Come Aida e Radames, che raggiunsero da soli il carcere dove rimasero fino alla fine della loro vita, così i DS, dopo il congresso di Firenze, si avviano verso il PD, il loro carcere, nell’attesa della morte annunciata.
Una data fatidica, il giorno 21. Il PCI nasce a Livorno, da una scissione del Partito Socialista Italiano, il giorno 21 del mese di gennaio 1921 e muore a Firenze il giorno 21 del mese di aprile 2007. Nasce con Antonio Gramsci e muore con Piero Fassino.
Nasce per distruggere i Socialisti e muore, mentre rinasce il Partito Socialista Italiano.
Il “Muro di Berlino” cade e trascina con se il comunismo europeo. In Italia, i comunisti, per sopravvivere, si camuffano sotto diverse sigle e denominazioni, ma alla fine, sfiancati, cedono e lasciano il campo libero al Partito Socialista Italiano.
I post comunisti, ora DS, sì autoannullano dopo aver confessato gli errori politici commessi contro i socialisti, prima e dopo la fine della guerra fredda tra oriente ed occidente e durante l’infausto periodo di “mani pulite”. Loro, i DS, hanno dichiarato che Nenni ha avuto ragione, nel 1956, a prendere le distanze da Mosca, che Bettino Craxi è stato uno statista, che ha dato lustro all’Italia, che è stato un errore storico aver trascurato la matrice socialista, come dice Luciano Violante. Alla fine, non si sceglie un rientro nella casa paterna, ma l’eremo per morire in anonimato.
Al 4° Congresso, tenutosi a Firenze, i DS sono arrivati lacerati al proprio interno, senza un programma di governo della sinistra, ma con una volontà di creare le condizioni per conservare a tutti i costi il potere, non più riconosciuto dalla maggioranza della popolazione.
Fassino, alquanto frastornato dagli avvenimenti congressuali, non ha saputo rintuzzare politicamente i compagni onorevoli che hanno abbandonato il partito. Si è detto contrario alla scissione di Mussi. Ha speso poche parole sull’apparente ritrovata intesa tra D’Alema e il rivale Veltroni. Tutto qui. A questo punto, è difficile capire il significato e la natura del pianto di Fassino, alla fine del congresso. Pianto di gioia? Di dolore per la triste fine politica dei DS? Ai posteri l’ardua sentenza!
Il corso della storia sul comunismo italiano è terminato. Ora spetta al socialismo laico, riformista, democratico, liberale e libertario riprendere il dialogo con le categorie più deboli, più indifese, per capire e soddisfare i loro bisogni. Spetta ai socialisti ripristinare la sovranità popolare, ad incominciare dalla riforma della legge elettorale, da quella sul lavoro, sulla sicurezza sociale, sulla tutela dei giovani, sulla scuola e sulla mala sanità.
Il riferimento socialista non deve riguardare quelli dello SDI e del NPSI. Bisogna comprendere tutte le realtà socialiste rimaste fedeli al socialismo che ha caratterizzato la storia di più di un secolo, in favore della crescita e dello sviluppo dell’Italia.
La prima vera riforma che impegnerà i socialisti deve essere quella di affidare ai giovani, preparati culturalmente, onesti e gelosi dell’ideologia socialista, il futuro politico del partito che sa guardare oltre i naturali confini nazionali: l’Europa e il Terzo Mondo.
Domenico Civitano

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