E’ stato un bel pomeriggio seppur piovoso quello di martedì scorso 12 novembre al Gabinetto Vieusseux sotto il loggiato di Palazzo Strozzi a Firenze: un pomeriggio di qualità. Giorgio La Malfa, attraverso la Fondazione Ugo La Malfa, ha presentato il libro di Jhon Maynard Keynes, ” La teoria generale” nella prestigiosa collana di Mondadori. Un lavoro di prefazione alla rivoluzionaria opera dell’economista inglese, voluminosa e impegnativa, che aveva già visto l’illustre battesimo alla Camera londinese, non molto tempo fa. Nella celebre sala dove il Vieusseux risiede, alveo dei grandi letterati, dal Giusti al Tommaseo in poi, hanno partecipato Stefano Folli, Stefano Passigli, Valdo Spini, Carlo Gentili e l’economista Alessandro Pestigli. La nuova pubblicazione della “ Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta” segue una già pubblicata da UTET, introdotta da una lunga prefazione di Giorgio La Malfa, ha dato spunto agli ospiti di affrontare il problema del lavoro, oggi tra i più sentiti nella attuale società: in Italia in modo particolare, rendendola urgente ed attuale, che Keynes pubblicò per la prima volta nel febbraio del 1936 e in Italia nel 1947 all’indomani della ricostruzione post bellica. Stefano Folli, ne riassume il merito ricordando la lettera aperta sul New York Times scritta al presidente USA, Franklin Delano Roosevelt, invitandolo a perseguire la riforma economica che aveva interrotto, per poi in una seconda e privata, rimproverarlo severamente se non avesse perseguito la linea che, se fallita, avrebbe portato al liberismo, o al comunismo. Cogliendo l’aspetto politico, l’analisi si sofferma, condivisa dagli oratori, sull’economia che va inclusa nell’ambito delle scienze morali e non nelle scienze esatte proprio per la sua precipua capacità di doversi plasmare agli eventi umani e rispondere al computo non prettamente matematico. La attualità del maestro inglese è fonte per una classe dirigente che oggi non esiste nel nostro paese. Una linea che Keynes vedeva e che molti suoi colleghi non capivano o apprezzavano, nonostante la scuola liberista fosse in origine la medesima. Ecco quindi l’aspetto politico che traspare e che rende la “ Teoria generale “ attuale, in virtù dell’uguaglianza attraverso lo sfruttamento del capitalismo per ridistribuire la ricchezza, in antitesi al reddito di cittadinanza, al debito a tutti i costi per parte corrente, o all’inutilità di quota “100”, ma con l’obbiettivo del pareggio in bilancio. La Malfa spiega così, alla fine dei passaggi e delle analisi precedute, alcuni aspetti della sua prefazione dell’opera di Keynes, attraverso episodi epistolari dell’economista, rammentando tra le altre cose, la situazione precaria degli operai londinesi negli anni venti del secolo trascorso. Il fatto che un imprenditore durante quella crisi potesse assumere a salari più bassi, dice La Malfa, non era garanzia di successo economico, in quanto non è la produzione di per sé il successo dell’impresa, ma al contrario come perseguiva e affermava Ford in quegli anni, garantire un salario più alto che avrebbe permesso l’acquisto delle sue auto e in sintesi il successo economico. Una visione quindi positiva e ottimistica, oggi in contrapposizione a quella della Germania che vede anteporre la rigidità del pareggio del debito anticipato al rilancio economico degli investimenti, quando dovrebbe essere contemporaneo, affiancato alla lotta all’evasione fiscale. Questo è apparso il punto nodale dibattuto sull’ Europa che gli intervenuti hanno sottolineato. La Malfa ne ha fatto un punto essenziale a corollario della sua esposizione, ponendo il confronto non già contro l’Euro in favore della vecchia lira, ma individuando nel sistema virtuoso e positivo delle teoria di Keynes, la strada già avviata da suo padre con la “Politica dei redditi” del 1962 , oggi attuale. Un invito che Giorgio La Malfa ha lanciato a Valdo Spini ripensando ad una comune casa ideale di un nuovo “ Partito d’Azione”.
Enrico Martelloni

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