L’espulsione unilaterale dal Psi del compagno Atlantide Di Tommaso è qualcosa di vergognoso e inaccettabile. Historia Magistrae Vitae.
Pubblichiamo un intervento di Giuseppe Ferone, fortemente critico nei confronti dell’espulsione dal PSI dell’ex segretario della Federazione romana, Atlantide De Tommaso. Pensalibero, come sempre, registra tutte le opinioni ed è aperto anche a contributi di segno opposto.
Nel XII Congresso nazionale del Psi, tenutosi a Modena nel 1911, la Federazione di Forlì, il cui segretario era un certo Benito Mussolini, contestando la decisione del gruppo parlamentare socialista di dare l’appoggio a Giolitti, allora capo dell’esecutivo, chiese con una mozione l’espulsione dal Partito dei deputati Bissolati, Bonomi, Cabrini e Podrecca, presentando un Ordine del giorno che li dichiarava espulsi dal Partito. In quel congresso, per via dei tanti voti ottenuti da quella mozione, Mussolini entrò a far parte della Direzione nazionale del Partito Socialista. Gli espulsi formeranno il Partito Socialista Riformista Italiano con il giornale “Azione socialista” come organo di stampa.
Nel XIV Congresso nazionale del Psi, ad Ancona, in un momento di particolare successo dell’ala rivoluzionaria del partito, guidata da Benito Mussolini, che nel frattempo era anche stato nominato direttore dell’Avanti, fu la volta della messa al bando dei socialisti massoni. Pensate che soltanto due anni prima, nell’XI Congresso nazionale, si celebrò l’anniversario della morte di Andrea Costa, fondatore del partito e dichiaratamente massone. Stavolta Mussolini presentò una mozione con la quale si dichiarava incompatibile la permanenza nel Partito dei socialisti iscritti alla Massoneria e se ne vietava, per chi non fosse già iscritto, una futura iscrizione. In quello stesso congresso, Giacomo Matteotti dichiarò nel suo intervento che era indegno dire alle sezioni di prendere per la schiena i compagni e cacciarli fuori. L’Ordine del giorno presentato da Zibordi-Mussolini ottenne 34.152 voti, la maggioranza assoluta. I Massoni furono espulsi.
Nel 1922 fu invece la volta dei socialisti riformisti. Nel XIX Congresso nazionale, tenutosi a Roma, la maggioranza congressuale decretò l’espulsione dal partito dell’ala riformista, rappresentata da Filippo Turati. Con lui, storico maestro del socialismo italiano, vennero espulsi anche i riformisti Claudio Treves, Giuseppe Emanuele Modigliani e l’allora giovane dirigente Giacomo Matteotti. I riformisti espulsi fondarono lo stesso anno il Partito Socialista Unitario al quale vi aderirono, tra gli altri, anche Sandro Pertini, Giuseppe Saragat e Carlo Rosselli. Incredibilmente, alle elezioni politiche del 1924, il Partito Socialista Unitario conseguì circa 423.000 voti (ossia il 5,9%) e ben 24 deputati alla Camera, e fu l’unica volta nella storia del socialismo italiano in cui una componente socialdemocratica superò in voti, percentuale e seggi, la componente ortodossa.
Questi tre congressi rappresentano per il glorioso partito socialista, un partito storicamente laico e libertario, da sempre contro ogni totalitarismo, contro ogni dittatura, interna ed esterna al partito, un periodo di medioevo. Un periodo di oscurantismo interno, per la democrazia e le libertà.
Un periodo da cancellare e da dimenticare. Un periodo che ha dato alla luce figure come quella di Benito Mussolini. Un periodo caratterizzato dall’esclusione dal partito di anime nobili come quella di Filippo Turati e di Giacomo Matteotti.
Sono stati gli anni peggiori del nostro partito. Anni di cui ci si dovrebbe vergognare. Gli errori si compiono, senza dubbio, ma essi devono servire per il futuro. Abbiamo il dovere di imparare dalla storia, anche da questi periodi bui, al fine di evitare di compierne altri gli anni a venire.
La Shoah ed il periodo fascista in Italia hanno portato gli Stati moderni a costituzionalizzare le libertà fondamentali e i diritti civili della persona umana.
Nel 2014 non è possibile assistere a simili provvedimenti all’interno di un partito che ha come sigla le parole “Socialista” ed “Italiano”. Espulsioni arbitrarie di compagni che hanno militato per decenni all’interno del Partito. Compagni da lodare e ammirare, compagni da cui imparare sempre, giorno dopo giorno, la militanza politica. Compagni che hanno dato davvero tutto per il Partito, con passione e dedizione. Compagni che hanno istruito i propri figli, trasmettendo loro gli stessi valori per cui hanno sempre lottato, ideali di libertà, giustizia sociale, dedizione al Partito, passione per la buona politica e altruismo.
Conosco il compagno Atlantide Di Tommaso personalmente, e oggi affermo di aver conosciuto una persona umile, che non ama personalismi e visibilità politica né mediatica. Ma una persona nobile d’animo e generosa, pronta sempre a scendere in prima linea per difendere la causa socialista.
Da socialista mi vergogno di una simile figura.

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