia”, attraverso promesse di “montagne di soldi” fatte da organizzazioni americane di destra con in testa la Signora Victoria Nuland, vice del capo del capo della diplomazia John Kerry, che parlando del possibile coinvolgimento dell’Europa nelle vicende ucraine esclamo: “Fuck the Eu”, letteralmente “l’Unione Europea si fotta“. Ora Trump, che ha quasi tutti difetti ma il grande pregio di non essere pregiudizialmente di alcuna parte, se non la sua personale, che parla con tutti, anche con i peggiori nemici dell’occidente, vuole uscirsene da questo pantano per le pressioni della base MAGA e per non avere troppi fronti aperti che distraggono denaro, forze militari e interessi dal Pacifico, prova a trovare una soluzione diplomatica ben sapendo delle responsabilità che hanno anche gli americani per questo massacro. Probabilmente Putin gli ha anche detto senza mezzi termini che l’alternativa alla sconfitta militare sarebbero le bombe nucleari tattiche su quella parte dell’ucraina che a lui non interessa. Di questo ne sono certi quasi tutti i centri studi che circolano intorno al Pentagono. Evenienza tragica che non troverebbe alcuna risposta militare né dagli USA né dall’Europa le cui opinioni pubbliche già da tempo hanno poca fiducia sia in Zelensky che dei vertici della Comunità Europea. Per sbrogliare questa matassa da un milione di morti servirebbero cervelli diplomatici raffinatissimi, che Trump non ha, né l’attuale Dipartimento di Stato ne dispone: Rubio faceva l’avvocato, Witkoff l’agente immobiliare e Dan Driscoll l’avvocato. Gli apparati diplomatici del Dipartimento di Stato remano contro come si è verificato con la telefonata fra Witkoff e i negoziatori russi fatta filtrare ai media da dentro al Dipartimento.
L’Ucraina può continuare a combattere senza il supporto degli Stati Uniti?
In un articolo su Politico.com Chris Lunday e Veronika Melkozerova intervistano Christian Mölling, consulente senior dell’European Policy Centre, e fra le altre domande due mi sembrano più rilevanti: : 1)L’Europa può semplicemente sostituire gli Stati Uniti?; 2) L’Ucraina potrebbe continuare a combattere senza gli Stati Uniti?. Alla prima domanda Mölling risponde: “No, non nel breve termine e non al livello di cui l’Ucraina ha bisogno. L’Europa fornisce all’Ucraina munizioni, carri armati, aerei da combattimento e molto altro, ma le armi statunitensi sono ancora vitali.”. Alla seconda la risposta è più possibilista: “L’Ucraina potrebbe continuare a combattere, ma la guerra entrerebbe immediatamente in una fase molto più vulnerabile e imprevedibile. La lacuna più critica sarebbe la difesa aerea e missilistica e senza le informazioni di intelligence militare elettronica dei satelliti USA sarebbe più difficile sia rilevare gli attacchi russi in arrivo sia preparare contrattacchi, come colpire le batterie di difesa aerea e le raffinerie russe”. Da questo come da altri articoli letti su vari giornali di vario orientamento risulta evidente che l’Ucraina può e vuole resistere ma “per arrivare a cosa? può vincere o ottenere un onorevole pareggio?”. Zelensky ha soprattutto problemi interni oltre che di corruzione, e quella quando c’è una guerra è scontata, ma soprattutto della forza e della determinazione delle formazioni militari nazionaliste che non vogliono alcuna pace con i russi. Fonti dell’intelligence britannica , che dopo James Bond hanno perso molto, affermano che queste formazioni hanno minacciato di morte Zelensky anche se solo si sedesse al tavolo per trattare. Non mi sorprendo se fra poco rivaluteremo Trump.
Fulvio Rapanà

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